IL PROCESSO

Lanzillo: «C’erano altri modi per aiutare i migranti»

La procuratrice pubblica ha chiesto la conferma della condanna per l’ex deputata Lisa Bosia Mirra, che nel 2016 fece entrare illegalmente 24 profughi - Per la difesa, l’entrata illegale non c’è stata

Lanzillo: «C’erano altri modi per aiutare i migranti»
Foto archivio CdT

Lanzillo: «C’erano altri modi per aiutare i migranti»

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(Aggiornato alle 15.15 con gli ultimi tre paragrafi) Lisa Bosia Mirra è tornata oggi in aula penale. Si è infatti aperto questa mattina a Locarno il processo d’appello per la ex deputata socialista e fondatrice dell’associazione Firdaus, condannata in primo grado nel 2017 a una sanzione pecuniaria sospesa di 80 aliquote giornaliere – per un totale di 8.800 franchi – e a una multa di 1.000 franchi per aver aiutato, nel 2016, 24 profughi eritrei e siriani ad entrare illegalmente in Svizzera. Bosia Mirra, ricordiamo, in 5 occasioni ha in sostanza fatto da «staffetta» lungo i valichi incustoditi di San Pietro di Stabio e di Novazzano-Brusata, mentre in altre 4 occasioni avrebbe invece fornito ai clandestini un altro supporto logistico facilitandone il viaggio o il soggiorno irregolare.

In primo grado, il giudice Siro Quadri aveva sì tenuto conto del «sentimento umanitario» dell’imputata, ma non aveva riconosciuto l’attenuante dei «motivi onorevoli», né quella del «pericolo imminente» per la vita dei migranti. Quadri inoltre anche evidenziato la necessità di applicare la legge sugli stranieri, per quanto «severa».

Bosia Mirra: «Ancora oggi ricevo minacce e insulti»

Nelle prime fasi dell’interrogatorio di stamane, la giudice Giovanna Roggero-Will ha innanzitutto chiesto alla difesa come mai abbia respinto la procedura scritta per il processo d’Appello. Il legale di Bosia Mirra, Pascal Delprete, ha sostenuto che questo «è un caso sensibile, perciò abbiamo ritenuto importante che la Corte avesse contezza della signora Bosia Mirra e della sua situazione».

Situazione non facile, ha sostenuto la stessa imputata, «visto che ancora oggi ricevo minacce e insulti, sia attraverso sia i social network sia direttamente nella cassetta delle lettere. Col tempo sono diminuiti, ma gli ultimi insulti li ho ricevuti due settimane fa».

Inoltre il risalto mediatico che ha avuto la sua vicenda, ha aggiunto Bosia Mirra, «ha avuto conseguenze importanti sul mio privato e sulle mie ricerche di lavoro: preferisco non dire il nome dell’associazione per cui sono impegnata ora».

Le accuse al Gran Consiglio

La giudice ha voluto sapere anche delle sue attività politiche e Bosia Mirra ha risposto lanciando un durissimo j’accuse al Gran Consiglio, che già nella scorsa legislatura aveva annunciato che avrebbe lasciato. «La gran parte delle cose discusse in Parlamento hanno spesso poca attinenza con la vita delle persone e altrettanto spesso ci si limita a ratificare delle decisioni prese in altre sedi. La mia vicenda penale non ha influito sulla scelta di lasciare. Già dal primo giorno avevo capito che non era un posto per me».

«A Como avevo trovato situazioni gravi»

Subito dopo, si è passati alla ricostruzione dei fatti, a partire dalla situazione drammatica che si era creata alla stazione San Giovanni a Como nell’estate del 2016, in seguito alla partenza di migranti a migliaia dalle coste nordafricane. «È vero che non piovevano bombe su quei giardini, ma già la prima sera in cui andai a Como avevo trovato situazioni gravi. C’erano bambini con la scabbia e persone con le orecchie mozzate. Potrei portarvi anche le foto. Voglio ricordare il caso di una persona che ha tentato d’impiccarsi. All’inizio non ci ho creduto, perché non vedevo il segno della corda, ma dopo ho notato sul suo corpo le tracce della rianimazione in ospedale e un cartellino rosso che si mette per indicare le urgenze», ha sostenuto l’imputata.

Quanto ai rapporti con le Guardie di confine, ha affermato Bosia Mirra, «ho cercato di parlare con le autorità elvetiche per domandare quale fosse il criterio con cui lasciassero accedere alcuni alla SEM (alla Segreteria di Stato della migrazione ndr) e altri no. L’ho capito solamente a posteriori. Al momento le risposte erano vaghe». Tuttavia, ha sottolineato l’ex granconsigliera, «in alcuni casi la collaborazione con le Guardie di confine ha funzionato abbastanza bene, anche nel caso di un 15.enne con un colpo di pistola molto recente e con il braccio che si stava paralizzando. Aveva dei parenti a Ginevra». Altre volte invece delle volontarie avrebbero rischiato di essere denunciate, ha sostenuto Bosia Mirra. «Noi però cercavamo di aiutare in particolare i minorenni e i più vulnerabili».

Lanzillo: «Non si può pretendere che il reato non sussista»
Quanto al cuore della vicenda penale, ossia i trasferimenti illegali dei migranti verso la Germania, Bosia Mirra per giustificarsi ha ricordato che all’epoca esisteva un regime di “relocation” in favore di siriani ed eritrei, ma ha aggiunto che le procedure adottate dalle autorità tedesche, a suo avviso, erano farraginose, a meno di non poter fare richiesta direttamente dalla Germania.

Tuttavia la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo ha ribadito la sua richiesta di condanna. «È una pena che è già stata contenuta in una sanzione pecuniaria in virtù dell’impegno umanitario, che le viene sicuramente riconosciuto», ha puntualizzato per prima cosa la rappresentante dell’accusa. «Bosia Mirra ha avuto ragione quando, nel primo processo, ha affermato di non essere né un’eroina né una pericolosa criminale. Tuttavia non va banalizzato quanto ha fatto. C'erano altri modi per aiutare i migranti restando a Como e sapeva dei rischi che correva. Non si può pretendere che il reato non sussista», ha aggiunto la procuratrice, secondo cui «non toccava alla corte di primo grado o a questa, bensì ad altri gremi, ascoltare il grido d’aiuto che vengono da situazioni come quella che si era creata a Como. La Corte non può snaturale le leggi. Ci sono troppi valori in gioco».

Passando ai fatti, Lanzillo ha sostenuto che Bosia Mirra è stata la regista delle operazioni, organizzate fin nei più minimi particolari e istruendo anche i migranti a mentire qualora fossero stati fermati, affermando come l’incontro con chi li stava aiutando fosse fortuito e avvenuto poco prima. Inoltre, ha rilevato la procuratrice, alcuni messaggi scambiati tra i compagni di Bosia Mirra farebbero emergere come, in alcune occasioni, forse erano stati i migranti a raccontare delle bugie a loro, quanto alle situazioni in cui si trovavano. «Forse avevano ragione le Guardie di confine si leggeva in alcuni dei loro messaggi», ha ricordato Lanzillo, che ha terminato la sua requisitoria attorno alle 12. Alle 14 il procedimento riprenderà con l’arringa dell’avvocato Delprete.

«L’entrata illegale non c’è stata»

Nella sua arringa, l’avvocato Delprete ha innanzitutto contestato il fatto che ci fosse un’organizzazione verticistica con al comando l’imputata. «C’erano solamente alcune persone che hanno di deciso di mettersi a disposizione, di fronte a una situazione che non era degna per nessun uomo», ha sostenuto il legale, secondo cui «le autorità italiane sono intervenute troppo tardi per alleviare i problemi».

Dunque, a mente della difesa, Bosia Mirra andrebbe assolta, anche perché «la frontiera tra Italia e Svizzera va considerata una frontiera interna all’area Schengen, dunque l’entrata illegale non c’è. Non lo dico solamente anch’io, ma c’è anche della dottrina e un parere dell’università di Lucerna. Bosia Mirra non ha mai partecipato all’arrivo dei migranti via mare attraverso una frontiera esterna a Schengen».

Nelle fasi finali del processo, dopo l’arringa dell’avvocato Delprete, si è vissuto qualche attimo di tensione tra la giudice Roggero-Will e la procuratrice Lanzillo. La presidentessa della corte ha dovuto sollecitare l’accusa affinché fornisse in aula una replica proprio sull’interpretazione data dalla difesa all’accordo di Schengen e le conseguenze di esso sulla Legge federale sugli stranieri. Spiegazione che alla fine è arrivata con dovizia di particolari, riferiti a sentenze che invece hanno sancito che gli Stati Schengen non hanno perso il diritto di reprimere le entrate illegali.

La sentenza è attesa per i prossimi giorni.

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