Domenica si vota sul referendum contro l’aiuto al prepensionamento

Terre di Pedemonte

La popolazione chiamata alle urne per pronunciarsi sul contributo approvato dal Legislativo volto a favorire i dipendenti comunali che scelgono di cessare prima la propria attività professionale

Domenica si vota sul referendum contro l’aiuto al prepensionamento
L’obiettivo del Municipio era anche quello di abbassare l’età media dei dipendenti comunali facendo più spazio ai giovani. ©CdT/Gabriele Putzu

Domenica si vota sul referendum contro l’aiuto al prepensionamento

L’obiettivo del Municipio era anche quello di abbassare l’età media dei dipendenti comunali facendo più spazio ai giovani. ©CdT/Gabriele Putzu

Un contributo per rendere finanziariamente più sostenibile il prepensionamento. È ciò che il Municipio e la maggioranza del Legislativo di Terre di Pedemonte vorrebbero versare a favore dei propri dipendenti. Ma un gruppo di contrari, costituito da esponenti del PPD e del PLR, non ci sta, ha lanciato un referendum (riuscito) e sul tema nel prossimo fine settimana dovrà dunque pronunciarsi la popolazione del Comune.

L’articolo 71bis

La decisione contestata risale al 15 giugno scorso, quando la maggioranza del Consiglio comunale aveva accolto la proposta dell’Escutivo di inserire nel Regolamento organico dei dipendenti il relativo articolo, denominato 71bis. Successivamente, però, i contrari avevano lanciato il referendum, riuscendo a raccogliere 535 firme (ne occorrevano almeno 300). Il succo della proposta municipale consiste in un contributo a favore dei dipendenti comunali che scelgono il prepensionamento pari a circa 12.800 franchi per ogni anno di anticipo tra i 60 e i 65 anni (64 per le donne). Una soluzione che, secondo l’Esecutivo pedemontano, renderebbe più attrattiva la pensione anticipata, favorendo un ricambio generazionale fra i dipendenti (la cui età media è relativamente elevata), compensato finanziariamente dai minori costi per oneri sociali e aumenti dovuti al personale più giovane. Motivazioni che non hanno convinto i referendisti, i quali mettono in dubbio i vantaggi economici della misura, sottolineando pure come i soldi provenienti dalle imposte dovrebbero servire per retribuire l’attività lavorativa e non per promuoverne la cessazione.

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