L’importanza di questa settimana per vincere la battaglia in Ticino

CIFRE E PROSPETTIVE

Entriamo in sette giorni forse cruciali nella lotta al coronavirus, con l’obiettivo di appiattire viepiù la curva epidemiologica - Fondamentale sarà continuare a rispettare i provvedimenti adottati dalle autorità ed evitare i contatti sociali: stiamo a casa

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Ventidue decessi e 131 nuovi casi di contagio in Ticino. Questo il bilancio del weekend, che ha portato il totale a 177 morti e 2.508 persone infette. Rispetto alla settimana precedente, quella conclusasi ieri è stata «meno peggio» sotto tre aspetti. In primo luogo le persone che hanno contratto il coronavirus tra il 30 marzo e il 5 aprile sono state complessivamente 671; sette giorni prima erano state 898. Il dato supera di poco quello registrato tra il 16 ed il 22 marzo (648). I provvedimenti adottati dalle autorità per debellare la malattia sembrano dunque dare i primi frutti. Così come il rispetto di queste misure da parte della maggioranza della popolazione: i cittadini stanno evitando i contatti sociali, un comportamento imprescindibile per finalmente appiattire la curva epidemiologica. Secondariamente sono diminuiti, pressoché in modo costante, i ricoveri; passati dai 402 del 29 marzo ai 362 di ieri (-40), con l’eccezione del 30 marzo quando erano saliti a 415. In terzo luogo è man mano cresciuto il numero dei pazienti dimessi. Il 31 marzo erano, complessivamente, 202. Ora sono 340 (+138). Rimane invece praticamente stabile, dopo la crescita annoverata tra il 29 e il 30 marzo (da 69 a 75), quello dei pazienti in terapia intensiva; attualmente sono 74. Attorno alla disponibilità di posti letto nelle cure intense si è molto dibattuto, in Ticino, dall’inizio dell’emergenza. Per fortuna la soglia di allarme non è finora stata superata.

Lacrime per chi ci ha lasciato

L’unico dato in controtendenza, purtroppo, è quello relativo alle morti. Nella settimana che ci siamo lasciati alle spalle sono aumentate di 84, arrivando a 177. Il dottor Christian Garzoni, direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco, intervistato negli scorsi giorni dal CdT, era stato chiaro su questo punto: «Purtroppo temo che quella del numero dei decessi sarà l’ultima cifra che vedremo scendere. È duro da dire ma occorre essere realisti e la curva dei decessi è sempre in ritardo rispetto a quella dei nuovi casi. L’esperienza che deriva dai dati cinesi porta a prevedere decessi fino a tre settimane dopo la concentrazione di casi di COVID-19».

L’andamento in marzo

Dal 25 febbraio scorso (il primo caso in Svizzera era capitato proprio in Ticino) abbiamo assistito ad un crescendo della propagazione del coronavirus che il Consiglio federale ed il Governo hanno tentato (e ancora lo stanno facendo) di contrastare, introducendo tutta una serie di limitazioni per i cittadini e per l’economia. La situazione, a Sud delle Alpi, è peggiorata nel mese di marzo. Dapprima l’aumento dei contagi era stato ancora contenuto (57 casi tra il 2 e l’8 marzo), ma poi si è subito capito che più si andava avanti più il quadro sarebbe diventato buio. Infatti tra il 9 ed il 15 marzo vi era stato un primo boom (233 persone infette), seguito tra il 16 (giorno in cui sono state chiuse pure le scuole dell’obbligo) ed il 22 da un secondo (648). Per arrivare a settimana scorsa dove l’esplosione di nuovi contagi era stata decisamente importante (898), nonostante dal 23 marzo siano chiuse le attività commerciali e produttive non essenziali. Come detto nelle prime righe, la settimana conclusasi ieri - dal punto di vista delle infezioni - è stata migliore (671), per quanto si possa utilizzare questo aggettivo nell’attuale situazione di crisi.

Attenersi alle restrizioni

La curva si sta appiattendo? Pare di sì, sarebbe stato preoccupante il contrario, considerando le misure restrittive in vigore. La speranza, adesso, è che inizi a scendere giorno dopo giorno. Lentamente, come hanno sempre affermato gli specialisti. Sarà fondamentale continuare a seguire gli appelli delle autorità, armarsi di buonsenso e rispettare le norme igieniche e di distanza sociale che ormai tutti conosciamo. «Uniti ce la faremo», ha più volte ribadito il Consiglio di Stato. Facciamolo.

Il dato di oggi, lunedì, sarà significativo per avere un’idea di quello che potrebbe essere l’andamento dei prossimi sette giorni. Non tanto per quanto riguarda il numero dei nuovi contagi (si sa, infatti, che il dato del weekend dev’essere preso con le pinze: vengono effettuati meno test), ma innanzitutto per l’evoluzione dei pazienti ricoverati negli ospedali dedicati al COVID-19. Se si dovesse confermare la diminuzione (e l’aumento delle dimissioni dalle strutture sanitarie) ecco che forse nel cielo metaforicamente plumbeo del nostro Cantone potrebbe far capolino qualche raggio di sole. Che ci consenta di guardare al futuro con un pizzico in più di ottimismo. Non è pertanto un caso che il Governo, venerdì, abbia prorogato fino al 13 aprile (Pasquetta) le restrizioni. La settimana entrante è decisiva e serve un ulteriore sforzo dei ticinesi per vincere la battaglia.

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