L'aiuto agli amici alati passa dal web

Avifauna

L’Associazione per la protezione degli uccelli selvatici costretta a riorganizzarsi: sempre di più le richieste ma mancano fondi e volontari – Chiuso il Centro di Intragna, l’attività punterà su informazione e sensibilizzazione

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Il nome dell’associazione è anche ispirato all’appellativo scientifico dei rondoni. © APUS

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Il nome dell’associazione è anche ispirato all’appellativo scientifico dei rondoni. © APUS

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Oltre 7.1000 i volatili soccorsi in 7 anni d’attività. © APUS

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Oltre 7.1000 i volatili soccorsi in 7 anni d’attività. © APUS

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La presidente di APUS Célia Dias durante un evento di sensibilizzazione organizzato lo scorso dicembre a Locarno. © CDT/Zocchetti

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La presidente di APUS Célia Dias durante un evento di sensibilizzazione organizzato lo scorso dicembre a Locarno. © CDT/Zocchetti

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© CDT/Zocchetti

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Ha recentemente chiuso i battenti a Intragna l’unico Centro specializzato in tutta la Svizzera italiana nella cura e nella riabilitazione dei volatili. Struttura fondata e gestita da APUS, l’Associazione per la protezione degli uccelli selvatici, costretta a riorganizzare la propria attività, concentrandosi su informazione e sensibilizzazione della popolazione. «La domanda è in continua crescita e le risorse non sono più sufficienti», spiega al CdT la presidente Célia Dias.

«Anche quest’anno abbiamo ricevuto moltissime richieste d’intervento – aggiunge –, siamo arrivati a più di 1.239 casi trattati». In particolare, sono stati 768 gli uccelli soccorsi e rimessi al sicuro nel loro habitat e 479 (nella maggior parte feriti o orfani) gli esemplari ospitati al Centro di cura e riabilitazione. APUS si è inoltre impegnata a tutelare 145 colonie e nidi nell’ambiente urbano e a mettere a disposizione 338 nuovi nidi artificiali. Tutto sommato, il bilancio è notevole: «In 7 anni d’attività abbiamo soccorso più di 7.100 individui», sottolinea Dias, rilevando che si tratta di numeri «veramente enormi per un’associazione con risorse molte limitate». Per far fronte alla crescita della domanda – ogni anno i casi sono aumentati di circa il 10% – «ci siamo impegnati moltissimo», ma il 2019 «è stato estremamente complicato».

Insomma, «l’incremento dei casi – spiega la presidente – non ha fatto altro che aggravare ulteriormente la situazione già delicata dell’associazione», la cui attività si basa interamente sul volontariato. «La mancanza di risorse, sia finanziarie, sia umane – accentuata dal grandissimo impegno giornaliero richiesto (ndr, quest’estate APUS ha dovuto svolgere turni di lavoro con picchi di 17 ore) – ha fatto sì che il progetto Centro di cura e riabilitazione diventasse insostenibile». L’associazione, va detto, non beneficia nemmeno di un contributo cantonale: «In tutti questi anni, nonostante le diverse richieste, non ci è mai stato rilasciato nessun sussidio», risponde la nostra interlocutrice. «In ogni caso – precisa – per riuscire a gestire una struttura di recupero sono necessari molti fondi, bisognerebbe far capo al sostegno di più enti (ndr, pubblici e privati)». Basti pensare che, «per far crescere un nidiaceo di rondone comune caduto dal nido ci vogliono circa 300 franchi e in questi anni a Intragna ne abbiamo ospitati moltissimi».

La consulenza
E così, dopo lunga riflessione, APUS (che può contare su 2 collaboratori esperti, affiancati da un numero variabile di volontari) ha deciso di disattivare il servizio di picchetto telefonico e abbassare – per ora – le serrande del Centro operativo di Intragna, per dedicarsi totalmente ad attività divulgative. «Continueremo – fa sapere Dias – a offrire consulenza per la salvaguardia degli uccelli selvatici tramite e-mail (info@apusapus.ch)». Nella diffusione di nozioni sull’avifauna indigena avranno un ruolo chiave anche i social media e il sito www.apusapus.ch, «appena rinnovato» e dove, «in caso di ritrovamento di un volatile in difficoltà, troverete molti consigli e informazioni utili».

Progetti e programmi didattici
Durante i primi mesi del 2020 l’associazione si dedicherà anche all’organizzazione di nuovi eventi e iniziative, oltre a continuare a promuovere la posa di nidi artificiali e a recarsi nelle scuole per sensibilizzare anche i più giovani. «È incredibile come una mattinata passata in compagnia possa rimanere indelebile nella mente dei bambini – evidenzia a tal proposito la presidente – creando quella sensibilità di cui si ha così bisogno oggigiorno».

Prospettive
Per quanto riguarda il futuro, vi è la possibilità che un giorno venga riaperta la struttura di pronto intervento? «Chissà – risponde Dias –, già essere riusciti a mettere in piedi in Ticino un Centro di recupero specializzato nella salvaguardia dell’avifauna indigena è stato incredibile. Siamo riusciti con molta fatica a portare avanti questo meraviglioso progetto per ben 7 anni. Ciò ci ha insegnato che niente è impossibile». In passato, ricordiamo, si è parlato anche dell’apertura di una struttura di supporto nel Sottoceneri. «Le idee sono molte, alcune rimangono sogni nel cassetto, altre diventano realtà – conclude la presidente –, solo il tempo ci dirà come andrà. I sostegni alla nostra associazione sono sempre stati insufficienti, dunque nonostante la necessità di questo progetto, purtroppo non è stato possibile concretizzarlo».

In caso di necessità

Nel frattempo, in caso di ritrovamento di un uccello selvatico in difficoltà APUS consiglia di riporlo al sicuro in una scatola adeguatamente grande, con un asciugamano sul fondo e dei fori nel coperchio. Quindi contattare l’Ufficio della caccia e della pesca al numero 091/814.28.71 oppure cercare il recapito del guardia caccia della zona sul sito, per ottenere informazioni su come procedere. Anche sul sito dell’associazione «troverete consigli di base su come comportarsi nelle diverse circostanze, ad esempio quando un uccello sbatte contro una finestra della casa».
Il Centro di Intragna, come detto, era l’unica struttura nella Svizzera italiana specializzata nella cura e nella riabilitazione dei volatili. Altre strutture di pronto intervento per l’avifauna ritenute «molto validi» si trovano oltre San Gottardo. «Per esempio – indica Dias – nel caso di rondoni in difficoltà ci si può rivolgere alla Stazione di riabilitazione e rilascio di Zurigo, se invece trovate dei rapaci ci sentiamo di consigliarvi il Centro specializzato per rapaci di Zurigo».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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