L’agricoltura in città costa poco e frutta molto

Locarno

Presentati i risultati del Progetto mais grazie al quale si è coltivato un arido terreno di 100 metri quadrati – Nel secondo anno di sperimentazione è stato prodotto l’equivalente del fabbisogno calorico di un adulto per 50 giorni

L’agricoltura in città costa poco e frutta molto
Parte del raccolto autunnale.

L’agricoltura in città costa poco e frutta molto

Parte del raccolto autunnale.

L’agricoltura in città costa poco e frutta molto
Il piccolo terreno in città ha dato grandi frutti.

L’agricoltura in città costa poco e frutta molto

Il piccolo terreno in città ha dato grandi frutti.

Cosa si potrà mai fare con un terreno di circa cento metri quadrati? Per altro ben farcito di ghiaia e pietre varie, poiché originato dal delta della Maggia? Poco o niente, risponderebbe la maggior parte di noi. Sbagliando. Sbalorditivi sono infatti i risultati del Progetto Mais, sperimentato nell’ambito de «La scuola al centro del villaggio» (ideata dal docente Lorenzo Scascighini) in collaborazione con la SPAI, i ragazzi della scuola speciale e le associazioni dei quartieri Campagna e Rusca-Saleggi. Grazie a un simile appezzamento, messo a disposizione dalla Città proprio di fronte alla scuola professionale, si è potuto ricavare in un solo anno l’equivalente del fabbisogno calorico di una persona adulta per circa 50 giorni.

Impegno ridotto, tanto raccolto
Come? Investendoci un po’ di tempo, tra le 2 e le 4 ore alla settimana sull’arco di 6-8 mesi, e risparmiando un bel gruzzolo. I segreti di questo successo ce li spiega Pierluigi Zanchi, tecnico della nutrizione umana. «Non è necessario concimare il terreno, ararlo o vangarlo», spiega. «Per il nostro esperimento non abbiamo nemmeno utilizzato acqua per l’irrigazione. Semplicemente abbiano seminato e ricoperto il terreno con foglie e ramaglie, lasciando poi fare il resto alla natura». Insomma, si è proceduto a quella che in gergo si chiama pacciamatura, un’operazione che impedisce la crescita delle erbacce (anche le neofite invasive), mantiene l’umidità nel suolo, lo proteggere dalla pioggia battente e così via.

E il raccolto, come accennato, è stato cospicuo. «Se il primo anno – caratterizzato da almeno due lunghi periodi di siccità – abbiamo ottenuto 12 kg di semola di polenta, 32 kg di patate e 4 kg di fagioli, il secondo è andato ancora meglio». I chili di semola di polenta sono stati 11 (ma coltivando meno mais), 52 quelli di patate, 141 di zucche, 45 di zucchine, 11 di fagioli e altri 7,8 kg di ortaggi vari.

Risparmio garantito
«Il messaggio – spiega dunque Zanchi – è che tutti hanno la possibilità di fare la stessa cosa, senza spendere un franco. Anzi, risparmiando».

Non solo perché quello che si raccoglie non deve essere acquistato (si è calcolato che l’equivalente dell’ultimo raccolto in un negozio bio sarebbe costato circa 2.000 franchi), ma anche perché per la coltivazione si utilizza il verde, per il cui smaltimento di solito spendiamo cifre importanti. «La Città – spiega ancora Zanchi, che è anche consigliere comunale – ogni anno spende circa 300.000 franchi per smaltire 9.000 tonnellate di scarti vegetali». Scarti che, come visto, potrebbero invece essere utilizzati per coltivare appezzamenti di terra incolti e finora considerati praticamente inutilizzabili. «Ma la cosa interessante è che i soldi risparmiati permettono di innescare un circolo virtuoso, che consente di investire a casa propria e salvaguardando ulteriormente l’ambiente».

I risultati del Progetto mais sono stati presentati di recente alla SPAI, davanti alle autorità comunali. Un incontro seguito da un pranzo per l’85-90% preparato con i prodotti di questo orticello. Un pranzo non per 10 persone, ma per almeno 150. Il tutto a chilometro zero e assolutamente biologico.

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