Abusi sui fratellastri: «Ora ho capito che è una cosa grave»

processo

Davanti alla Corte delle assise criminali di Locarno il giovane, con una marcata debilità mentale, dovrà rispondere di ripetuti atti sessuali con fanciulli e ripetuta coazione sessuale

Abusi sui fratellastri: «Ora ho capito che è una cosa grave»
©CdT/Archivio

Abusi sui fratellastri: «Ora ho capito che è una cosa grave»

©CdT/Archivio

È un caso davvero delicato quello approdato questa mattina davanti alla Corte delle Assise criminali di Locarno (riunita a Lugano). Da un lato le accuse, pesanti, di ripetuti atti sessuali con fanciulli e ripetuta coazione sessuale. Dall’altro un imputato di poco meno di 30 anni, che presenta però una marcata debilità mentale, tanto da necessitare di essere seguito regolarmente, nonché una ridotta maturità sessuale.

Secondo l’atto d’accusa, stilato dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas, i fatti si sono protratti sull’arco di più anni ai danni di due fratellastri. Dapprima si è trattato di toccamenti nelle parti intime quando sia l’imputato, sia le vittime erano ancora minorenni. Poi il tempo è passato e l’imputato ha compiuto i 18 anni. Così i fatti successivi, l’atto d’accusa parla anche di atti analoghi alla congiunzione carnale, assumono una gravità maggiore a livello penale. Atti che l’imputato, all’epoca, credeva «non gravi», perché non vi sarebbe stata costrizione. Senza però rendersi conto che i bambini non erano, e non sono in generale, in grado di resistere alla pressione pricologica di una persona più grande. «Sono pentito, ora ho capito che è una cosa grave, che non si fa», ha però detto oggi l’imputato alla giudice Francesca Verda Chiocchetti, che presiede la Corte, coadiuvata dai giudici a latere Aurelio Facchi e Manuel Borla. L’uomo, va detto, ammette in sostanza quanto commesso. Molti sono però i «non so» e i «non ricordo» riferiti alla situazione psicologica dei fratellastri, che nell’arco del tempo avevano palesato malessere e anche qualche resistenza, sulla quale l’imputato non si era però soffermato più di tanto. Salvo diminuire la frequenza degli atti.

Un caso difficile, dicevamo. Perché se oggi l’imputato ha capito «che non era un gioco», a suo tempo probabilmente non era così. «Credevo che lo facesse stare bene», ha detto in riferimento ai fatti commessi ai danni di uno dei due fratellastri.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Locarno
  • 1
  • 1