Per quel brutale uxoricidio 18 anni di carcere

La sentenza

Il 57.enne di origini macedoni è stato condannato per assassinio e gli è stata inflitta pure l’espulsione dalla Svizzera - Ad Ascona uccise «barbaramente e con crudeltà» la moglie

Per quel brutale uxoricidio 18 anni di carcere
©Rescue Media

Per quel brutale uxoricidio 18 anni di carcere

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Colpevole di assassinio, un brutale uxoricidio. «Ha barbaramente e con crudeltà ucciso la moglie, con modalità perverse e spinto da puro egoismo, agendo in modo gretto e primitivo, oltretutto incurante delle conseguenze che il suo atto criminoso avrebbero avuto per le due giovani figlie della vittima ». Non ha avuto incertezze il giudice Mauro Ermani, presidente della Corte delle Assise criminali, nel leggere il dispositivo della sentenza che condanna il 57.enne di origini macedoni a 18 anni di carcere e all’espulsione per 15 anni dalla Svizzera una volta scontata la pena. L’uomo, come evidenziato anche in aula, sempre secondo il giudice, non s’è fatto scrupoli nell’aspettare al varco, alla fermata del bus, la ben più giovane moglie, 38.enne, per un ultimo incontro chiarificatorio, portandosi però appresso una pistola con l’evidente intento di ucciderla: «O torni con me o ti uccido», questo era il pensiero fisso dell’imputato, come espresso anche in aula, ha ricordato il giudice. «Al limite poteva anche solo picchiarla, invece s’è procurato una pistola e le ha sparato senza pietà tutti i colpi nel caricatore, compreso l’ultimo, a bruciapelo, mentre la donna era stesa a terra, supina e agonizzante », ha ancora spiegato il presidente della Corte. Che, ripercorrendo la dinamica del delitto, ha anche «smascherato» la messa in scena del tentato suicidio del marito dopo aver ucciso la moglie: «Chi vuole veramente suicidarsi l’ultimo lo conserva per sé, non lo scarica sulla vittima», ha detto.

Il tentativo della difesa

«Uxoricida sì, ma assassino no». Così il difensore del 57.enne aveva cercato in mattinata di smontare l’impianto accusatorio messo in piedi dalla procura che per il reato più grave del codice penale, l’assassinio, aveva richiesto per l’imputato 20 anni di carcere e la sua espulsione. Lui, al termine dell’arringa, ha chiesto un massimo di 14 anni da passare dietro le sbarre per il pur grave reato di omicidio intenzionale. «Un atto d’accusa incompleto ed insufficiente, lacunoso soprattutto per il movente e lo scopo del delitto contestati al mio assistito, che certamente ha compiuto un atto terribile e imperdonabile, ma senza intenti egoistici o perversi come vuol far credere la procura» ha dichiarato Niccolò Giovanettina.

La personalità dell’imputato

Il delitto di Ascona restava ancora da sviscerare, sempre secondo la difesa, tenendo soprattutto conto della perizia psichiatrica alla quale è stato sottoposto il suo assistito e che il procuratore Moreno Capella nella sua requisitoria aveva invece rigettato, con la conseguente non considerazione della lieve scemata responsabilità concessa all’imputato. Scemata imputabilità che invece la Corte ha accolto nella misura del 10% e che ha contribuito a ridurre la pena richiesta dal procuratore. La perizia è stata elaborata dal dottor Rafael Traber della Clinica di Mendrisio. Un parere specialistico dal quale emerge che quella mattina del 23 giugno 2017 ad Ascona l’uomo agì d’impeto, senza premeditazione, a causa di «sentimenti di perdita inaccettabili venuti alla luce per la morte della prima moglie, mai elaborata, nonché per la situazione di conflitto che s’era venuta a creare con la seconda consorte», ha spiegato Giovanettina.

Il fatto traumatico

Facendo sempre riferimento all’incarto psichiatrico, il legale ha sottolineato come l’elemento scatenante che ha fatto degenerare la situazione già compromessa tra i coniugi, si collochi a qualche mese prima del delitto. Quel giorno, il 2 aprile del 2017, l’imputato, al rientro dalla Macedonia dopo una vacanza, viene a sapere dagli stessi suoi familiari che la moglie l’avrebbe tradito con il genero. Una rivelazione scioccante, un trauma che da quel momento condiziona pesantemente l’equilibrio e la salute del 57.enne, già messo a dura prova dalla scomparsa della prima moglie, ha spiegato il suo legale. Ma anche la vergogna e l’onore, ha invece deciso la Corte, non giustificano un feroce uxoricidio.

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