La montagna fa boom

Turismo

Mentre le nostre città ancora faticano a trovare il ritmo delle migliori annate, in quota la situazione è capovolta

La montagna fa boom
La cascata della Piumogna. © CdT/Chiara Zocchetti

La montagna fa boom

La cascata della Piumogna. © CdT/Chiara Zocchetti

La Svizzera scopre di avere la montagna. Questa in sintesi la nostra estate 2020, segnata - superfluo sottolinearlo - dal coronavirus. Un’estate che in qualche modo sta ribaltando gli equilibri, accelerando tendenze e creando paradossi. Uno di questi paradossi riguarda proprio la montagna. Se ancora fino a un paio di mesi fa si temeva il peggio - una crisi estesa a ogni campo del Paese, il piano come la salita, la città come il lago e la campagna e i monti -, ora c’è qualcuno che ha scoperto di essere persino in ritardo rispetto al proprio successo. E questa dinamica dà e darà vita, giocoforza, a nuove opportunità.

Generare maggior indotto

«È bello oggi poter fare certi discorsi. Dobbiamo solo far girare il cervello e capire su quali aspetti lavorare per poter cogliere appieno questa opportunità». Roland David, sindaco di Faido si dice soddisfatto. Chi vive della montagna lo è. Al punto da esserne rimasto sorpreso. «Ci siamo fatti trovare quasi impreparati», ha poi ammesso lo stesso David. «C’è stato in effetti un forte aumento di turisti, sulle nostre montagne, con tutti i pro e i contro della situazione - ha sottolineato Luca Bianchetti, presidente dell’OTR Bellinzonese e Alto Ticino - Possiamo però dire che il turista svizzero tedesco e il turista romando hanno riscoperto le valli ticinesi. I feeback sono molto positivi dall’intero settore». Già, i romandi, la vera novità, uno degli obiettivi su cui puntava quest’anno la stessa Ticino Turismo. «Una novità - ha aggiunto - Poi non recupereremo quanto perso con il lockdown, ma la speranza è che si riescano a fidelizzare i turisti di oggi anche per il domani». Ancora David spiega: «La stagione turistica sta andando molto bene per quanto ci riguarda. C’è tanta gente, con una maggiore affluenza nelle residenze secondarie e con un aumento del turismo di giornata. Ora la questione è di riuscire a generare un maggiore indotto sulla base di questa crescita. C’è da lavorare». Molto cercati, stando a Bianchetti, sono in particolare i rustici. E poi si vedono tanti campeggiatori, che riempiono strade e parcheggi delle valli. Come gestirli?

La mancanza di strutture

Le strutture ticinesi, sollecitate, mostrano qualche limite. È una questione di numeri, non di qualità. «È il nostro handicap», ammette Bianchetti. E David gli fa eco: «I sovraffollamenti generano anche qualche problema, anche di maleducazione magari, ma in effetti si fa sentire la mancanza di strutture che fino a ieri non sembravano strettamente necessarie. Oggi lo sono. Per questo dobbiamo impostare delle misure provvisorie, per quest’anno, e poi pensarle meglio per il futuro. È un’opportunità da cogliere, ma dobbiamo evitare che si trasformi in un boomerang». Mauro Pini, direttore di Valbianca, sottolinea un aspetto: «È un problema che riguarda forse più il fondovalle. La questione delle strutture è stata sottovalutata. Nel canton Uri sono stati creati diversi nuovi posti per i camper proprio in vista di quella che sarebbe potuta essere questa stagione. Qui mancano i camping alpini, per cui vengono a crearsi i campi selvaggi, e di conseguenza ecco possibili episodi di maleducazione, di littering. Chi si è organizzato, anche in privato, oggi sta facendo affari».

La preoccupazione

Bianchetti e David riconoscono che tra i residenti inizia a serpeggiare anche una certa preoccupazione, di fronte all’aumento della maleducazione appunto e del traffico. Bianchetti: «Da una parte siamo contenti, perché questo boom equivale a una ventata di aria fresca per molti settori del turismo che erano in crisi, ma dall’altra ammetto che siamo anche un po’ preoccupati». E David aggiunge: «Stanno cambiando un po’ le cose, in un territorio che abitualmente era più tranquillo. In particolare stanno arrivando turisti che fino a oggi della montagna non si interessavano più di tanto. Ecco allora che è nostro compito anche educare i nuovi turisti. Dovremo lavorare quindi anche e di nuovo sulla sensibilizzazione dei nostri ospiti, far capire loro che arrivano in un comparto naturale dal grande fascino ma anche particolarmente sensibile». Sull’educazione interviene anche Mauro Pini: «Non è che manchi educazione, manca piuttosto la capacità di conoscere i propri limiti. Sto notando come sempre meno gente sia capace di leggere una cartina cartacea , pianificando la propria uscita. Ci sono ospiti che arrivano in cima con la funivia, chiedendo soltanto a quel punto dove siano i sentieri. Bisogna insomma informarsi meglio, pianificare tempi e lunghezze di una passeggiata: mancano le nozioni di base, questo sì».

Imparare a reagire meglio

In tutti i casi, il cantone è confrontato a un’enorme opportunità. Torniamo a battere lì. Lo stesso Pini aggiunge: «C’è chi addirittura reagisce lamentandosi della presenza di troppi svizzero tedeschi. Ma scherziamo? Non ci rendiamo conto che ogni turista ci porta benessere. Sta a noi organizzarci, offrendo strutture adeguate. Dobbiamo imparare a reagire meglio, prendendo consapevolezza del fatto che il turismo ha un impatto a 360 gradi sulla nostra società, non soltanto in favore degli operatori turistici, non soltanto di chi ha un albergo o una funivia. Questo deve essere l’insegnamento più grande da mettere a fuoco. Gli indotti vanno al di là di una cena o di un pernottamento. Dobbiamo cambiare il paradigma, la nostra mentalità». Roland David infatti dice: «Il territorio l’abbiamo, la risorsa c’è, bisogna fare in modo che ci sia anche il contorno. E proprio su questo stiamo lavorando».

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