La stretta sulle naturalizzazioni presto sui banchi del Gran Consiglio

Ticino

Le prestazioni assistenziali percepite negli ultimi 10 anni potrebbe diventare un criterio per la concessione della cittadinanza - La maggioranza della Commissione giustizia e diritti invita ad approvare un’iniziativa di Nicholas Marioli (Lega) che propone questo criterio

La stretta sulle naturalizzazioni presto sui banchi del Gran Consiglio
© CdT/Archivio

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La scorsa domenica il canton Argovia ha deciso di inasprire le condizioni per ottenere la cittadinanza svizzera. Con il 64,8% di «sì», i votanti hanno approvato una nuova legge in che introduce un periodo di attesa di 10 anni per chi avesse beneficiato dell’assistenza. Questo tema tocca da vicino anche il Ticino: nella sua prossima seduta il Gran Consiglio si chinerà infatti sull’iniziativa parlamentare generica – presentata il 21 gennaio 2019 dall’allora deputato leghista Nicholas Marioli (e ripresa dai colleghi Omar Balli e Sem Genini per il gruppo della Lega) – che chiede l’inserimento del criterio di rimborso delle prestazioni assistenziali percepite negli ultimi dieci anni nella Legge sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale.

A livello federale

Il 15 febbraio 2018 sono entrate in vigore le modifiche previste nell’Ordinanza sulla cittadinanza svizzera, a seguito delle nuove disposizioni della Legge federale in materia di naturalizzazioni. Le stesse prevedono un periodo d’attesa di 10 anni, ma i Cantoni hanno la possibilità di prevedere delle misure più restrittive nella propria legge cantonale. Una via, questa, percorsa da Argovia (dove la legge era stata approvata dal Parlamento e contestata tramite referendum, ndr) così come dai Grigioni.

Il parere della Commissione

Lo scorso 3 febbraio la maggioranza della Commissione giustizia e diritti ha sottoscritto il rapporto del relatore Giorgio Galusero (PLR) che invita il Gran Consiglio a voler modificare la legge inserendo il criterio del rimborso delle prestazioni assistenziali percepite negli ultimi dieci anni per l’ottenimento della cittadinanza cantonale.

«Attualmente il Ticino applica il minimo previsto dall’ordinanza federale sulla cittadinanza svizzera», ha sottolineato la Commissione, la quale ritiene che «un periodo di tre anni sia insufficiente per valutare l’idoneità di una persona che richiede la naturalizzazione». Il rapporto cita anche la giurisprudenza del Tribunale federale, che ha confermato il diniego del rinnovo di un permesso di dimora di un richiedente indebitato e dipendente dagli aiuti sociali: «Se la massima autorità federale ha sancito il mancato rinnovo di un semplice permesso di dimora, a maggior ragione in materia di naturalizzazione si deve essere più restrittivi».

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