«L’editoria si sta preparando a navigare in un mare agitato»

L’intervista

Difficoltà nell’approvvigionamento della carta, aiuti straordinari alla distribuzione, pacchetto media in votazione: la parola ad Alessandro Colombi, direttore generale del Gruppo Corriere del Ticino

«L’editoria si sta preparando a navigare in un mare agitato»
©CDT/Gabriele Putzu

«L’editoria si sta preparando a navigare in un mare agitato»

©CDT/Gabriele Putzu

Il 31 dicembre scadono gli aiuti straordinari alla distribuzione dei giornali concessi dalla Confederazione durante la pandemia. Che cosa significa per gli editori? E quali sono le prospettive per il prossimo anno?

«Il Corriere del Ticino, come molti altri piccoli e medi editori, ha ricevuto un sussidio straordinario alla distribuzione nel corso del 2020 e per tutto il 2021. Un contributo positivo, una bella boccata d’ossigeno. È servito a parare il colpo del calo pubblicitario. Un calo che, se rapportato al 2019, è stato nell’ordine del 15-20%. Dal primo gennaio, tutti i giornali con una tiratura fino a 50.000 copie perderanno questo importante aiuto. Ma la scadenza di dicembre ha un’origine precisa».

Quale?

«Lo scorso giugno, il Parlamento ha approvato la nuova legge di sostegno ai media. Il meccanismo dei sussidi diretti avrebbe dovuto avere una durata di 7 anni. Questa legge è stata negoziata a lungo, creando anche dei dissapori a livello politico sfociati in un referendum che ci porterà a votare il prossimo 12 febbraio. Ecco che allora, per il momento, questa legge è in stand-by. Quindi per gli editori il danno è duplice: da un lato scadranno gli aiuti straordinari alla distribuzione, dall’altro la nuova legge - se va bene - non verrà implementata prima del 2023».

La nuova legge è stata criticata da più parti, perché arricchirebbe i giganti dell’editoria. È d’accordo con questa lettura?

«Da un certo punto di vista comprendo lo spirito del referendum. Gli aiuti si applicano ai piccoli, ai medi e ai grandi editori che rispettano determinate regole. Ma se si osservano i conti economici dei giganti dell’editoria, ci si accorge che la fetta più corposa dei margini operativi non deriva da attività editoriale. Ringier o TX Group hanno saputo sfruttare, con merito, i loro numeri in termini di lettorato per sviluppare prodotti di marketplace: pensiamo ad Immoscout, Autoscout o Ricardo. Attività che hanno elevati margini operativi e che compensano i margini ridotti dell’editoria tradizionale. Tuttavia, un piccolo-medio editore non ha la massa critica per sviluppare questo tipo di attività. Dunque la nuova legge va sì a favore dei grandi, ma soprattutto dà un aiuto vitale ai piccoli-medi. In caso di bocciatura in votazione popolare, infatti, rischiamo di dover assistere a nuove scomparse nel panorama svizzero dell’editoria con un conseguente ed ulteriore impoverimento dell’offerta informativa del Paese».

Alessandro Colombi, direttore generale del Gruppo Corriere del Ticino.
Alessandro Colombi, direttore generale del Gruppo Corriere del Ticino.

Sempre nel 2022, la Posta aumenterà le tariffe previste per la distribuzione dei giornali. Insomma, l’orizzonte non sembra molto promettente.

«È una sorta di tempesta perfetta, sì. La Posta, come detto, ha già comunicato un aumento delle tariffe. Ci troveremo dunque in mezzo alla burrasca, e dovremo cercare di navigare in un mare davvero molto agitato».

Come se non bastasse, da mesi il mondo intero fa i conti con la crisi delle materie prime. Per gli editori, la preoccupazione è legata al prezzo e alla scarsità della carta.

«Fortunatamente abbiamo un lettorato ancora molto legato al cartaceo. Ma questa materia prima ha subito un rincaro dal 30 al 50% negli ultimi tre mesi. Ci aspettiamo che tensioni sul mercato della carta siano ancora presenti nei primi mesi del prossimo anno. Ma oltre al prezzo, come visto, ci sono anche le difficoltà di approvvigionamento. Il Corriere del Ticino ha delle riserve ma bisogna prestare attenzione: navighiamo a vista valutando giornalmente la foliazione più adeguata. Questa situazione è dovuta certamente alla pandemia. Alcune cartiere hanno avuto difficoltà e l’e-commerce è esploso; con quest’ultimo la richiesta di cartoni per gli imballaggi che richiedono nel processo produttivo la stessa materia prima, la carta riciclata, utilizzata per la produzione della carta per la stampa dei giornali. Da qui la relativa tensione sul mercato sfociata in un balzo dei prezzi e una scarsa disponibilità».

Guardiamo al futuro. Il costo dell’abbonamento al Corriere del Ticino crescerà per il secondo anno consecutivo, una prima storica. Anche la tariffa AVS subirà un aumento. Perché?

«Abbiamo un conto economico da difendere e questo non può essere fatto solo con la pubblicità. Una voce molto importante del nostro bilancio sono gli abbonamenti. Aumentarne il prezzo è una misura dolorosa ma inevitabile anche se, ricordo, l’abbonamento al CdT è ancora uno dei più convenienti a livello svizzero. Per quanto riguarda la tariffa AVS, questa appartiene ad altre condizioni di mercato vissute nel passato e che non sarà più possibile rivivere. A malincuore ci siamo visti costretti ad alzare anche questa tariffa».

Quali novità troveranno i lettori il prossimo anno?

«Noi puntiamo sull’informazione di qualità, come sempre. Ma l’informazione di qualità ha un costo, non possiamo più permetterci di offrirla gratuitamente. Nel corso del nuovo anno, indicativamente nel secondo trimestre, introdurremo una nuova offerta digitale per cdt.ch il cui modello di business sarà inevitabilmente incentrato sugli abbonamenti ma che, come già avviene oggi, dovrà essere ancora più ricca di contenuti di qualità arricchiti dal multimediale che oggi la tecnologia permette di abbracciare».

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