«Non vedo perché si debba tornare sul trasloco del museo a Locarno»

Storia naturale

La reazione del sindaco Alain Scherrer ai dubbi espressi da Michele Bertini e Diana Tenconi – «Non mi risulta siano stati riscontrati problemi e la Città è comunque pronta a collaborare per affrontare qualsiasi criticità»

«Non vedo perché si debba tornare sul trasloco del museo a Locarno»
Il comparto del monastero di Santa Canterina, nel pieno centro di Locarno. © Città di Locarno

«Non vedo perché si debba tornare sul trasloco del museo a Locarno»

Il comparto del monastero di Santa Canterina, nel pieno centro di Locarno. © Città di Locarno

Non mi risulta siano stati riscontrati particolari problemi e non comprendo dunque perché l’attuale impostazione – che mi pare ottima e lungimirante – debba essere rivista». È sorpreso (e, forse, anche un po’ sconcertato) il sindaco di Locarno, Alain Scherrer, dopo quanto espresso pubblicamente negli scorsi giorni riguardo alla decisione, adottata due anni fa dal Cantone, di trasferire il Museo di storia naturale da Lugano al comparto di Santa Caterina, nel centro della città sul Verbano.

Echi dal Luganese

Il primo a scendere in campo è stato lunedì, dalle colonne de La Regione, il vice sindaco di Lugano, Michele Bertini. Il quale, parlando di presunti «limiti e difficoltà di tipo tecnico, finanziario e procedurale» che si starebbero riscontrando a Locarno, ha ventilato l’ipotesi che si tornasse sui propri passi, riesaminando l’ipotesi di trasferire il museo a Faido. Ieri gli ha poi fatto eco anche la deputata in Gran Consiglio del PLR Diana Tenconi, la quale – in un’interrogazione – sottolinea il fatto che il Governo «non ha ancora allestito un messaggio sul tema. Anzi, le prospettive indicano tempi molto lunghi per la concretizzazione del progetto: addirittura tra i 7 e gli 8 anni». Da qui anche il suo auspicio a riconsiderare la candidatura leventinese.

Grande positività

«La proposta cantonale di ubicare il Museo di storia naturale nel comparto di Santa Caterina – replica Scherrer, interpellato dal Corriere – è stata accolta con grande positività da parte del Municipio e della Città di Locarno. Il museo – prosegue il sindaco – sarà inserito in un contesto urbano di grande pregio e in ottima posizione: a pochi passi da altre realtà museali di valore, come il Castello Visconteo, Casa Rusca e Casorella, e a pochi minuti da quelle delle valli laterali, con le quali potrebbero costruirsi interessanti sinergie per offrire ai visitatori un’offerta culturale variegata e legata al territorio, che in un’estensione limitata offre sia il contesto urbano della città, sia quello lacustre, sia quello rurale e montano delle zone limitrofe». Scherrer analizza poi i collegamenti, sottolineando come «l’ubicazione, grazie ai miglioramenti della rete ferroviaria che si prospettano dal 2020, permetterà di raggiungere il museo in meno di 30 minuti da Lugano e, percorrendo a piedi pochi passi, dalla rinnovata stazione FFS di Locarno».

Un patrimonio del cantone

Da qui la mancata comprensione dei dubbi espressi in questi giorni, visto che, appunto, a Scherrer non risulta siano stati riscontrati particolari problemi. «La Città e i suoi servizi – conclude il sindaco – offrono sostegno e piena collaborazione per risolvere in tempi brevi eventuali criticità di tipo pianificatorio o altro che dovessero emergere durante la realizzazione del progetto. E auspicano che la Locarno del 2030 possa vedere la realizzazione del Museo cantonale di storia naturale e valorizzarne l’immenso patrimonio per tutto il cantone e per tutti i ticinesi».

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