«Le aree di confine potrebbero formare uno Stato a sé»

Ticino-Lombardia

Ultimo evento del progetto Interreg STICH: gli investimenti tra Varese e Ticino e le imprese che si sono spostate oltreconfine - Fabio Lunghi, presidente della Camera di commercio: «Dobbiamo ragionare all’unisono, lavorare a braccetto»

 «Le aree di confine potrebbero formare uno Stato a sé»
©CdT/Archivio

«Le aree di confine potrebbero formare uno Stato a sé»

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Ticino e Lombardia non sono mai sembrati così lontani come durante la pandemia. Eppure, quasi fosse uno scherzo del destino, la fine del 2020 è coincisa con la conclusione, dopo 20 mesi, del progetto Interreg STICH (Statistiche Italia Confederazione Helvetica), finalizzato a monitorare le zone di frontiera, per fornire informazioni utili e analizzare dati strategici riguardo diversi temi, tra cui mercato del lavoro e investimenti all’estero. «Le aree di confine potrebbero formare uno Stato a sé» ha detto quest’oggi, in modo un po’ provocatorio, Fabio Lunghi, presidente della Camera di commercio Varese, nell’introduzione del webinar «Invest in Italy, invest in Lombardy, invest in Varese», ultimo evento del progetto STICH.

Imprese che attraversano il confine

Marco Mutinelli, professore di Gestione Aziendale all’Università degli Studi di Brescia, presentando i risultati dell’indagine sugli investimenti diretti esteri, ha spiegato che la vicinanza geografica facilita sì gli investimenti in Paesi confinanti, ma allo stesso tempo, può frenarli, in quanto, ad esempio, essendo il Ticino così vicino risulta un mercato che può essere facilmente servito direttamente da Varese. I numeri delle aziende ticinesi o varesine dislocate sono dunque modesti. Negli ultimi anni sono 60 le imprese elvetiche che hanno investito in provincia di Varese, con un fatturato che si attesta a quota 2 miliardi e 800 milioni, con 4.760 dipendenti. Tra queste ve ne sono 22 ticinesi, che occupano in totale 349 dipendenti. I settori principali delle aziende a partecipazione svizzera oltreconfine sono quello farmaceutico e quello alimentare. Viceversa sono 44 le aziende varesine che hanno attraversato la frontiera. Di queste, 35 sono dislocate in Ticino ed hanno 180 dipendenti attivi: sono per lo più piccole imprese attive nel commercio, nei servizi o nelle costruzioni.

Il fenomeno delle esterovestizioni

Le cosiddette imprese esterovestite sono quelle che hanno una fittizia localizzazione all'estero della propria residenza fiscale, ma la loro attività è svolta prevalentemente in Italia. Questi fenomeni sono legati a tentativi di sottrarsi a regimi fiscali più gravosi, ma anche a problemi burocratici per la gestione di alcune attività che, in Italia, risultano più complicate. Le imprese esterovestite varesine in Ticino sono 60, con 400 dipendenti all’attivo.

Zone di frontiera all’unisono

Secondo Fabio Lunghi, presidente della Camera di commercio Varese, nelle regioni di confine si «deve sempre più ragionare all’unisono, non bisogna essere in competizione, ma deve esserci cooperazione. Dobbiamo imparare a lavorare a braccetto, perché ci sono molti interesse in comune, c’è un ecosistema simile, e vi sono le infrastrutture per farlo. È un’area in cui l’innovazione, la ricerca, l’imprenditorialità e la voglia di fare la fanno da padrone». La zona risulta strategica perché compresa tra Lugano e Milano, con un grande collegamento internazionale come l’aeroporto di Malpensa.

Non solo frontalieri,

Durante l’incontro è intervenuto il capofila del progetto STICH da parte svizzera, Pau Origoni, responsabile dell’Ufficio di statistica del Canton Ticino. Origoni ha spiegato come spesso ci si concentri troppo sui fronatlieri, mentre bisognerebbe considerare un insieme di fattori che contraddistinguono la grande regione di confine: «Le nostre aree vivono intensi scambi, ma in ottica ticinese il pensiero corre subito a quello che forse dal punto di vista politico è uno dei temi più caldi: i frontalieri. Ma sappiamo benissimo che gli scambi vanno ben al di là della dimensione del mercato del lavoro: toccano tutto il grande campo delle aziende, dei capitali, degli investimenti, e toccano sempre più il tempo libero, il vivere il territorio in tutte le sue sfaccettature. Riguardano anche altri flussi, meno conosciuti, come gli scambi demografici, i passaggi al di qua e al di là della frontiera, per tempi più o meno lunghi. Oggi purtroppo il cittadino, il politico, l’economista, o chi si trova a prendere decisioni, ha lo sguardo un po’ sfocato. Questa è una situazione che non è soddisfacente per chi deve gestire il territorio e deve attuare delle politiche. Ci sono fenomeni che nascono proprio nella specificità regionale, che spesso passano sotto i radar della statistica e degli interessi nazionali. Quando si riesce a comunicare meglio i dati, emergono visioni nuove ed interessanti. Va considerato un mercato del lavoro molto più esteso di quello che si ferma alla frontiera. Va considerata la sua reale dimensione, in un quadro legale sempre più liberalizzato dal punto di vista del passaggio oltreconfine».

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