Il successo cresce dal basso

Solidarietà

L’esempio virtuoso di SAED Etiopia, che da 10 anni promuove progetti di sviluppo in Africa – Il presidente: «La nostra regola è di partire sempre dalle richieste della popolazione locale»

Il successo cresce dal basso
La nuova scuola inaugurata lo scorso anno a Warwara

Il successo cresce dal basso

La nuova scuola inaugurata lo scorso anno a Warwara

I tempi dei progetti di cooperazione allo sviluppo calati dall’alto sembrano fortunatamente tramontati. Sempre più chi decide di tendere la mano alle realtà meno fortunate lo fa tenendo ben presenti esigenze e richieste delle comunità locali. Anzi, spesso il lavoro prende origine proprio da queste ultime. Una filosofia che garantisce riuscita e continuità, oltre al coinvolgimento e alla responsabilizzazione di chi beneficia del sostegno. Una dimostrazione del successo di tale concezione è l’associazione SAED Etiopia, che da dieci anni promuove iniziative di aiuto a una delle zone più sfavorite del paese africano, la regione del Kaffa. Dal cui nome – curiosità etimologica – prende origine la parola «caffè». Là (a circa 460 chilometri a sud est della capitale Addis Abeba) nel 2009, grazie all’impegno della sua fondatrice (oggi presidente onoraria) Ruth Brogini, è cominciata un’attività solidale che prosegue a pieno regime. A dimostrazione che l’aver accolto e concretizzato le richieste della popolazione locale era la strada giusta da percorrere. Oggi SAED (che porta i suoi obiettivi nel nome: SAlute ed EDucazione) conta circa 180 soci, residenti in tutta la Svizzera, in prevalenza in Ticino e nel Locarnese. Con sede a Losone, l’associazione si è limitata a festeggiare il traguardo raggiunto con una cena etiope e una cerimonia del caffè dopo la sua ultima assemblea. «Per il resto – chiarisce il presidente Davide Guidinetti – siamo molto impegnati nei prossimi progetti e preferiamo concentrarci su quelli».
Guidinetti è, per certi versi, un caso eccezionale. Spesso, infatti, le associazioni in genere faticano a trovare nuove leve. Lui, trentenne da poco, si è invece lanciato anima e corpo nel lavoro di SAED. «Inizialmente – racconta al Corriere – sono entrato in comitato per un interesse personale verso i progetti di cooperazione e sviluppo. Sono stato membro di un gruppo regionale di Helvetas e seguivo le loro iniziative dall’esterno (più che altro per raccolta fondi, sensibilizzazione e informazione). Avrei però preferito mettere le mie competenze professionali di ingegnere al servizio dello sviluppo di progetti in zone svantaggiate». La conoscenza con Ruth Brogini lo ha spinto ad avvicinarsi al lavoro per l’Etiopia e il primo viaggio nel paese africano ha fatto il resto. Nel giugno 2018 ha assunto la presidenza, «ma va detto che senza gli altri membri di comitato (oltre alla stessa Brogini, Germano Simona, Maria Fornera, Claudia Broggini, Virgilio Congiu e Chiara Monti, ndr.) difficilmente l’associazione potrebbe andare avanti come fa. In questi dieci anni hanno svolto un lavoro grandissimo».
Un lavoro che si è concretizzato in strutture dinamiche e vitali, che oggi continuano a funzionare e per le quali, in certi casi, si prevedono ulteriori sviluppi. Il primo gesto concreto fu la costruzione di una scuola per l’infanzia nella località di Agaro Bushi, inaugurata nel 2009, oggi frequentata da un centinaio di bambini e affiancata anche da una mensa, dove i piccoli allievi ricevono ogni giorno un pasto semplice e nutriente. Nell’attività dell’asilo si presta anche molta attenzione alla formazione nell’ambito dell’igiene. Per rimanere nel campo dell’educazione, a quell’istituto ne è poi seguito un altro: una scuola elementare a Warwara, completa di servizi igienici, inaugurata un anno fa e poi consegnata ufficialmente alle autorità scolastiche e comunali locali. Una novantina i posti disponibili, in ognuna delle due aule, dove, a turno, seguono le lezioni circa 340 bambini. Prossimamente la scuola sarà servita anche da un nuovo acquedotto.

Uno degli acquedotti realizzati dall’associazione
Uno degli acquedotti realizzati dall’associazione

L’altro grande ambito di attività di SAED è, come detto, quello della salute e ha portato alla realizzazione, diversi anni fa, di un ambulatorio, sempre ad Agaro Bushi. La struttura è attiva nelle cure di base e, in particolare, nell’assistenza pre e post natale alle donne madri. La gestione dell’istituto è portata avanti in collaborazione con l’ONG statunitense Lalmba, attiva in Etiopia da una ventina d’anni. Riguarda proprio l’ambulatorio il più grande progetto nel quale l’associazione losonese è attualmente impegnata. «L’obiettivo – spiega ancora Guidinetti – è quello di trasformarlo in una cosiddetta ‘medium clinic’, secondo le direttive delle autorità locali». Un passaggio che comporterà un ampliamento delle prestazioni, rispondendo a precise esigenze in ambito di personale, tipo di malattie e relativa presa a carico e infrastrutture. Per queste ultime è già stato allestito un progetto, la cui concretizzazione sarà avviata nei prossimi mesi, con la costruzione di un nuovo edificio e la ristrutturazione di quello attuale. Oltre al potenziamento dell’acquedotto. Il tutto con un investimento complessivo di 300 mila franchi, che Lalmba e SAED si assumeranno metà ciascuno. «Uno sforzo non indifferente – chiarisce il presidente -, al quale possiamo far fronte grazie ai molti sostenitori, che non ringrazieremo mai abbastanza». Oltre a contributi da fondazioni, l’associazione ticinese può infatti beneficiare di donazioni da privati e anche da enti pubblici. Fra questi, tradizionalmente, il Comune di Losone, che per la riconversione dell’ambulatorio ha già messo a disposizione 15 mila franchi.
Soldi ben spesi, verrebbe da commentare, ascoltando i racconti di Guidinetti sui suoi viaggi in Etiopia, «dove vivono davvero con poco o niente, ma sono comunque capaci di grande accoglienza. Dove ricevere in regalo un pallone per i bambini è un evento incredibile e dove sanno ancora sorridere e danzare». E dove, grazie all’ambulatorio creato da SAED, le morti di parto sono passate da una media annua superiore a 130 casi a praticamente zero.

Acqua più pulita lavorando con la SUPSI
Oltre ai progetti nel Kaffa SAED Etiopia sta da poco collaborando anche con la SUPSI, che da diverso tempo ha un partenariato con l’università della città di Hawassa. In tale ambito si è ora avviata una nuova iniziativa volta a migliorare la qualità dell’acqua potabile. Quest’ultima deve essere clorata, ma spesso l’acquedotto locale non dispone della sostanza necessaria oppure il dosaggio viene fatto in modo impreciso. L’idea è ora quella di avviare imprese locali che producano cloro partendo dal sale e di allestire anche un sistema di dosatori automatici in modo che la quantità immessa nella rete sia sempre adeguata. Il tutto sensibilizzando pure la popolazione sulle regole dell’igiene di base.

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