La nuova normalità dei bambini: «Giochiamo in giardino e col papà»

Asili e scuole chiusi

Felici perché quasi in vacanza o tristi in quanto non possono vedere i loro amici? Come vivono i più piccoli questo anomalo momento? - Abbiamo cercato di scoprirlo chiedendolo direttamente a loro e facendoci spiegare cosa ci sia di diverso rispetto al solito

La nuova normalità dei bambini: «Giochiamo in giardino e col papà»
© CdT/Gabriele Putzu

La nuova normalità dei bambini: «Giochiamo in giardino e col papà»

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I bimbi più piccoli vivono questo momento come una vacanza. Per fortuna sono al riparo dal destabilizzante stravolgimento della normalità con cui ci stiamo confrontando, brutale in quanto mai come quando ti viene tolta, la libertà di cui godiamo solitamente si rivela in tutta la sua preziosità.

Questa è la credenza comune fino a pochi giorni fa, anche la nostra. Fino a quando abbiamo visto con i nostri occhi dei parchi gioco recintati con del nastro bianco e rosso. Sapevamo che i Comuni stavano tutti progressivamente chiudendo i parchi e le aree pubbliche. Ma vederlo è diverso. Pensare che i bambini non possano più giocare e divertirsi con i loro amici e che non potranno farlo per settimane è strano e angosciante. È per questo che abbiamo pensato di chiedere proprio ai bambini piccoli che normalmente frequentano l’asilo (e a qualcuno di un po’ più grandicello) come stanno vivendo questo momento. Lo abbiamo fatto con delle domande semplici: «Perché non vai all’asilo in questi giorni? Ci sono altre cose che non puoi fare? Ti piace stare a casa?». Domande trasmesse rigorosamente per messaggio, con l’aiuto delle mamme. Alcune risposte erano scontate, altre forse vi stupiranno, perché i bambini sono flessibili e hanno priorità diverse dalle nostre e forse, in una situazione come questa, possono anche ispirarci.

Vetri colorati e mal di piedi

Tutti hanno la tosse, la febbre e il mal di pancia e il mal di piedi - spiega ad esempio Thomas, che ha 3 anni - Tanti bimbi erano malati e l’asilo è chiuso». Thomas però non è triste, i suoi amici non gli mancano, almeno non ancora, e ce lo spiega con parole sue: «Non mi mancano perché noi abbiamo colorato i vetri». Quando dice noi, Thomas si riferisce a lui e ai suoi genitori, che in questi giorni sono a casa molto di più e si sbizzarriscono a organizzare svariate attività, anche in giardino. «Papà, papà», grida infatti Thomas prima di scappare via, e lasciare la sua mamma con il telefono in mano.

Niente compleanno

«Perché non puoi andare all’asilo?», domandiamo ad Anna, 5 anni ieri. «Perché c’è il coronavirus - risponde candida, come se sapesse davvero di cosa si tratta - Dobbiamo lavare le mani sempre, tossire sul gomito e quando si è malati stare a letto». Anna ci racconta anche quali sono le cose che in questi giorni non può fare, e il riferimento al suo compleanno è quasi scontato: «Non si può più invitare gli amici, andare all’asilo, stare vicino agli altri e non posso fare la festa per il mio compleanno. Però la mamma e il papà mi hanno detto che la faccio a giugno, se non c’è il coronavirus». Qualcosa che può fare e che le piace tanto però c’è: «Stare in casa e in giardino. Posso giocare di più con il papà e lavorare in giardino».

Lisa, la sorellina di 3 anni, le fa eco: «Non si possono fare il compleanno e i regali. Ma sono felice perché il papà e la mamma sono a casa con me e posso stare tanto in giardino».

I nonni e Super Mario

«Non posso andare all’asilo perché c’è questo virus e allora l’asilo è chiuso - riassume Vanni, 5 anni, che non pensa tanto agli amici che non può vedere, ma ai nonni - e dai nonni non posso andare perché sono ammalati, no anzi non sono ammalati ma se mi avvicino a loro viene questo corona». A illustrare meglio come Vanni stia vivendo il momento, è però probabilmente l’ultima frase che resta registrata nel messaggio vocale che ci ha inviato la sua mamma: «Papà giochiamo a Super Mario?». La caratteristica più speciale di questa situazione, quella che la rende bella agli occhi dei bambini - in questo caso a Vanni - sembra essere la presenza del papà.

Naturalmente c’è anche chi sente la mancanza degli amici: «Voglio rivedere Elisa e Matthias - dice Mia, 4 anni - Durante il giorno disegno molto ma vorrei poter andare sull’altalena grande che c’è al parco giochi». Ai parchi gioco chiusi pensa anche Gioele, che di anni ne ha 8: «Non andare a scuola va abbastanza bene, ma hanno chiuso i parchi e tutto, quindi è brutto perché non si può andare da nessuna parte». Giacomo (10 anni) è ancor più pragmatico: «Come organizziamo le giornate? Facciamo i compiti, giochiamo in giardino, ai videogiochi e guardiamo un po’ di tv. La cosa che mi manca di più della vita di prima è giocare con gli amici, mentre quella che mi manca di meno è la scuola».

Contatti virtuali con i parenti

Mentre parliamo con una madre, sentiamo Alice che ripete «Nonno? Nonno?». A 2 anni ha già collegato l’immagine della mamma al cellulare con una telefonata ai nonni. E Greta (4 anni) mentre ci congediamo da un’altra mamma dice: «Adesso chiamiamo i nonni con Skype?». La tecnologia, insomma, può farci sentire vicini anche se lontani.

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