Il burkini? «Un costume, non un problema di ordine pubblico»

Locarno

Per il Municipio il divieto proposto da una mozione non va applicato – Ci sono grandi differenze tra questo tema e la legge sulla dissimulazione del volto – La questione esulerebbe inoltre dalle competenze comunali

Il burkini? «Un costume, non un problema di ordine pubblico»
Per il Municipio non va vietato il burkini dalla spiagge o dagli stabilimenti balneari di Locarno. © Shutterstock

Il burkini? «Un costume, non un problema di ordine pubblico»

Per il Municipio non va vietato il burkini dalla spiagge o dagli stabilimenti balneari di Locarno. © Shutterstock

Vietare il burkini su rive, foci e spiagge di fiumi e laghi e in tutti gli stabilimenti balneari aperti al pubblico di Locarno? Per il Municipio cittadino, non s’ha da fare.
Nelle sue osservazioni alla mozione sul tema – inoltrata a suo tempo da Aron D’Errico, poi ripresa da Omar Caldara, e confirmatari – l’Esecutivo annota in primis come il burkini venga comunemente definito un «costume da bagno per donne di religione islamica, che copre tutto il corpo, lasciando liberi viso, mani e piedi». E rileva anche che «le sue origini sono legate a un’idea di pudore, attualmente più diffusa in culture non occidentali e che viene solitamente associata a una pratica legata all’Islam». Palazzo Marcacci ricorda inoltre come dal lato pratico sia «innegabile che per la donna che lo indossa significa spesso sentirsi comunque più libera di andare in spiaggia, cosa che altrimenti non farebbe o non potrebbe fare».

Un indumento, non un problema di ordine pubblico
Per i mozionanti, ricordiamo, si tratta invece di un «indumento ideologico, fondamentalista, retrogrado e barbaro [...] incompatibile con i valori fondamentali della Svizzera». E qui, indipendentemente dalla fondatezza o meno di queste preoccupazioni, il Municipio spiega che «all’ente comunale competono soltanto funzioni di polizia locale», sulla base di disposizioni cantonali. In questo contesto, dunque, non va dimenticato che, proprio a livello cantonale, si è legiferato per quanto concerne la dissimulazione del volto negli spazi pubblici. «Ciò che è altra cosa dall’indossare un indumento come nel presente caso», spiega l’Esecutivo. «Non rappresentando con tutta evidenza una problema di ordine pubblico, un divieto dell’indumento burkini non rientra e non rientrerebbe anche in futuro nelle competenze del Comune di Locarno». E si dubita anche che una simile regolamentazione, da adottare a livello ticinese, potrebbe essere conforme alla Costituzione federale e cantonale, «nella misura in cui un tale divieto non prevarrebbe, tra l’altro, sul diritto costituzionale alla libertà che dev’essere garantita a ogni cittadino». In particolare si dubita che possa prevalere un interesse pubblico rispetto alla libertà di poter scegliere l’abbigliamento che più aggrada una persona.

Il divieto non va alla radice
Un divieto come quello richiesto dai mozionanti – aggiunge ancora il Municipio – «potrebbe anche non portare ad alcun miglioramento per quanto riguarda l’ordine e la sicurezza, ma piuttosto alimentare intolleranze e discriminazioni legate soltanto a chi non si conforma a vestirsi come la maggioranza della nostra popolazione. Se la preoccupazione dei mozionanti è effettivamente quella di combattere la sottomissione della donna, a volte costretta anche a vestirsi in un certo modo, la problematica non può essere risolta alla radice con un divieto di indossare uno specifico tipo di indumento».

Un non problema per il Lido
L’ultima parola spetterà comunque al Consiglio comunale, che potrebbe affrontare il tema spinoso già durante il mese di marzo. A favore del divieto v’è la posizione della maggioranza della Commissione della legislazione (relatore del rapporto Mauro Belgeri), mentre la minoranza è contraria. E proprio il rapporto di minoranza (relatrice Rosanna Camponovo) riporta la posizione del direttore del Lido di Locarno, Cristophe Pellandini, il quale ha spiegato ai commissari: «Donne in burkini al Lido di Locarno in 8 anni le posso contare sulle dita di una mano. Il problema non esiste, basta venire a vedere». Mentre per ciò che concerne la sicurezza, ha aggiunto, che non vi sono problemi: «I materiali non impediscono, in caso di bisogno, il salvataggio della bagnante in quanto sono anch’essi in elasthanne come la maggior parte dei costumi da bagno». E, infine, ha chiosato: «Troppi divieti richiedono molti controlli, spesso incontrollabili, inutili. Piuttosto meglio tener d’occhio la sicurezza delle persone che ad esempio non sanno nuotare, o soccorrere quelle colte da un malore, controllare chi non fa la doccia prima di entrare in acqua, chi lascia le mutande sotto il costume, i bimbi senza mutandina, chi gira in topless. Insomma, chi non rispetta il regolamento».

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