Privacy e delitti

Giallo di Muralto: foto e nome della giovane morta pubblicati dai media, parla l’esperto

Bertil Cottier: «Ci sono due interessi da tutelare: quelli della vittima e anche quelli legati al segreto istruttorio»

Giallo di Muralto: foto e nome della giovane morta pubblicati dai media, parla l’esperto
(Foto Reguzzi)

Giallo di Muralto: foto e nome della giovane morta pubblicati dai media, parla l’esperto

(Foto Reguzzi)

A Muralto c’è un caso nel caso. Il Ministero pubblico ha infatti aperto un procedimento penale nei confronti dei siti d’informazione (due sono ticinesi) che hanno pubblicato le generalità o le fotografie prese dal profilo Facebook della vittima. Secondo gli inquirenti potrebbe esserci stata una violazione dell’articolo 293 del codice penale (Pubblicazione di deliberazioni ufficiali segrete, che punisce «chiunque rende pubblici in tutto o in parte atti, istruttorie o deliberazioni di un’autorità dichiarati segreti in virtù di una legge o di una decisione presa dall’autorità») e dell’articolo 74 del Codice di diritto processuale (che indica come si possa divulgare l’identità di una vittima solo «se la collaborazione della popolazione è necessaria per far luce su crimini o per la ricerca di indiziati o se la vittima o, se deceduta, i suoi congiunti vi acconsentono»). Una situazione comunque particolare. Perché? Perché in Ticino c’è chi (come noi) già era a conoscenza mercoledì delle generalità della donna morta a Muralto, e non le ha pubblicate in rispetto degli articoli citati. Ieri mattina però, fin dall’alba, i siti dei principali tabloid inglesi hanno iniziato a pubblicare le foto e il nome della vittima. I quotidiani ticinesi non potevano farlo, quelli britannici sì. Dal Ticino bastava comunque andare nella sezione «Notizie» di Google e digitare le parole «Hotel Muralto» (o, semplicemente, visitare i siti inglesi) per scoprire quel che i media svizzeri non potevano pubblicare. Abbiamo contattato, per un parere, il professor Bertil Cottier, già decano della Facoltà di scienze della comunicazione dell’USI ed esperto di diritto dei media. «Questo è un po’ il problema. Si proibisce la pubblicazione per esempio sulla carta, ma poi online si trova tutto. Comunque in Svizzera si applica il diritto svizzero e a ben vedere non è una situazione nuova. Vi ricordate il caso del politico francese Dominiqe Strauss-Kahn? I giornali americani hanno tutti pubblicato le foto del suo arresto a New York, mentre i quotidiani francesi non potevano, perché da loro era proibito. E chi le ha pubblicate è stato sanzionato».

Questione di interesse pubblico

Ma perché queste regole? «Ci sono due interessi da tutelare. Quelli della vittima, in particolare della sua famiglia, ma anche il segreto istruttorio». E il diritto all’informazione in tutto questo? Ecco che entra in campo la Corte europea dei diritti dell’uomo. «La Corte è molto rispettosa della libertà di stampa, ma lo è anche del segreto istruttorio. La pratica dice che per violare il diritto al segreto dell’inchiesta occorre un interesse pubblico particolare». La pubblicazione di nomi e foto da parte di due portali ticinesi è stata deplorata dall’ATG (l’Associazione ticinese dei giornalisti).

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