«Lavorare nei postriboli è brutto, ma questa legge ci costringerà a farlo»

Prostituzione

La nuova legge che proibisce le prestazioni a casa del cliente oppure in hotel non piace alle professioniste che lanciano un monito anche sul divieto di condividere l’appartamento: «Se arriva una persona violenta oggi siamo sole»

«Lavorare nei postriboli è brutto, ma questa legge ci costringerà a farlo»
©CdT/Gabriele Putzu

«Lavorare nei postriboli è brutto, ma questa legge ci costringerà a farlo»

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«L’ambiente dei postriboli in Ticino lo conosco. Ci ho lavorato e non voglio più tornarci. L’aria che tira è brutta e di persone poco raccomandabili ce ne sono. Preferisco di gran lunga lavorare come indipendente nel mio appartamento, ma la nuova legge sulla prostituzione me lo rende davvero difficile». Questa è una delle diverse testimonianze di escort che abbiamo raccolto dopo aver pubblicato, il 17 agosto, l’articolo «Alberghi e case dei clienti ora off limits per le prostitute». Escort che ci hanno telefonato perché volevano dire la loro. «La stampa riporta sempre il punto di vista di TESEU (il gruppo della polizia specializzato nella lotta allo sfruttamento degli esseri umani) ma mai il nostro». Effettivamente il loro punto di vista è interessante.

«Chi mi aiuta?»
La nuova legge sulla prostituzione indica chiaramente che l’esercizio del mestiere più vecchio del mondo è consentito unicamente nei locali erotici e negli appartamenti autorizzati (che vanno notificati a TESEU). Una sola ragazza per appartamento e un solo appartamento per palazzo. Il senso della legge è logico. Da una parte si è voluto evitare - come accadeva - che 4 o 5 ragazze condividessero un appartamentino (arricchendo a dismisura i proprietari e creando continui viavai di clienti fino a notte fonda, disturbando gli altri condomini), dall’altra si vuole anche sapere esattamente (e questo a loro tutela) dove si trovano. L’autorità ha infatti diritto di entrare e fare dei controlli. «Ma è proprio l’aspetto della sicurezza - ci spiega un’altra escort - che contesto. Prima dell’entrata in vigore della nuova legge capitava spesso di condividere un appartamento con un’altra ragazza. Lei aveva una stanza, io un’altra. E ci sentivamo più sicure. Se mi succedeva qualcosa, se arrivava un cliente violento, lei poteva chiamare la polizia. Bastava urlare o battere due colpi al muro. Oggi invece siamo sole».

«Perché non in albergo?»
La nuova legge vieta anche (almeno per ora visto che diversi procedimenti penali in corso, se ribaltati, potrebbero fare giurisprudenza) alle prostitute di recarsi al domicilio dei loro clienti o di offrire i loro servizi negli hotel. L’outcall insomma è proibito. Per le indipendenti questo significa perdere soldi. «Non tutti i clienti - ci spiega una professionista - vogliono andare nei postriboli. Soprattutto se sono ticinesi e rischiano di venir riconosciuti da qualcuno che conoscono. Alcuni si sentono più al sicuro a casa loro (e quel che fanno tra le loro mura di casa non dovrebbe interessare allo Stato) oppure, soprattutto se sono sposati, organizzare incontri negli hotel». Alcune ragazze ci hanno spiegato che l’outcall genera il 40% di quel che incassano. Il servizio costa tra l’altro di più e spesso i clienti richiedono la loro compagnia più a lungo che per un servizio «incall». «Andare a casa dei clienti - ci spiega una di loro - non è una cosa che mi fa impazzire. Ma negli hotel la sicurezza è garantita. Ci sono telecamere, c’è la reception aperta tutta la notte. Se si parla di sicurezza anche questa è una decisione che non capisco».

«Quanti controlli e multe»
Un po’ tutte le ragazze ci hanno detto poi di soffrire molto i controlli. «Arriviamo in Ticino e ci annunciamo in Comune, dichiarando di essere escort e dicendo dove soggiorneremo. Poi ci annunciamo da TESEU. Sembra essere tutto a posto e invece poco dopo magari ci ritroviamo con l’Ufficio tecnico e la polizia comunale a bussare alle nostre porte dicendo che in quell’appartamento non si può esercitare. Oppure arriva TESEU e ci denuncia al Ministero pubblico perché, non sapendo che ora è illegale, abbiamo confermato di aver fornito una prestazione al domicilio di un cliente». «Io sono stata portata in centrale - ci racconta una di loro - per tre ore, e con me anche un cliente. Immaginatevi quel povero disgraziato che, per dieci minuti di sesso a pagamento, si è ritrovato a essere interrogato dalla polizia. Ci sono matrimoni che finiscono per meno».

Le Bentley targate Romania
Situazioni che hanno spinto diverse ragazze che abbiamo incontrato a dirci che, «per rendersi più comoda la vita», stanno pensando di iniziare (o tornare) a lavorare nei postriboli. «Dove non ci vuole una laurea in Diritto per capire tutte le sfaccettature della legge o capire se un appartamento si trovi o meno in una zona in cui la prostituzione è consentita», sottolinea una di loro con un certo cinismo. Ma quella dei postriboli è una soluzione che diverse di loro non vogliono prendere in considerazione. «Non voglio pagare 150 o 180 franchi al giorno», ci dice una di loro. «Non voglio passare 12 ore al giorno mezza nuda in un locale, in piedi, aspettando che entri un cliente e poi dover litigare con le altre per portarmelo per prima in camera», ci dice un’altra. «E non pensate - chiude - che in Ticino i papponi non ci siano. Guardate le Bentley targate Romania posteggiate fuori da alcuni postriboli e fatevi due domande».

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