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Fattura salata per domare l’incendio di Riazzino

Per lo spegnimento dell’incendio dello scorso inverno nella zona del Sasso Fenduto sono stati spesi quasi 400mila franchi e messi in campo 67 uomini

Fattura salata per domare l’incendio di Riazzino
(Foto Rescue Media)

Fattura salata per domare l’incendio di Riazzino

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Fattura salata per domare l’incendio di Riazzino

Fattura salata per domare l’incendio di Riazzino

RIAZZINO - Fattura salata per il rogo al Sasso Fenduto. L’incendio boschivo divampato a Riazzino tra il 31 dicembre 2018 e il 6 gennaio scorso ha comportato costi complessivi per 390mila franchi (90’253.95 per le 1751 ore di intervento dei pompieri e 295'791 per le 83,4 ore di volo degli elicotteri civili). Il costo delle 8 ore di volo del Super Puma dell’Esercito è invece stato assunto dalla Confederazione. A titolo di paragone, gli incendi boschivi nel 2018 hanno comportato dei costi di spegnimento pari a 2,14 milioni di franchi, di cui 1,64 a carico dello Stato. Le cifre sono state rese note dal Consiglio di Stato rispondendo all’interrogazione del deputato PS Bruno Storni.

Per domare le fiamme – che hanno interessato 17,13 ettari di bosco - sono stati coinvolti 67 effettivi: 12 militi del Corpo Pompieri urbani di Locarno, 38 del Corpo Pompieri urbani Tenero-Contra, 5 del Corpo Pompieri di montagna Pizzo Leone e 12 del Corpo Pompieri di montagna Melezza.

Nella risposta all’atto parlamentare il Governo ha ribadito che la situazione in Ticino non era a rischio prima di Natale, ma lo è diventata solo domenica 30 dicembre con il sopraggiungere del forte vento di favonio. L’Esecutivo ha precisato che la flotta di elicotteri privati presenti in Ticino «è ampiamente sufficiente» per far fronte a eventi ordinari in ambiente alpino. «Come ha dimostrato anche il confronto con l’esempio delle montagne rocciose canadesi, lo standard di elicotteri a disposizione in Ticino è quello impiegato oltre oceano nelle zone montagnose», si legge ancora.

Secondo il Governo, inoltre, «le prestazioni della flotta degli elicotteri civili a nostra disposizione sono ideali per la casistica alla quale siamo confrontati e per una rapida reazione in caso di evento».

Nel suo atto parlamentare Storni chiedeva lumi anche sull’impiego dei Super Puma, a suo dire più indicati per lo spegnimento delle fiamme. Il Consiglio di Stato ha però ribadito che «l’intervento dell’esercito è sussidiario a quello delle autorità civili ed è autorizzabile unicamente quando i mezzi civili non sono più in grado di gestire adeguatamente l’evento o lo stato maggiore dell’intervento reputa di avere bisogno mezzi speciali in dotazione all’esercito per portare a buon fine le operazioni». La richiesta di un Super Puma dell’esercito ha avuto luogo il 2 gennaio e nel primo pomeriggio il velivolo militare ha preso il volo ed è intervenuto a supporto dei pompieri e delle altre forze aeree presenti.

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