La tassa di collegamento sarà realtà nel 2025

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È quanto propone al Gran Consiglio la Commissione gestione e finanze, che ha firmato un rapporto unico per evadere diversi atti parlamentari - Il Governo dovrà chiarire quali obiettivi intende raggiungere con la misura - Il plenum si esprimerà a febbraio

La tassa di collegamento sarà realtà nel 2025
© CdT/Gabriele Putzu

La tassa di collegamento sarà realtà nel 2025

© CdT/Gabriele Putzu

Da mesi in Commissione gestione e finanze si discute di un annoso dossier: la «famosa» tassa di collegamento, approvata da una stretta maggioranza dei ticinesi in votazione popolare nel giugno del 2016. Da tempo, viste le conseguenze economiche della pandemia, si cercava infatti un compresso sulla sua entrata in vigore dopo il via libera del Tribunale federale, che il 25 marzo del 2020 aveva respinto i 19 ricorsi inoltrati contro il «balzello sui posteggi». Ricordiamo, inoltre, che da oltre un anno erano pendenti in Gestione diversi atti parlamentari - presentati tutti in piena pandemia, nell’aprile 2020 - per chiederne il congelamento o addirittura l’abrogazione. Tra questi figurava un’iniziativa targata UDC per l’abolizione della tassa; una mozione del PPD per il suo congelamento e infine una mozione del PLR per sospenderla fino al termine dell’emergenza COVID e non prima del 2025. E lo stesso Governo aveva deciso di non inserire il balzello a Preventivo 2022 e, dunque, di rimandarne l’entrata in vigore a un periodo più favorevole. Ora, come anticipato a metà dicembre dal CdT, a livello commissionale si era pian piano fatta avanti la proposta di far slittare il suo «debutto» al 1. gennaio del 2025. Un accordo in questo senso è stato trovato proprio ieri e di conseguenza il Gran Consiglio ne discuterà a febbraio.

Gli obiettivi

In estrema sintesi, il rapporto firmato dai commissari (relatrice la socialista Anna Biscossa), prevede innanzitutto l’entrata in vigore della tassa il 1. gennaio del 2025. Tuttavia, la Gestione chiede pure al Governo «di stabilire e rendere noti almeno sei mesi prima dell’entrata in vigore gli obiettivi qualitativi e quantitativi da raggiungere alla fine dei tre anni di monitoraggio». Parte della Commissione temeva infatti che non vi fossero criteri sufficientemente precisi per valutare la tassa dopo il periodo di prova. A questo proposito, l’Esecutivo ha già attribuito un mandato esterno a una ditta di Zurigo per la creazione di un sistema di monitoraggio e valutazione dei risultati ottenuti. Ricordiamo, inoltre, che dopo tre anni dalla sua introduzione, il Parlamento dovrà esprimersi sull’efficacia della misura. Lo stesso Tribunale federale aveva infatti specificato che la tassa risulterebbe illecita se non dovesse essere in grado di perseguire i suoi obiettivi.

Le esenzioni

Ma c’è un altro punto su cui la Gestione ha voluto insistere: le esenzioni per determinate categorie di persone. Nel rapporto viene infatti spiegato che la «Gestione esprime la sua preoccupazione per le ricadute della tassa di collegamento su alcune particolari categorie di utenti che o perché particolarmente fragili a livello finanziario (come le persone in assistenza che seguono un percorso di reinserimento lavorativo) o perché lavorando di notte o in orari particolari (come i lavoratori a turno) di fatto non possono beneficiare dei trasporti pubblici e quindi sono obbligati a utilizzare il mezzo privato in quanto lo stesso è l’unico disponibile». Pertanto, la commissione chiede al Consiglio di Stato «di inserire, nell’ambito della redazione del Regolamento di applicazione della Legge stessa, le indicazioni necessarie, per quanto possibile, per chiedere ai proprietari dei posteggi di esonerare queste particolari categorie di utenti dal riversamento agli stessi dei costi generati dalla tassa di collegamento». In pratica, non è possibile esentare particolari categorie dalla tassa perché a pagarla sono i proprietari e non gli utenti dei posteggi, ma la Commissione chiede comunque di fare il possibile affinché i proprietari stessi prevedano alcune eccezioni. Nel rapporto viene infine precisato anche un altro aspetto importante. Anche se il «balzello» non dovesse raggiungere i suoi obiettivi dopo tre anni dall’introduzione, e quindi dovesse decadere, «non potrà essere previsto un meccanismo di restituzione automatica di quanto incassato».

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