«Attenti a non trascurarvi per la paura del virus»

Locarno

I vertici dell’ospedale cittadino lanciano un appello alla popolazione affinché non rinunci a visite o esami – Anche se i pazienti COVID-19 convergono nel nosocomio, le cure per le altre patologie continuano in tutta sicurezza

«Attenti a non trascurarvi per la paura del virus»
Al lavoro per prendersi cura di chiunque abbia bisogno. © CdT/Gabriele Putzu

«Attenti a non trascurarvi per la paura del virus»

Al lavoro per prendersi cura di chiunque abbia bisogno. © CdT/Gabriele Putzu

«Cari Locarnesi, non abbiate timore. Curarsi da noi è assolutamente sicuro». È l’appello che i vertici dell’ospedale La Carità di Locarno, come noto il riferimento cantonale per i malati di coronavirus, si sentono di lanciare in questo particolare momento, in cui la pandemia sta vivendo, senza ombra di dubbio, una recrudescenza. «Non sappiamo se stiamo già vivendo una seconda ondata. Nemmeno se questa sarà piccola o grande», ha sottolineato il direttore Luca Merlini durante un incontro con la stampa. «Ma ciò che sappiamo è che, al contrario di marzo, almeno nelle prossime settimane le cure per i pazienti non COVID-19 continueranno normalmente». Un aspetto importante, perché – come spesso è stato ribadito – le altre patologie non si sono fermate davanti alla pandemia.
In questi giorni si inizia però a misurare una certa paura nell’accedere al nosocomio per visite o altro, che porta a disdette o a rinunce. Timori umanamente legittimi, ovviamente, ma che razionalmente – si sentono di tranquillizzare i vertici dell’ospedale cittadino – non hanno luogo di esistere. «Pur essendo il nostro il ‘COVID-Center’ dell’EOC – ha ancora aggiunto Merlini – non si corre alcun pericolo». Tutto infatti, anche grazie all’esperienza accumulata nei mesi scorsi, viene fatto garantendo la «massima sicurezza».

I rischi collaterali
«Se ci sentiamo di ribadire questo concetto – ha concluso il direttore – è perché la salute dei cittadini è a rischio non solo per il nuovo coronavirus, ma anche per eventuali cure non fornite a tutte le persone colpite da altre patologie». La Carità è dunque pronta ad occuparsi di tutti. «Se il lockdown è stato, tutto sommato, breve e in quel periodo ci siamo concentrati solo sui pazienti COVID-19, questa nuova situazione potrebbe protrarsi nel tempo, con una allungamento del periodo in cui molte malattie vengono trascurate», gli ha fatto eco il direttore sanitario e viceprimario dell’Area critica alla Carità Michael Llamas. «Per una fetta della popolazione, che necessita di cure particolari, non possiamo però permetterci trascurare gli altri». Cosa che, volenti o nolenti, in primavera è però successa, portando a ritardi nelle diagnosi. Anche perché, appunto, i pazienti stessi non si sono recati dal medico, con tutte le conseguenze che possiamo immaginare. «L’effetto di questo fenomeno lo potremo misurare tra qualche anno. Ora vediamo solo la punta dell’iceberg», ha rimarcato ancora Llamas. Un fenomeno che, se non affrontato con il giusto piglio, potrebbe avere conseguenze «più devastanti della COVID-19».

Il triage si sdoppia
Intanto, proprio per garantire la sicurezza di tutti i pazienti, dalla prossima settimana vi saranno dei cambiamenti a livello di Pronto soccorso. «Eseguiremo un pre-triage, che separerà sin da subito i pazienti con sintomi eventualmente collegabili al coronavirus dagli altri», ha spiegato Damiano Salmina, caposervizio Pronto soccorso e medicina d’urgenza. All’esterno, dunque, sarà approntata una tenda, che rimarrà attiva verosimilmente tutto l’inverno, in cui convoglieranno appunto le persone con sintomi «sospetti». Mentre infortuni e altre patologie accederanno direttamente al Pronto soccorso. «Le procedure adottate in primavera, per altro oggi aggiustate sulla base dell’esperienza acquisita, si sono rivelate efficaci», ha ancora sottolineato Salmina.

Tutto, dunque, è pronto per affrontare questa nuova fase, diversa dalla prima «perché a marzo uscivamo dall’inverno, mentre oggi andiamo incontro alla stagione fredda». E La Carità è pronta a riservare gradualmente ulteriori spazi ai pazienti COVID-19, che ieri erano una decina. Ma appunto non è ancora il caso.

Una maratona stancante
L’ospedale di Locarno si appresta ad affrontare una nuova maratona, forse più lunga della prima. E il personale come affronta la situazione? «Il sostegno psicologico è sempre attivo. Sia a livello strettamente personale, sia all’interno dei vari reparti», ha risposto Silvia Goncalves, responsabile del Servizio infermieristico. Tra psicologi e sacerdoti, ad esempio, erano una ventina le persone attive in primavera per fornire sostegno agli operatori sanitari, oltre che ai pazienti.

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