Lanciato verso mille progetti, coi piedi in terra e il cuore nel cielo

La storia

Incontro con Davide Pedrioli, che ha da poco lasciato la carica di delegato cantonale per l’aviazione civile – Dalle passioni personali ai mille progetti legati al territorio e al settore del volo

Lanciato verso mille progetti, coi piedi in terra e il cuore nel cielo
Davide Pedrioli è entrato nell’amministrazione cantonale come praticante nel 1981 e da allora ha ricoperto varie funzioni. ©CdT/Chiara Zocchetti

Lanciato verso mille progetti, coi piedi in terra e il cuore nel cielo

Davide Pedrioli è entrato nell’amministrazione cantonale come praticante nel 1981 e da allora ha ricoperto varie funzioni. ©CdT/Chiara Zocchetti

Con il cuore fra le nuvole e i piedi ben piantati per terra. Ma, soprattutto, sempre immerso in mille progetti. Così ha trascorso l’ultima quarantina d’anni Davide Pedrioli, la cui carriera professionale era iniziata alla Sezione pianificazione urbanistica del Cantone e si è conclusa da poco nelle vesti di delegato per l’aviazione civile e direttore dell’aeroporto di Locarno. Dal primo febbraio è in pensione, ma é tutt’altro che disoccupato.

Pianificare, guardare il mondo con gli occhi dell’ingegnere. Sembrano caratteristiche insite nel DNA dei Pedrioli (considerando che anche i figli, Alessandro e Andrea, hanno scelto il Politecnico). Forse su tale inclinazione ha influito il luogo di nascita dell’ex direttore dello scalo locarnese, venuto al mondo fra i rigorosi germanofoni di oltre Gottardo. «Sono nato a Basilea nel ‘57 – racconta –. Vivevamo là perché papà Olindo vi lavorava per le Ferrovie». Così per il piccolo Davide l’asilo diventa il «Kindergarten», che frequenta per un paio d’anni. «Poi, quando si trattò di cominciare con le scuole ‘vere’, papà decise che avremmo dovuto frequentarle in Ticino». Con il fratello e mamma Rosalia («una Pedrazzi di Gorduno») rientrò quindi al sud delle Alpi e si stabilì a Faido.

La passione per l’hockey

«Lì frequentai le elementari e nacque la passione per l’hockey, che mi ha poi seguito per tutta la vita. Allora in paese c’erano addirittura tre piste di ghiaccio: una persino dentro il perimetro del convento dei frati!», ricorda sorridendo Pedrioli. Poi il trasloco a Gorduno (dove vive tuttora), il ginnasio a Bellinzona e il liceo a Lugano. Quindi, fra il ‘76 e l’‘81, parte per il Politecnico di Zurigo, dove si diploma come ingegnere del genio rurale e topografia. «Nei due anni successivi seguii i servizi d’avanzamento militare (arrivando al grado di maggiore), intercalati con la pratica per ottenere la patente di geometra». È quella scelta che gli apre le porte dell’amministrazione cantonale, dalla quale poi, tramite un concorso, nel 1983 viene assunto per lavorare alla Sezione pianificazione urbanistica. Fino al ‘95, dunque, l’attività professionale è strettamente legata al territorio, cosa che lo porta a conoscere il Ticino come le sue tasche. Soprattutto il Sopraceneri, considerando che, fra l’altro, dirige la pianificazione locale del Locarnese e del Bellinzonese, occupandosi di un comparto con ben 85 Comuni e circa 100 mila abitanti.

Una svolta verso l’alto

Nel ‘95, poi, la svolta verso... il cielo. «Edy Poggiati, allora delegato per l’aviazione civile e direttore dell’aeroporto di Locarno, stava per andare in pensione. Sapeva che volavo e quindi mi suggerì di concorrere per il suo posto. La cosa mi incuriosii, mi candidai e mi scelsero». A questo punto val forse la pena aprire una parentesi e parlare della passione per il volo. «Il primo lo ricordo bene – racconta il nostro interlocutore –. Fu un lancio con il paracadute nel 1981, fatto per una sfida tra amici. Mi affascinò subito e decisi di frequentare il corso base». Che si fermò però al nono lancio (sui venti previsti), a causa di una folata di vento traditrice, «che mi fece perdere la fiducia nel mezzo». Ma non l’innamoramento per la disciplina, passato dapprima per il volo a vela e approdato a quello a motore quando già aveva assunto la carica di delegato e direttore dell’aeroporto cantonale.

La delusione per Locarno

In tale veste – ad intermittenza «condivisa» anche con altre funzioni, come quella di capo sezione della Pianificazione urbanistica – ha dovuto affrontare non poche sfide, soprattutto riguardanti gli scali ticinesi (di Locarno e Lugano in particolare). Del primo ha vissuto («con una certa delusione, non lo nego, visto l’impegno che ci avevamo messo fino ad allora») il ridimensionamento del progetto di rilancio, che in un primo tempo prevedeva di prolungare la pista fino a 1.300 metri «per permettere l’atterraggio dei charter, pensando soprattutto ad un rilancio turistico della regione». Ma, alla fine, si è puntato solo su un aggiornamento delle infrastrutture, atteso ormai da diversi anni e che Pedrioli spera di veder finalmente concretizzato a breve. Quanto a Lugano, «bisogna mantenere la consapevolezza che è quello lo scalo principale del cantone. La crisi che sta vivendo oggi è esattamente la stessa che stanno affrontando altri aeroporti regionali europei, soprattutto se votati in modo particolare ai collegamenti di linea». Agno, dunque, per Pedrioli, dovrà fare uno sforzo riorganizzativo non da poco se vuole continuare ad esistere. «Diversificando in modo deciso le proprie attività, puntando maggiormente sull’aviazione d’affari, sulla scuola e valorizzando la presenza degli elicotteri».

Ancora tanti impegni

Nel frattempo lui il cuore fra le nuvole lo mantiene, continuando a collaborare con varie commissioni federali, fungendo da consulente in diversi ambiti (sia per progetti legati al volo sia per operazioni più... terrestri). «Il tutto – chiarisce – dando una nuova velocità al quotidiano, imparando a dire no e mai sacrificando il tempo per la famiglia: mia moglie Ines e i figli sono sempre stati la vera priorità».

Per le aggregazioni c’è la... BBC

Oggi Davide Pedrioli è anche presidente del Legislativo di Bellinzona. Prima dell’aggregazione era stato municipale a Gorduno fino dal 1984. Un tema principe è dunque quello delle fusioni comunali, per il quale il primo cittadino della Turrita presterebbe al Locarnese «la nostra BBC», chiosa sorridendo. L’acronimo sta per l’unione dei cognomi di Mario Branda, Andrea Bersani e Riccardo Calastri. «Loro in primis si sono convinti che in 17 Comuni non potevamo più andare avanti, che l’aggregazione fosse un’opportunità unica e ci hanno messo la faccia».

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