La sperimentazione del vaccino potrebbe riguardare anche il Ticino

la lotta al virus

La Svizzera lavora a un accordo con la statunitense Moderna - Possibile coinvolgimento dell’EOC

La sperimentazione del vaccino potrebbe riguardare anche il Ticino
©EPA/DIEGO AZUBEL

La sperimentazione del vaccino potrebbe riguardare anche il Ticino

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La Svizzera sta per concludere un contratto di acquisto di un vaccino contro il nuovo coronavirus con la società statunitense Moderna. La conferma è stata data martedì sera all’emittente svizzerotedesca SRF da Pascal Strupler, direttore dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Moderna - che collabora con l’elvetica Lonza – «sarà probabilmente la prima azienda a produrre un vaccino contro il SARS-CoV-2. E con questo contratto, lo otterremo molto rapidamente», ha detto Strupler nel corso della trasmissione «Club». La conclusione dell’accordo di acquisto sarebbe una questione di «poche ore», ha precisato il direttore dell’UFSP senza però dare informazioni sul prezzo che la Svizzera ha assicurato contrattualmente a Moderna per il vaccino. «Se l’accesso al farmaco è assicurato, è anche probabile che la Svizzera partecipi ai test», ha aggiunto. Negli scorsi giorni il domenicale «NZZ am Sonntag» aveva rimarcato la «lentezza» svizzera, che rischia di mettere e rischio i test del vaccino americano.

Fase di valutazione

E proprio in questa fase di test (lo studio del vaccino americano è entrato nella terza fase di sviluppo, ndr) verrebbero coinvolti sei ospedali svizzeri tra i quali, ci spiega il professor Alessandro Ceschi, direttore dell’Istituto di scienze farmacologiche della Svizzera italiana, anche l’Ente ospedaliero cantonale. Per ora il condizionale è d’obbligo in quanto per poter partire con una sperimentazione di questo livello occorrono fondi a sei zeri. In questo senso, l’UFSP deciderà a giorni se sbloccare o meno un credito di 8 milioni di franchi destinato proprio a questa delicata fase. Nel caso in cui questa collaborazione si dovesse concretizzare, la sperimentazione coinvolgerebbe un migliaio di volontari in Svizzera e circa duecento in Ticino. «Attualmente siamo ancora in una fase di valutazione preliminare, dopo aver avuto i primi contatti con il centro coordinatore del Tropeninstitut di Basilea», spiega Ceschi. «In ogni caso da ciò che abbiamo potuto vedere fin ora si tratta di uno studio importante, accurato e di elevata qualità». Insomma, per la Svizzera e il Ticino è un’occasione da non perdere. Partecipare a questa fase porterebbe infatti a diversi benefici. «Per prima cosa c’è il contributo scientifico concreto che il Paese darebbe in termini di tempistica per lo sviluppo del vaccino. Un altro beneficio lo si riscontrerebbe a livello di rete di grandi ospedali svizzeri, che collaborerebbero come centri di ricerca clinica, potenzialmente aprendo anche le porte ad eventuali ulteriori studi con altri vaccini». Infatti, «a livello globale quello della Moderna non è l’unico che si sta testando», spiega Ceschi. «Attualmente ce ne sono oltre una ventina in fase di test sull’uomo, sei dei quali sono in fase avanzata». Non da ultimo, «duecento volontari ticinesi potrebbero già beneficiare di questo vaccino in un contesto altamente controllato come quello di uno studio clinico».

Ci vorrà del tempo

Le notizie che si susseguono in questi giorni non devono però generare facili entusiasmi. «Non si tratta di uno studio della durata di pochi giorni», avverte il direttore dell’Istituto di scienze farmacologiche della Svizzera italiana. «Durerà parecchi mesi, perché è molto dettagliato e focalizzato sia sull’efficacia che sulla sicurezza». Non va inoltre dimenticato che uno studio può concludersi anche con un nulla di fatto, ovvero con un vaccino inefficace. Ma per quanto riguarda la lotta al SARS-CoV-2, conclude il professor Ceschi, le premesse sembrano al momento incoraggianti: «Come detto alcuni vaccini si trovano già in una fase avanzata e alcuni di essi sono stati in grado di generare una risposta immunitaria notevole in assenza di effetti collaterali maggiori». Ovviamente non c’è nessuna garanzia e la strada è ancora lunga, ma i segnali sono promettenti. E anche il Ticino potrebbe presto dare il proprio contributo.

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