«La gente ora esce: è il momento delle mascherine»

Pandemia

Mattia Lepori, vice capo area medica EOC, parla dei dispositivi di protezione: «Sono uno strumento importante, soprattutto nei luoghi chiusi: finora sono state sottovalutate, perché le persone circolavano poco»

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A fine gennaio, Giorgio Merlani ci diceva: «Questa corsa alle mascherine ha creato delle difficoltà alle strutture sanitarie che faticano ora a reperirle. È possibile decidere di farsi una scorta a casa ma allo stato attuale alla popolazione non servono». Sono passati quattro mesi, da allora, e il mondo sembra quasi aver cambiato aspetto. Ma stiamo ancora parlando di loro, delle mascherine. Oggi sono diventate uno strumento più facilmente reperibile ma soprattutto hanno acquisito un ruolo chiaro, come indicato in fondo sin dall’inizio dal piano pandemico nazionale. È questo il momento per avere e usare le mascherine. Mattia Lepori, vice capo area medica EOC, rappresenta l’ente nello Stato maggiore: «Forse ci sono state delle ambiguità riguardo l’utilità di questa misura. Per questo va ribadito: portare la mascherina in determinate situazioni - alla pari del rispetto delle distanze e dell’igiene delle mani, misure queste che non tutti ancora hanno integrato - fa parte della strategia di contenimento del virus. L’utilizzo della mascherina rappresenta uno strumento importante, sin qui sottovalutato, specie in alcuni luoghi chiusi; penso principalmente ai mezzi pubblici. È comprensibile attenersi ancora a vecchie abitudini, e allora proprio per questo, in questo momento, dove non sappiamo cosa ci aspetta, tra tante ipotesi, va richiamata la prudenza». Lepori parla di ambiguità attorno al ruolo delle mascherine. Un’ambiguità di cui parliamo sin da quei giorni di gennaio. Eppure il piano pandemico è sempre stato chiaro. «Il messaggio importante infatti è proprio che è questo il momento in cui è importante indossarle. Prima, al di là del personale sanitario e di chi lavorava a stretto contatto con altre persone, si circolava poco e quindi la mascherina non era così centrale. Adesso la gente esce di più, ha ricominciato ad andare nei negozi e ad utilizzare i mezzi pubblici. E poi ora le mascherine si trovano, mentre due mesi fa erano difficili da trovare. Adesso è il momento di adoperarle». L’impressione è che tra i firmatari qualcuno avrebbe anche preferito che la politica dettasse un obbligo di utilizzo. Altro che le raccomandazioni. Lepori: «Da medico, istintivamente, avrei potuto ritenere utile un obbligo. Ma partecipo ai lavori dello Stato maggiore e sono conscio delle difficoltà legate al far rispettare un tale eventuale obbligo. Chi dice obbligo d’altronde dice controlli, e dice sanzioni. Davvero vogliamo vivere in uno stato di polizia? L’obbligo poi induce l’essere umano ad aggirarlo. Il nostro obiettivo invece è di mostrare l’utilità di questo strumento, puntando sulle responsabilità dei singolo». Responsabilità che devono essere più forti anche dei pudori. «Ma vergognarsi di indossare la mascherina sarebbe come vergognarsi di indossare il casco quando vado in moto. Non è il caso. Bisogna rendersi conto dell’importanza che tali protezioni possono avere». Nella lettera si parla di grandi magazzini, negozi e mezzi pubblici, ma presto verranno aperti anche altri luoghi, più ambigui, come quelli notturni. «Capisco che in discoteca è difficile utilizzare la mascherina. Per questo ognuno dovrà decidere quando esporsi al rischio e quando evitare di andare in un determinato luogo. Bisognerà comunque trovare dei compromessi, con l’asticella che dovrà però essere posta più in alto di quanto non si faccia adesso. Questa malattia d’altronde ci impone dei cambiamenti di comportamento, magari poco gradevoli, ma necessari. Per fortuna in questo momento si può godere dello stare all’aria aperta. Almeno lì la mascherina non è indispensabile».

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