Le mille vittime della COVID-19 in Ticino

Pandemia

Oggi, 13 settembre, dopo 566 giorni il nostro cantone ha raggiunto il triste traguardo – Il primo decesso avvenne il 10 marzo 2020 in una casa anziani di Chiasso, l’ultimo è stato nel weekend presso Casa Serena

Le mille vittime della COVID-19 in Ticino
© CdT/Gabriele Putzu

Le mille vittime della COVID-19 in Ticino

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Il Ticino ha la sua millesima vittima del coronavirus. È accaduto nel weekend. Il «decesso numero 1.000» è avvenuto presso Casa Serena, la struttura per anziani luganese in cui è scoppiato un focolaio che ha coinvolto 19 residenti ospiti del reparto protetto. Quello che è deceduto era vaccinato, ma aveva un quadro clinico molto complesso «e la COVID-19 non ha di certo aiutato», spiega il direttore Paolo Pezzoli. Che coglie l’occasione per precisare che «nel fine settimana ci sono state tre vittime» in casa anziani e per chi vi lavora «i residenti sono tutti uguali e i decessi hanno lo stesso impatto, che siano legati al coronavirus o meno». Tanto che il direttore «non aveva neppure fatto caso» alla millesima morte ticinese.

È un triste «traguardo» quello raggiunto oggi, a distanza di poco più di un anno e mezzo dal primo caso di COVID-19 diagnosticato nel nostro cantone. Nei 566 giorni trascorsi dall’inizio «ufficiale» della pandemia, il 25 febbraio 2020, 35.679 persone sono risultate positive a un test di laboratorio e 1.000 persone sono appunto morte.

Si tratta di numeri tristi. Che riportano alla mente tutto quanto vissuto in diciannove mesi di pandemia. La prima vittima del SARS-CoV-2 è arrivata in pochissimo tempo. Era il 10 marzo 2020. In una casa anziani di Chiasso moriva la mamma della municipale Roberta Pantani. Sette giorni dopo i decessi erano già a quota 10. Poi è stato un susseguirsi di vittime e contagi. Il 25 marzo 2020, a un mese dal primo caso, i casi di COVID-19 confermati in laboratorio erano già 1.354, negli ospedali c’erano 306 pazienti ricoverati affetti dal virus (di cui 55 intubati) e i decessi si attestavano a quota 60. Tra il 30 e il 31 marzo, così come tra l’11 e il 12 aprile, in 24 ore l’Ufficio del medico cantonale aveva notificato ben quindici vittime.

Il 25 aprile 2020 i casi erano 3.142 e le vittime erano quintuplicate, raggiungendo le 304 unità. Il 12 giugno 2020 trecentocinquanta persone erano morte con la COVID-19. Numero che si è fortunatamente fermato durante l’estate, fino al 13 ottobre. Con l’arrivo della seconda ondata, le cifre hanno ricominciato a salire. Tra il 18 e il 19 novembre abbiamo toccato nuovamente i quindici decessi in 24 ore, tra il 27 e il 28 sono state ben diciassette. Il 1. gennaio del 2021 i contagi totali da inizio pandemia erano 23.705, i morti 785. Quattordici giorni dopo si è registrato l’ultimo «grande balzo» nei decessi giornalieri: +10. Il 4 gennaio è stato il V-Day, il giorno in cui i primi ospiti delle case anziani ticinesi hanno ricevuto una dose di vaccino Pfizer BioNTech. In quattro mesi, fino alla fine di aprile, le vittime del coronavirus hanno raggiunto quota 989. Dal 3 maggio 2021 (morti totali: 991) la situazione si è fortunatamente «stabilizzata» e dal 27 maggio al 28 luglio non si sono registrati decessi (i morti totali da inizio pandemia erano 995).

Oggi c’è stata la millesima vittima legata alla COVID-19 in Ticino. Che ha un valore «simbolico» per la cifra, ma non fa dimenticare le precedenti 999 il cui decesso ha causato molto dolore ad amici e familiari. A fine aprile 2020 i dati dell’Ufficio federale di statistica mostravano già un’ondata di sovramortalità causata dalla pandemia. In Ticino, tra il 16 marzo e il 12 aprile il numero di decessi (498 in totale, con tutte le cause) era raddoppiato (+98%) rispetto alla media dello stesso periodo fra il 2015 e il 2019. I dati diffusi un anno dopo dall’Ufficio cantonale di statistica evidenziano 4.058 morti nel nostro cantone nell’intero 2020, 878 in più rispetto alla media dei cinque anni precedenti, con una crescita della mortalità del 27,6%. La pandemia ha sconvolto gli equilibri e portato molta sofferenza. E oggi, a poco più un anno e mezzo di distanza dallo scoppio, l’unico modo per uscirne resta il vaccino. Lo ripetono costantemente le autorità di tutto il mondo.

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