«Il certificato COVID sia visto come una possibilità»

RITORNO ALLA NORMALITÀ

Alain Berset, dal Locarno Film Festival, si esprime anche sul discusso «pass» sempre più richiesto – Ma per il consigliere federale non c’è alcuna polemica – In futuro test a pagamento? «Prematuro parlarne ora»

«Il certificato COVID sia visto come una possibilità»
© CdT/ Chiara Zocchetti

«Il certificato COVID sia visto come una possibilità»

© CdT/ Chiara Zocchetti

Non solo di cinema e cultura si parla a Locarno. Vista la presenza di Alain Berset in Ticino, in occasione del Locarno Film Festival, la stampa ne approfitta per interrogare il consigliere federale anche su argomenti di attualità. In particolare sul certificato COVID, richiesto per accedere ad alcune proiezioni ma pure sempre di più nella vita di ogni giorno.

Alcuni paesi limitrofi alla Svizzera stanno prendendo decisioni al riguardo. In Germania potrebbe scattare, da settembre, una sorta di pass per consentire solo a vaccinati, testati o guariti di accedere a «determinati eventi o manifestazioni» tra cui ristoranti e palestre al chiuso. Il bioetico svizzero ed ex presidente della Commissione Nazionale di Etica Christoph Rehmann-Sutter ritiene assolutamente ragionevole che i ristoranti richiedano un certificato all’entrata. In Ticino il chiacchiericcio attorno a questa possibilità ha generato reazioni avverse da parte del settore. Cosa ne pensa Alain Berset? «Il certificato COVID è l’elemento che ci ha permesso di entrare in una fase di ritorno alla normalità - ha risposto questa mattina interrogato da un giornalista -. Bisogna vedere il certificato come una possibilità offerta alla popolazione. C’è possibilità di scelta, come per la vaccinazione. Si può usare o meno, ci si può vaccinare o sottoporsi a un test. Ma consente di tornare a fare delle attività che la pandemia ha impedito». Per il consigliere federale «il ruolo della politica è di offrire alternative e possibilità alla popolazione», senza sottovalutare la libertà. I cittadini svizzeri devono presentare un pass anche per viaggiare e recarsi all’estero, mentre da noi c’è ancora molta scelta al riguardo. Ma la questione legata al certificato COVID «ci accompagnerà ancora per qualche tempo, è inevitabile».

Il capo del Dipartimento federale dell’interno si è espresso anche sulla questione dei tamponi. La Confederazione sta valutando se renderli a pagamento? La risposta è «sni». Berset ha spiegato che la strategia attuale di depistaggio è molto importante. Per bloccare le nuove infezioni importate dall’estero, in periodo di vacanze, ma anche in vista della riapertura delle scuole (considerato che i giovani non sono ancora vaccinati e per molti non è ancora neppure accissibile il vaccino). Per questo, attualmente, l’accesso ai test deve restare il più semplice possibile. «Ma la strategia può cambiare e cambierà. Non sappiamo ancora quando. Oggi abbiamo bisogno di continuare a fare molti test per poter tornare alla normalità e tenere la situazione sotto controllo. Per il futuro la discussione è sul tavolo e si evolverà».

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