Condannate le due signore della truffa, ma niente espulsione

locarno

Le due donne, che hanno truffato e indebitamente ricevuto prestazioni da assicurazioni pubbliche e private per circa 250 mila franchi, sono state condannate a 15 mesi sospesi

Condannate le due signore della truffa, ma niente espulsione
© CdT/Zocchetti

Condannate le due signore della truffa, ma niente espulsione

© CdT/Zocchetti

(Aggiornato) - Più per necessità che per virtù truffaldine, seppur con reati commessi per diversi anni. Sta di fatto che le due donne residenti nel Locarnese si sono date molto da fare per evitare il fallimento di due società (poi avvenuto lo stesso) di proprietà di una di loro, la più giovane, piuttosto che per sopravvivere o per mandare qualche franco alla famiglia in Serbia (la complice più anziana). E oggi, dovendo rispondere di ripetute truffe per mestiere, falsità in documenti, cattiva gestione, amministrazione infedele e parziale riciclaggio per circa 250 mila franchi, sono state condannate a 15 mesi sospesi condizionalmente per due anni. Inoltre, nei confronti dell’imputata più anziana che non è in possesso del passaporto svizzero non è stata chiesta l’espulsione poiché i fatti risalgono a prima dell’ottobre 2016, quindi antecedenti l’entrata in vigore della legge sugli stranieri.

40 pagine di atto d’accusa

Il complesso impianto accusatorio (una quarantina di pagine con 18 capi d’imputazione) e la proposta di pena del procuratore pubblico Andrea Gianini sono stati dunque accolti pienamente dalla Corte presieduta da Francesca Verda Chiocchetti (giudici a latere Aurelio Facchi e Fabrizio Filippo Monaci) al termine di un breve dibattimento nell’aula penale minore al terzo piano del tribunale luganese anche perché tra le parti vi era stato un accordo preliminare. Sull’operato delle due «signore della truffa» locarnesi, una 53.enne svizzera di origini croate e una 66.enne bosniaca da 40 anni residente nella regione, c’è poco da aggiungere: dopo l’apertura dell’inchiesta, conclusasi con un atto d’accusa datato 1. dicembre 2015, hanno entrambe ammesso i fatti e le cifre indebitamente sottratte ad assicurazioni, casse malati e casse disoccupazione. E anche a cinque anni di distanza dalla chiamata in correo non hanno cambiato versione. Atteggiamento però sì, come ha sottolineato il procuratore pubblico Andrea Gianini durante la sua breve requisitoria riferendosi soprattutto alla volontà da parte in particolare della più anziana, di riparare al maltolto. La 66.enne, infatti, nonostante sia in pensione continua a lavorare e paga mensilmente una cifra di «rientro» concordata con l’Ufficio esecuzioni e fallimenti. La più giovane e titolare dell’impresa di ristorazione all’origine delle imprese truffaldine più gravi, pur mostrandosi altrettanto pentita non dispone di molte risorse: malata, disoccupata, in assistenza, deve anche mantenere agli studi una figlia minorenne.

«Non ci si deve accanire»

Dunque, seppur con una lunga serie di reati conclamati e ammessi, il procuratore non ha voluto «calcare la mano» sulle due imputate: «La giustizia non deve accanirsi contro le persone deboli. Il loro certamente è stato un comportamento non scusabile ma nemmeno perseguibile attraverso un accanimento giudiziario che deve necessariamente tenere conto del loro tenore di vita, della salute, della situazione indigente per entrambe e soprattutto della concreta disponibilità a riparare», ha evidenziato nella sua arringa.

«Non è da espellere»

Le difese, rispettivamente affidate all’avvocato Alessandro Mazzoleni per la 53.enne e al collega Carlo Borradori per la 66.enne, come detto, hanno accettato la pena proposta dal procuratore e poi avallata dalla Corte. «La mia cliente - ha detto Mazzoleni nella sua arringa - non s’è certo arricchita. Anzi, queste indebite entrate servivano a pagare gli stipendi ai dipendenti del ristorante che gestiva. Un comportamento che non va scusato, ma contestualizzato», ha detto. L’avvocato Borradori, dopo aver sottoscritto l’analisi «lucida ed equa del procuratore nel valutare la situazione» ha esortato la Corte ad esprimere una «giustizia degna di questo nome che non può non tenere conto della situazione personale della cliente che ha deciso di dare un segnale forte, dignitoso, nella sua volontà di riparare», ricordando l’accordo di pagamento rateale con l’Ufficio esecuzione e fallimenti. E sempre nella sua arringa l’accorato appello a non prendere in considerazione l’espulsione della sua cliente dalla Svizzera: «Anche se la sua famiglia è in Serbia lei vive qui da oltre 40 anni, s’è perfettamente integrata».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Locarno
  • 1
  • 2

    Là dove la solidarietà si declina in infinite forme

    Locarno

    Accanto al servizio dei pranzi da asporto (nato nel picco della crisi) Casa Martini riapre la mensa sociale – Oltre trenta pasti gratuiti al giorno per chi è più in difficoltà – Intanto si prepara l’accoglienza notturna che partirà a luglio

  • 3

    Al lago, al fiume o in piazza, ma con la testa sulle spalle

    Locarnese

    Ancora chiusi i lidi, moltissimi bagnanti hanno affollato gli altri luoghi di svago della regione, ma rispettando le distanze e senza creare i temuti assembramenti dei giorni scorsi - Folta presenza di polizia per monitorare la situazione - FOTO e VIDEO

  • 4

    Il colosso delle Cinque Vie continua a non piacere

    Locarno

    Sono già state inoltrate due opposizioni contro il nuovo progetto per il centro polifunzionale La Campagna – Prolungato il periodo di pubblicazione, che si conclude proprio oggi – Preoccupano soprattutto volumetrie e traffico generato

  • 5

    L’uomo caduto dall’albero non ce l’ha fatta

    orselina

    Il 77.enne è deceduto sul colpo dopo essere precipitato per una ventina di metri finendo nel fiume sottostante - Sul posto oltre alla Polizia cantonale anche gli specialisti della Polizia Scientifica - FOTO E VIDEO

  • 1
  • 1