Legge antiterrorismo: «Ricorso respinto per un termine ghigliottina»

MISURE DI POLIZIA

L’ex procuratore Paolo Bernasconi commenta le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale federale aveva respinto il ricorso di nove ex pp ticinesi sulla votazione del 13 giugno – «Si dovrà modificare la regola secondo cui “le spiegazioni del Consiglio Federale non sono direttamente impugnabili”»

Legge antiterrorismo: «Ricorso respinto per un termine ghigliottina»
© CdT/Gabriele Putzu

Legge antiterrorismo: «Ricorso respinto per un termine ghigliottina»

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Il Tribunale federale, a inizio giugno, aveva dichiarato «irricevibile» il ricorso inoltrato il 26 maggio da nove ex pp ticinesi sulla legge federale antiterrorismo in votazione il 13 giugno. Lo aveva fatto senza entrare nel merito. La motivazione della sentenza è datata 24 agosto 2021 ed è stata resa nota oggi, provocando la reazione dell’ex procuratore Paolo Bernasconi. «Tre giorni per ricorrere contro le irregolarità riguardanti le votazioni popolari - si legge in un comunicato stampa -. Poiché la prima comunicazione pubblica del Consiglio Federale risaliva al 13 aprile 2021, per essere ricevibile il ricorso avrebbe dovuto essere presentato entro tre giorni».

La Legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT) è stata poi approvata dal popolo svizzero con il 56,58% dei voti. Ma l’avvocato Bernasconi punta ora il dito contro il «termine “ghigliottina”» dei tre giorni imposto da Losanna, «praticamente impossibile da rispettare, vista la complessità dei ricorsi di questa natura».

I nove ex pp ticinesi rimproverano alle autorità federali e cantonali di aver veicolato, mediante l’opuscolo informativo, «false informazioni che risultano compromissive e lesive del diritto costituzionale a tutela della libera formazione dell’opinione». Irregolarità tali «da compromettere la libera formazione della volontà degli elettori e l’espressione fedele del voto». Per questo e altri possibili casi simili, scrive l’ex procuratore, «la popolazione dovrebbe istituire delle “sentinelle elettorali” che dovrebbero monitorare continuamente tutte le informazioni diffuse dal Governo prima e durante la campagna per le votazioni popolari». E il termine per i ricorsi «deve essere prolungato». Parimenti, «si dovrà modificare la regola secondo cui “le spiegazioni del Consiglio Federale non sono direttamente impugnabili”», norma che è stata utilizzata dal Tribunale Federale nella motivazione della sua sentenza.

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