«Licenziamento sbagliato. Operaio da reintegrare»

Locarno

Fabrizio Sirica chiede al Municipio di scusarsi e riassumere il dipendente lasciato a casa nel 2018 – Il Tribunale amministrativo ha corretto i giorni di assenza, definendo illegittima la disdetta – Nessun obbligo di legge

«Licenziamento sbagliato. Operaio da reintegrare»
Per le persone con più di 50 anni, come gli operai licenziati dalla Città, trovare un nuovo lavoro è molto difficile. © CdT/Archivio

«Licenziamento sbagliato. Operaio da reintegrare»

Per le persone con più di 50 anni, come gli operai licenziati dalla Città, trovare un nuovo lavoro è molto difficile. © CdT/Archivio

«Il Municipio di Locarno chieda scusa e reintegri l’operaio». È il titolo, nonché la domanda di fondo, dell’interrogazione presentata da Fabrizio Sirica (PS), assieme ai colleghi di partito Rosanna Camponovo, Paolo Tremante e Pier Mellini e anche a Simone Beltrame del PPD.

La vicenda del licenziamento – o meglio, come vedremo, dei licenziamenti – risale alla fine di gennaio del 2018. Il motivo della disdetta di lavoro – inoltrata all’operaio ultra cinquantenne da 20 anni impiegato del Comune – è da ricondurre alle molte assenze accumulate. Troppe per il Municipio, che sulla base del Regolamento organico dei dipendenti ha appunto optato per il licenziamento. Questo anche se, nel febbraio del 2019, 61 dipendenti avevano sottoscritto un appello a favore del collega, i cui molti giorni di assenza – rimarca Sirica – «erano dovuti a un infortunio professionale». E pur avendo riconosciuto che l’operaio «è stato licenziato per causa e non per colpa».

Infortunato sul lavoro
L’operaio, nonostante la risposta a un precedente atto parlamentare non lasciasse chissà quali spazi di manovra, ha comunque deciso di opporsi alla decisione, ritenendo «illegittimo il licenziamento poiché (in estrema sintesi) i giorni d’assenza sarebbero stati calcolati in maniera sbagliata». Ben 603 quelli che gli vengono imputati, poiché i giorni d’assenza al 50% erano stati contati come giorni pieni. Il Tribunale amministrativo cantonale (Tram), dopo che il Consiglio di Stato aveva dato ragione all’Esecutivo comunale, li ha dunque conteggiati diversamente, facendoli diminuire a 487. «Ossia poco più di 16 mesi e meno dei 18 stabiliti [...] per poter licenziare», sottolinea ancora l’interpellante. Che aggiunge: «Il Tram conclude quindi, con sentenza del 25 novembre 2019, che ‘il licenziamento appare comunque ingiustificato sotto tutti i punti di vista». Secondo le informazioni raccolte dal CdT, il Municipio non avrebbe a sua volta interposto ricorso al Tribunale federale. Anche perché – fermandoci ai meri aspetti formali – la precedente sentenza non lo obbliga a reintegrare l’impiegato. D’altro canto la stessa legge sul lavoro non prevede il diritto di riavere il proprio posto, nemmeno in caso di licenziamento illegittimo.

Un uomo d’esperienza
Sirica a confirmatari, come accennato, non si fermano però a questo caso. Con le stesse motivazioni a gennaio 2018 era stato licenziato anche un altro operaio. Una disdetta «eticamente ancor più grave», perché si è trattato sempre di un licenziamento per «causa e non per colpa», nonché di una persona apprezzata per il lavoro svolto, tanto da meritare due promozioni in 20 anni di carriera, diventando caposquadra. Anche in questo caso il Tribunale ha ricalcolato le assenze: da 915 a 708 giorni, comunque più dei 540 che permettono all’Esecutivo di licenziare un dipendente. Se legalmente la seconda disdetta è quindi legittima, l’interpellanza mette l’accento sui 421,5 giorni di assenza dovuti a un grave incidente sul lavoro, ma anche sui risvolti umani per un dipendente di più di 50 anni che, vista la situazione del mercato del lavoro ticinese, faticherà a trovare un nuovo impiego.

Tornare sui propri passi
In merito al primo licenziamento Sirica e colleghi chiedono infine al Municipio di «riconoscere pubblicamente il proprio errore e scusarsi con l’operaio licenziato illegittimamente». E anche di accettare, «finalmente, di dar seguito all’appello dei 61 collaboratori della città [...] e reintegrare l’operaio».
E la domanda di reintegro viene poi estesa anche al secondo operaio licenziato. «Il Municipio si rende conto che la scelta di licenziare un operaio che non solo non aveva problemi di condotta, ma che era pure stato promosso e valutato positivamente, è eticamente inaccettabile per un servizio pubblico?», è la domanda che viene inoltre posta. Infine: «Il Municipio intende aiutare in qualche modo l’operaio licenziato a trovare un’altra occupazione? Non ritiene paradossale che, nel caso in cui quest’uomo non riuscisse a trovare una nuova occupazione, il costo sociale ricadrebbe ancora sulla città (col risultato di aver gravemente peggiorato la sua condizione di vita)?».

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