PPD e PLR sostengono il risanamento delle scuole al Burio

Gordola

I presidenti Giovanni Comotti e Mauro Andreotti sottolineano che bocciare in votazione i crediti stanziati significherebbe tornare ai piedi della scala, perdendo almeno un decennio perché «non esiste alcun piano B»

PPD e PLR sostengono il risanamento delle scuole al Burio
Le scuole al Burio di Gordola. © CdT/Archivio

PPD e PLR sostengono il risanamento delle scuole al Burio

Le scuole al Burio di Gordola. © CdT/Archivio

«Il tema delle scuole al Burio, se verrà bocciato in votazione, porterà i cittadini di Gordola a leggere per i prossimi 10 anni illuminanti visioni su ipotetiche sedi e concetti della cosiddetta ‘nuova scuola’». Pur rallegrandosi che alla fine saranno gli abitanti del comune a doversi esprimere sul futuro delle scuole comunali, le locali sezioni di PPD e PLR lanciano un monito in vista della votazione del 7 marzo a seguito del doppio referendum lanciato contro il credito di 3,8 milioni per i lavori di ristrutturazione della palestra e contro quello di 195.000 franchi per aggiornare il progetto definitivo di risanamento dell’intero istituto.

Proposta illusoria
«Con una soluzione pronta a partire ancora quest’anno e che, proprio per evitare disagi ad allievi e docenti, verrà realizzata prevalentemente durante il periodo di chiusura delle scuole, si rimette tutto in discussione nonostante un chiaro tetto ai costi, illudendo i Gordolesi che vi sia un piano B, quando invece vi sono solo ‘concetti di massima’ senza alcuna unità d’intenti tra gli stessi promotori», rimarcano ancora in una nota congiunta il presidente del PPD Giovanni Comotti e quello del PLR Mauro Andreotti. «È con sconcerto che PLR e PPD apprendono infatti che una parte dei referendisti, a pochi giorni dalla consegna in pompa magna delle firme, propongano quale sede delle nuove scuole, il quartiere Santa Maria: un progetto travagliato più dello stesso risanamento e che ora viene rimesso in discussione con il rischio di gettare al vento altri 25-30 anni di lavoro. Un quartiere che richiederà anni per venir completato, con quei disagi di cantiere a cielo aperto che gli stessi fautori della votazione adducono quale scusante per non risanare un edificio dall’innegabile valore, oltre che economico pure affettivo. Una proposta che definire incoerente è ancora riduttivo, seguendo oltremodo una sciagurata politica dell’usa e getta, ristrutturando parzialmente il Burio, per poi... demolirlo».

Il tetto di 16 milioni
In attesa di una convergenza sulla zona in cui verrebbe edificata l’opera, comunque «lo stabile al Burio richiederà interventi milionari sollecitati paradossalmente dagli stessi promotori del referendum», sottolineano ancora PPD e PLR ritenendo «irrispettoso ed ingannevole verso la popolazione far credere che una ‘nuova scuola’ costi meno del risanamento stesso». E questo perché «vi è un chiaro tetto che progettisti, direzione lavori ed ente pubblico saranno chiamati a rispettare scrupolosamente: 16 milioni, al netto dei sussidi». I due presidenti, quindi, concludono schierandosi «per un convinto sì alla votazione del 7 marzo», in modo da «dare finalmente avvio senza indugio al riammodernamento della scuola al Burio, un progetto pronto, funzionale, sostenibile dalle finanze pubbliche e che i cittadini aspettano da 12 anni».

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