La «nefanda» senza il suo lago svela macerie e vecchi ricordi

Diga della Verzasca

Con il progressivo svuotamento del bacino idroelettrico riaffioreranno alcuni antichi manufatti e i ruderi delle frazioni di Pioda e Tropino, sommerse negli anni Sessanta

La «nefanda» senza il suo lago svela macerie e vecchi ricordi
Il vecchio ponte ad arco che attraversa l’imbocco della val Porta oggi è già visibile. © CDT/Gabriele Putzu

La «nefanda» senza il suo lago svela macerie e vecchi ricordi

Il vecchio ponte ad arco che attraversa l’imbocco della val Porta oggi è già visibile. © CDT/Gabriele Putzu

Anna Gnesa la chiamava «la nefanda». Insomma, ci andava giù pesante. In effetti, c’è stata un’epoca in cui l’idea di costruire proprio lì, all’imbocco di una delle valli più strette, scomode e ripide del Ticino, una gigantesca diga, non piaceva. Scriveva ancora la maestra di Brione Verzasca nel libro Lungo la strada: «Qui natura e opera umana erano una volta così concordi. E adesso: l’opera umana ha violato la natura, dal bacino idroelettrico alle casette nuove di vacanza». Il sentimento di Anna Gnesa nei confronti del muro di calcestruzzo e del nuovo bacino della diga della Verzasca - preziosi simboli di un cantone che stava abbracciando il progresso, che guardava avanti - non era un’eccezione. In particolare a Vogorno, unico Comune della valle a votare contro la costruzione della diga e a...

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