Abusi sui fratellastri, chiesti 36 mesi

processo

È la pena, in gran parte da sospendere con la condizionale, proposta dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas per l’uomo sulla trentina a processo: «Non è un pedofilo, ma è bene che resti lontano dai bambini» - La difesa: «L’imputato è un bambino di 10 anni in un corpo di un adulto»

Abusi sui fratellastri, chiesti 36 mesi
CdT/Archivio

Abusi sui fratellastri, chiesti 36 mesi

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Una condanna, tenuto conto di una scemata responsabilità lieve, a 36 mesi di cui almeno 6 da espiare e il resto sospeso con la condizionale per 4 anni. Continuando inoltre il trattamento ambulatoriale che già sta seguendo. È la pena proposta dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas per l’uomo sulla trentina a processo da oggi per di ripetuti atti sessuali con fanciulli e ripetuta coazione sessuale. «L’imputato non agisce seguendo degli istinti, ma per scopo ludico. Insomma, non è un pedofilo», ha ammesso il PP. «Ma il percorso di cura sarà ancora lungo e la guarigione non è dietro l’angolo. Per questo è bene che l’imputato rimanga alla larga dai bambini». La colpa dell’uomo – ha rimarcata Akbas - è «comunque grave». «Se da una parte per lui era tutto un gioco, preoccupa la difficoltà nel comprendere le motivazioni di quanto commesso. Quegli approcci - col passare del tempo lo avevano capito anche le vittime, tanto da reagire - erano sbagliati e non erano affatto un gioco». Vittime che, «solo il futuro ci dirà quali ripercussioni psicologiche si porteranno appresso».

Mentre l’avvocato Carlo Borradori, che rappresenta l’accusatore privato, ha sottolineato come «siamo di fronte a un caso in cui ci sono solo vittime»: ovviamente i suoi assistiti, ma anche i famigliari e lo stesso accusato che «è vittima di se stesso e delle sue debolezze». Borradori ha sottolineato che l’uomo non è in grado di raccontare bugie. «Non si può però non tenere conto dell’enorme gravità degli atti commessi. Il danno è incommensurabile. Spaventa il fatto che non sappia spiegare perché ha fatto ciò che ha fatto, ma è fondamentale che abbia capito che non lo deve più fare». Così ha chiesto un risarcimento per torto morale, più che altro simbolico, di 400 franchi al mese.

L’avvocato difensore Daniele Iuliucci, infine si è battuto per una pena ridotta. «Si tratta di un procedimento particolare, perché l’imputato è un bambino di circa 10 anni in un corpo di un adulto. Un procedimento che richiede sensibilità, come va detto è stato fatto finora». L’avvocato difensore ha rimarcato anche la collaborazione fornita dal suo assistito, che in sostanza – dopo l’emergere dei primi indizi – si è autoaccusato. «Il mio assistito ha severi problemi di memoria a lungo termine. Vive, secondo gli esperti, in un presente costante. Non ricorda nemmeno eventi traumatici, vissuti in prima persona», ha aggiunto soffermandosi poi sulla complicata vita anteriore dell’imputato, tra l’altro abbandonato dal padre proprio a causa dei problemi del figlio. Ma in particolare l’avvocato si è concentrato sui presunti abusi che lo stesso imputato avrebbe subito in giovane età da parte di un prete o di un educatore. L’intento dell’avvocato, naturalmente, non era quello di scaricare le colpe del suo assistito. Ma quello di inquadrare, come detto prima, la particolarità della situazione approdata in aula, che va «considerata nella commisurazione della pena». E ha aggiunto: «Se si fosse reagito con maggiore tempestività nell’aiutare il mio assistito, non sottovalutando il caso, forse oggi non saremmo qui a discutere di questi fatti». Dal profilo oggettivo, dunque, la colpa dell’uomo è da ritenere medio-grave, mentre da quello soggettivo «è lieve». Così, come accennato, ha chiesto una pena non superiore ai 24 mesi integralmente sospesa.

«Sono pentito di quello che ho fatto. Chiedo scusa. Non accadrà mai più. Starò sempre alla larga dai bambini», ha in conclusione detto l’imputato prima che la corte si riunisse per deliberare. La sentenza è attesa per le 17.

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