Le cannonate di un borgo che fece una scelta lungimirante

Legami

Per i 500 anni dal giuramento di fedeltà agli Svizzeri a Brissago si è ripercorsa una storia di indipendenza ma si è anche guardato al futuro – Ignazio Cassis: «È spesso nei momenti di grande incertezza che siamo spinti a prendere strade destinate a diventare durature»

Le cannonate di un borgo che fece una scelta lungimirante
Le salve di cannone sono state il momento culminante della cerimonia commemorativa. ©Ti-Press/Alessandro Crinari

Le cannonate di un borgo che fece una scelta lungimirante

Le salve di cannone sono state il momento culminante della cerimonia commemorativa. ©Ti-Press/Alessandro Crinari

Le cannonate di un borgo che fece una scelta lungimirante
Il sindaco Roberto Ponti ha aperto la serie degli interventi ufficiali. ©Ti-Press/Alessandro Crinari

Le cannonate di un borgo che fece una scelta lungimirante

Il sindaco Roberto Ponti ha aperto la serie degli interventi ufficiali. ©Ti-Press/Alessandro Crinari

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Le cannonate di un borgo che fece una scelta lungimirante

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Le cannonate di un borgo che fece una scelta lungimirante

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Le cannonate di un borgo che fece una scelta lungimirante

«Non sei arrivato in Svizzera finché non sei a Brissago». È anche con una citazione da «Addio alle armi» – il romanzo del premio Nobel Ernest Hemingway di cui il villaggio di confine è uno dei protagonisti – che il consigliere federale Ignazio Cassis ha voluto inviare i propri auguri per i festeggiamenti in occasione dei 500 anni dal giuramento di fedeltà dei brissaghesi – fino ad allora indipendenti – ai cantoni svizzeri. Con quell’atto il borgo entrò ufficialmente a far parte del baliaggio di Locarno, pur mantenendo uno statuto particolare. Una svolta che ne ha profondamente segnato la storia, come evidenziato dalla sentita cerimonia di ieri, cui hanno partecipato numerose autorità di tutto il Locarnese e culminata con i colpi di cannone sparati dai pezzi ottocenteschi degli artiglieri storici comunali. La commemorazione è stata l’occasione per ripercorrere vicende caratterizzate dall’orgoglio di essere particolari, ma anche per guardare al futuro memori degli insegnamenti del passato.

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Una complessa duplicità
A fare gli onori di casa è stato il coordinatore dei festeggiamenti, già segretario comunale, Riccardo Beretta, mentre l’intervento d’entrata è spettato al sindaco Roberto Ponti, il quale ha definito gli eventi di mezzo millennio fa «un esperimento di autonomia con venature avanguardistiche che ancora ci contraddistingue». Brissago è peraltro un luogo complesso, la cui duplicità ha segnato (e segna) profondamente anche la sua gente. «Siamo – ha chiosato il sindaco – montanari e gente d’acqua, pescatori e cacciatori. Una natura complicata che ha affascinato molti personaggi illustri». Ed ecco, fra i tanti, di nuovo il riferimento a Hemingway e al compositore italiano Ruggero Leoncavallo. Cinquecento anni fa i brissaghesi si ritrovarono al centro della storia e seppero scegliere con lungimiranza, trasformando in forza la loro diversità (che ancora si manifesta oggi, ad esempio, in un dialetto particolare o nella liturgia religiosa ambrosiana). «Evitando però – ha aggiunto Ponti – di cadere dall’orgoglio alla testardaggine, trovando sempre i giusti compromessi anche di fronte alle divergenze». Infine il sindaco ha guardato al futuro, sottolineando come le sfide non manchino: necessario rimanere al passo con i tempi in ambito turistico (principale risorsa del comune) ed essere sempre un luogo di vita attrattivo per giovani famiglie. «È in quest’ottica – ha aggiunto – che abbiamo appena inaugurato un centro extrascolastico e che intendiamo dar vita a un asilo nido entro i prossimi due anni».

L’analogia con il presente
Ignazio Cassis (così come il presidente del Consiglio comunale, Mario Corti) hanno colto un’analogia fra la situazione dei brissaghesi nel 1521 e quella attuale, pensando – in particolare – alle discussioni sull’accordo quadro con l’Unione europea. Allora, ha sottolineato il consigliere federale, «un piede volgeva verso Milano, con cui si condividevano lingua e commerci, l’altro verso nord, dove i cantoni svizzeri si stavano organizzando, offrendo protezione». Come evolveranno le trattative con l’UE lo si vedrà; i brissaghesi, però, ha sottolineato Corti, «trovarono una soluzione proficua e lungimirante ai loro dilemmi». E lo fecero, ha quindi affermato il presidente del Governo cantonale Manuele Bertoli, «anche per ragioni pratiche, ma mettendo soprattutto al centro l’orgoglio dell’indipendenza». Un valore fondamentale, quest’ultimo, secondo il consigliere di Stato, che va però reso più forte grazie alla capacità di intessere relazioni. Un concetto, quest’ultimo, fatto proprio anche dal presidente del Gran Consiglio Nicola Pini, il quale ha sottolineato come le grandi sfide vadano oltre i confini e le barriere umane e che sono dunque sempre da affrontate assieme. Il primo cittadino del Cantone ha anche espresso una certa emozione per essere «per metà brissaghese» , raccontando pure di avere un legame particolare con la Fabbrica Tabacchi (il cui comparto ha ospitato la cerimonia), visto che è proprio lì che i suoi nonni si erano conosciuti. Storie collettive e personali caratterizzate dalla voglia di futuro, «che ancora si perpetua – ha aggiunto Pini –. Lo dimostrano le due opere fra le quali ci troviamo: il nuovo Lido e il lungolago riqualificato».

Un ministro in immersione
Alle salve dei cannoni e ai concerti della Filarmonica brissaghese e del tenore Ottavio Palmieri è seguita la cena in comune, con – in apertura – il videomessaggio inviato da Ignazio Cassis, grazie al quale si è anche scoperto un lato inedito del consigliere federale. Il quale ha, fra l’altro, raccontato di avere ricordi felici legati al borgo di confine e ai suoi abitanti. «Con alcuni di voi – ha detto – mi sono immerso nelle profondità del lago e anche in quelle della politica, entrambe talvolta chiare e altre torbide». Il ministro degli esteri, tracciando il parallelo fra la situazione di Brissago nel 1521 e quella attuale, ha ancora sottolineato come «è spesso nei momenti di incertezza che siamo spinti a prendere strade destinate a diventare durature». E, riferendosi alla citazione d’entrata di «Addio alle armi», ha pure evidenziato che «ciò che conta è aver sempre chiaro il porto di approdo. Il vostro rappresentò la salvezza per i fuggiaschi durante la guerra e questo è anche merito della decisione che i brissaghesi presero 500 anni fa». L’augurio finale di Cassis è stato quello di «mai perdere l’ottimismo e di guardare avanti con fiducia, credendo nelle nostre capacità, che sono arricchite dal fatto di trovarci a cavallo fra due culture».

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