Da forbici e bigodini al volante dei giganti blu

La storia

Marijana Bardak, una delle tre donne conducenti sui bus delle FART, si racconta - Intanto l’azienda è alla ricerca di 50 candidati pronti a guidare i nuovi veicoli che arricchiranno la sua flotta

Da forbici e bigodini al volante dei giganti blu
«Tutto lì?» sembra dire Marijana Bardak, guardando il furgone dell’operaio comunale di Locarno. ©Archivio FART

Da forbici e bigodini al volante dei giganti blu

«Tutto lì?» sembra dire Marijana Bardak, guardando il furgone dell’operaio comunale di Locarno. ©Archivio FART

Da forbici e bigodini al volante dei giganti blu
©Archivio FART

Da forbici e bigodini al volante dei giganti blu

©Archivio FART

Ha cominciato con forbici, pettini e forcine Marijana Bardak, ma i suoi occhi – in realtà – hanno sempre guardato con desiderio ai giganti blu su cui lavorava papà Mato. «Fin da piccola – racconta al Corriere del Ticino – gli autobus mi affascinavano, tanto che era una festa poterci salire, soprattutto quando al volante c’era lui». Oggi dietro a quel volante siede anche Marijana che, dando retta al proprio cuore, a 37 anni ha deciso che era giunto il momento di fare il grande salto. È lei una delle tre conducenti donne delle Ferrovie e autolinee regionali ticinesi (le FART). «Sul totale dell’ottantina di colleghi – afferma – siamo ancora un po’ una rarità, ma spero che presto le cose cambino». E potrebbe anche accadere, visto il concorso appena aperto dall’azienda di trasporti locarnese.

Quattordici anni in salone

«Il mestiere di parrucchiera – prosegue – l’ho fatto per 14 anni, in un salone a Brissago». L’arrivo del primo figlio la spinge poi a dimezzare la percentuale di lavoro. «Quindi – aggiunge – con l’arrivo del secondo e del terzo ho deciso di stare a casa con loro». Oggi il piccolino ha 4 anni, «e ho pensato che, se non avessi colto la palla al balzo, non avrei mai più potuto farlo». Così la mamma ormai ex parrucchiera affronta a viso aperto marito e papà Mato, dando voce al proprio desiderio.

«All’inizio apriti cielo: mi hanno guardata come se fossi matta! Poi papà ha raccontato la cosa ai suoi colleghi in azienda e devo dire grazie a loro se le resistenze sono andate smussandosi». La futura conducente non si è lasciata sfuggire l’occasione e, lo scorso anno, è dapprima riuscita a staccare la patente D e poi, a ottobre, a superare anche l’esame per essere autorizzata al trasporto di persone. Risultato: da gennaio è la terza conducente donna targata FART.

Gioia ed entusiasmo

«Una vera gioia – afferma –. Adoro questo lavoro: è variato, interessante, ti permette di avere un contatto con le persone e di percorrere in lungo e in largo il nostro splendido territorio. L’azienda, poi, si dimostra comprensiva e flessibile, andando incontro sempre alle esigenze dei suoi dipendenti». Bardak è insomma un vero fiume in piena quando si tratta di decantare le virtù della nuova professione. «Ovvio, la condizione principale è il piacere della guida. Poi il resto si impara». In effetti, pensare di mettersi a far manovra, magari in retromarcia, al volante di un gigante da 28 tonnellate per 18 metri di lunghezza, potrebbe apparire proibitivo. «All’inizio anch’io pensavo che non ce l’avrei mai fatta, ma grazie all’incoraggiamento e all’aiuto del mio istruttore, Jackson Vasina, ci sono riuscita». E oggi affronta senza patemi d’animo (e spesso sotto gli occhi increduli di molti uomini) anche il capolinea di Tenero Brere, dove ai conducenti tocca giostrare a marcia indietro i lunghi e larghi articolati. «Il trucco – svela Marijana, strizzando l’occhio – è girare dalla parte opposta rispetto a quella in cui vorresti andare...».

Nessun pregiudizio sessista

Una vera esperta del mestiere, insomma, il nuovo acquisto dell’azienda locarnese. Che, rispetto alle sue colleghe della prima ora (le pioniere presero servizio una decina d’anni fa), non deve più fare i conti con pregiudizi sessisti. «Una delle prime assunte mi ha raccontato che, quando aveva appena iniziato, una signora in attesa ad una fermata, quando il suo bus si arrestò, la squadrò e le disse: ‘No grazie, vada pure. Aspetto il prossimo...’. Fortunatamente cose del genere non capitano più. Anzi, spesso i passeggeri dicono che guidiamo con più sensibilità e tatto degli uomini. E anche i colleghi maschi non fanno proprio alcuna differenza».

Grandi responsabilità

Sedere dietro al volante di un bus non vuol dire solo guidare, ma anche prendersi la responsabilità della sicurezza di chi si trasporta. «Di più: bisogna avere mille occhi, perché c’è il traffico fuori, ci sono i pedoni, i ciclisti, gli imprevisti. E di inchiodare davanti ad un pericolo, salvo casi eccezionali, proprio non se ne parla».

La famiglia, infine, che dice del lavoro? «I miei figli sono entusiasti. Soprattutto il piccolo. A volte, quando lavoro il sabato, costringe il papà a comprare una giornaliera per tutti e poi trascorrono ore a fare avanti e indietro sulla stessa linea, seduti in buon ordine dietro mentre io sono alla guida». Il futuro, insomma, è assicurato.

A caccia di nuovi “chauffeur”

Chiamateli conducenti, «chauffeur», meglio non autisti. Insomma, sono coloro cui è affidato il volante dei bus delle FART. Una flotta che, come noto, sarà presto potenziata, con l’acquisto di 36 nuovi veicoli. Proprio per questo l’azienda è alla ricerca di 50 nuovi conducenti. Per partecipare alla campagna di reclutamento non è necessario essere già formati. Ci si penserà in seguito. Intanto gli interessati trovano ogni informazione necessaria nel sito internet www.startconfart.ch. La prima giornata informativa è già fissata al 10 novembre. Saranno in 130 a parteciparvi.

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