Corsi e ricorsi storici

Quando in piazza Grande c’era chi sognava la pista del ghiaccio assieme a quella da sci

Come la Lugano Beach, anche Locarno on Ice ha avuto un progetto precursore - Il promotore: «L’idea potrebbe essere rispolverata per il 2020»

Quando in piazza Grande c’era chi sognava la pista del ghiaccio assieme a quella da sci
Il progetto di Pierre Pedroli prevedeva una pista da sci sulla discesa di via Marcacci. (foto Maffi)

Quando in piazza Grande c’era chi sognava la pista del ghiaccio assieme a quella da sci

Il progetto di Pierre Pedroli prevedeva una pista da sci sulla discesa di via Marcacci. (foto Maffi)

LOCARNO - Ci sono idee (magari balzane in apparenza) che si rincorrono negli anni, proposte da qualcuno e poi riprese (o riviste) da altri. Alcune rimangono chimere, ma può anche capitare che qualcosa – invece – col tempo finisca per concretizzarsi. È una storia che, in queste settimane, sta facendo discutere parecchio a Lugano. Anche Locarno, però, ne ha una sua. Con una differenza, però: se sulle rive del Ceresio la provocatoria proposta di una spiaggia davanti al lungolago resta nel cassetto delle ipotesi, su quelle del Verbano un’idea lanciata esattamente vent’anni fa è nel frattempo, almeno parzialmente, diventata realtà. Stiamo parlando della pista del ghiaccio in piazza Grande, realizzata dall’associazione Locarno on Ice a partire dal 2005 (come raccontavamo a fine dicembre). Già fra il 1998 e il 1999, però, vi era stato chi l’aveva immaginata e decisamente più in grande, considerando che sarebbe stata il corollario di un’altra pista: un pendio innevato che avrebbe addirittura permesso agli sciatori di sfrecciare lungo via Marcacci, raggiungendo poi il cuore della città. A sognarla – e anche di più, considerando che il progetto era arrivato ad un passo dalla concretizzazione – era stato Pierre Pedroli, grafico e artista di Aurigeno, ma anche esperto di neve e di sport bianchi e consulente di stazioni invernali. Il suo obiettivo: rendere indimenticabile il passaggio di Locarno al nuovo millennio.

«L’idea – racconta lui stesso al Corriere del Ticino – mi venne nel 1997, quando, in occasione del lancio del film ‘Everest’ a Milano realizzammo, davanti alla Stazione centrale, un fedele modello innevato della montagna himalayana». Creare e mantenere la coltre bianca in pianura, insomma, era possibile. Perché, dunque, non regalare al Locarnese un’attrazione del genere, almeno per qualche giorno?

Entusiasta per natura, Pedroli non si fermò alla domanda e passò dalle parole ai fatti, riempiendo pagine e pagine di disegni e proposte concrete. Nella sua mente l’idea era già realtà, «perché l’ultima notte del 1999 non avrebbe dovuto essere come le altre». Il progetto prevedeva l’innevamento (con neve criogenica, prodotta con azoto liquido compresso e a bassissima temperatura) di via Marcacci, il principale collegamento fra Città Vecchia e piazza Grande. La pista sarebbe terminata in un semicerchio nel cuore locarnese, contornato da «tende pagode» destinate a vari espositori (a quei tempi si ipotizzavano stazioni invernali e turistiche – come Cardada o Bosco Gurin –, aziende specializzate nel settore, ditte produttrici di articoli sportivi e commercianti del centro cittadino). Non sarebbero poi mancate le tribune per il pubblico. Senza dimenticare una postazione radiofonica o, addirittura, televisiva. Per la notte di passaggio al nuovo millennio sulla neve vi sarebbero state fiaccolate, giochi, animazioni con sci club, scuole sciistiche e società sportive. Pedroli aveva anche stilato il programma per i tre o quattro giorni successivi, proponendo, ad esempio, gare fra politici o club e dimostrazioni di varie discipline (dallo snowboard agli slittini). A Gianni Caminada si deve, infine, l’idea di affiancare al progetto Pedroli anche una pista del ghiaccio, prevista – guarda caso – davanti a palazzo Marcacci, proprio dove, sei anni dopo, vide la luce la prima piattaforma di Locarno on Ice.

L’idea, come si diceva all’inizio, arrivò a tanto così dall’essere concretizzata. Dopo averla presentata a vari enti, aziende e associazioni, Pedroli incassò interesse e diverse adesioni, fra le quali quelle del Museo dei trasporti di Lucerna, dell’Unione professionale svizzera dell’automobile, della Cardada impianti turistici e anche dell’allora appena rilanciato Ente per le iniziative del Locarnese, i cui vertici (rappresentati dal presidente Gian Franco Perazzi e dal vice Claudio Suter) si dissero disposti a collaborare e coordinare l’iniziativa. Che si arenò, però (come spesso capita), sugli scogli finanziari. Di circa 150 mila franchi il preventivo stimato a quell’epoca. Dedotti 39 mila franchi di prestazioni offerte gratuitamente e altri 62 mila di sponsorizzazione, all’appello finirono per mancare fra i 30 e i 35 mila franchi. E questo quando si era ormai solo ad un paio di mesi dallo scoccare del nuovo millennio. Una situazione che scoraggiò altri possibili sostenitori e la proposta finì in un cassetto. Nonostante il tentativo di salvataggio in extremis messo in campo dal suo ideatore. «Per cercare di ridurre i costi – racconta lui stesso al CdT – a Carì sperimentai un sistema con tappeti a spazzola (che un’azienda bolognese avrebbe messo a disposizione gratuitamente) da ricoprire con la ‘granita’ prodotta con la pulizia della pista di ghiaccio. In tal modo si sarebbe potuto creare la pista da sci, spendendo molto meno». Ma i tempi erano ormai troppo stretti e non se ne fece più niente.

Forse un po’ scoraggiato e impegnato su altri fronti, Pierre Pedroli archiviò quindi definitivamente il suo progetto. «Anche perché – ricorda ancora – l’anno successivo nei pressi della piazza fu allestita una pista di pattinaggio in PVC, che non ebbe però grande successo». Quattro anni dopo, come abbiamo raccontato a dicembre, vide la luce Locarno on Ice, che da allora ha avuto un’evoluzione costante ed è ormai diventato un appuntamento irrinunciabile dell’inverno cittadino. Un appuntamento che l’anno prossimo festeggerà la quindicesima edizione. Perché non cogliere l’occasione e rispolverare il progetto Pedroli, affiancandolo alla pista attuale? «Certo, si potrebbe – risponde il promotore –. Io ci sono». Affaire à suivre, dunque.

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