Se la pandemia si trasforma da croce a (quasi) delizia

Campeggi

Dopo la riapertura ritardata netta inversione di tendenza: la previsione delle perdite passa dall’80 al 30 per cento – Simone Patelli: «Le nostre strutture favoriscono la percezione di sicurezza e sta aiutando molto anche l’aumento dei camperisti»

Se la pandemia si trasforma da croce a (quasi) delizia
Il fatto di poter stare molto all’aperto, gli ampi spazi individuali e l’attenzione alle misure di sicurezza rendono per molti particolarmente tranquilla la vacanza in campeggio. ©CdT/Archivio

Se la pandemia si trasforma da croce a (quasi) delizia

Il fatto di poter stare molto all’aperto, gli ampi spazi individuali e l’attenzione alle misure di sicurezza rendono per molti particolarmente tranquilla la vacanza in campeggio. ©CdT/Archivio

In principio era la disperazione. Poi è subentrata la rabbia. Dopo la paura di veder andare completamente in fumo un’intera stagione, l’incomprensione di fronte alla decisione di riapertura ritardata rispetto alle altre strutture ricettive. Non è trascorso nemmeno un mese da allora, ma sul volto dei proprietari e gestori di campeggio l’espressione è decisamente cambiata e, ogni giorno che passa, il sorriso si fa sempre più marcato. Di pari passo si ricalcola la previsione delle perdite: se al momento del lockdown si parlava di un 80 per cento (quota che accomunava tutto il settore turistico) oggi si è già scesi al 30 per cento. E non è detto (ma bisognerà attendere l’inizio delle vacanze scolastiche in tutta la Svizzera) che non si possa addirittura fare meglio. «In ogni caso – commenta Simone Patelli, direttore del campeggio Campofelice di Tenero (uno dei più importanti del Locarnese) e presidente dell’associazione cantonale di categoria – una percentuale sicuramente sopportabile. Anzi, considerate le premesse di partenza della crisi, direi soddisfacente».

Le occasioni mancate

A pesare molto è sicuramente stata l’impossibilità di aprire le porte nei momenti cruciali di inizio stagione. Anche se la Pasqua era ormai persa, si sperava di poter almeno recuperare qualcosa in occasione dell’Ascensione o di Pentecoste. Così non è stato e gli amanti di tende, roulotte e camper hanno dovuto attendere fino al 6 giugno per poter tornare in Ticino. «Con il senno di poi – commenta Patelli – quel ritardo (che continua a farci molto male) ha avuto anche risvolti positivi. Abbiamo infatti avuto più tempo per equipaggiarci e per adottare le necessarie misure di sicurezza sanitaria. Abbiamo anche potuto stare a guardare quanto capitava negli altri ambiti turistici, adeguandoci di conseguenza». Al 6 giugno, dunque, si è arrivati più che preparati. «Nei primi giorni – prosegue il presidente dell’associazione ticinese dei campeggi – abbiamo già avuto un’imprevista buona affluenza, nonostante il tempo inclemente». L’impennata si è registrata successivamente: praticamente tutti i fine settimana di giugno all’insegna del «sold out» e un’occupazione media ad oggi che oscilla fra l’80 e l’85 per cento. «In certi casi – aggiunge Patelli – abbiamo anche fatto meglio degli stessi periodi del 2019, che già si era rivelato un’annata eccezionale».

Tanto spazio e tanta attenzione

Quale il segreto di tanto successo? «Al di là del fatto che – prosegue il nostro interlocutore – negli ultimi anni, pur seguendo le fluttuazioni del settore turistico generale, il nostro ambito ha registrato costanti aumenti di utenza, credo che, alla fin fine, questa pandemia abbia finito un po’ per favorirci». Il virus, insomma, si è trasformato in poche settimane da croce a (quasi) delizia. Accanto, infatti, agli ospiti abituali, «ci stiamo accorgendo della crescita dei nuovi clienti. Ho l’impressione che il fenomeno sia legato alla percezione di sicurezza legata alla vacanza in campeggio». Un’impressione certo comprensibile. Aree-alloggio individuali con vasta superficie (tanto che non è nemmeno stato necessario contingentare il numero di entrate), spazi comuni molto ampi (organizzati con attenzione e dotati di tutti i dispositivi sanitari), possibilità di rimanere all’aperto e di non entrare in contatto troppo stretto con gli altri contribuiscono a far sentire gli ospiti al sicuro rispetto ai rischi di contagio. Il non plus ultra, poi, è la «soluzione camper». Già nelle scorse settimane – quando si cominciava a parlare di possibili vacanze estive – pareva che il vettore registrasse un’improvvisa impennata. «In effetti – conferma il direttore del Campofelice – è un’evoluzione che stiamo registrando anche noi. È chiaro che quella soluzione permette di spostarsi individualmente fin dal proprio domicilio, di arrivare qui e avere a disposizione una vasta area tutta per sé e di organizzare la vacanza come si vuole. L’ideale, insomma, in un momento di incertezza come questo».

Confederati, ma non solo

Un accenno, infine, alla provenienza dell’attuale clientela della quarantina di campeggi ticinesi (di cui circa 15 nel solo Locarnese). «Come previsto – conclude Patelli – si tratta soprattutto di confederati e va consolidandosi anche l’affluenza di romandi. Grazie all’immagine di qualità che ci siamo costruiti, stanno tornando anche i clienti abituali dalla Germania. In generale sono parecchi i ‘novizi’, spetterà a noi riuscire a fidelizzarli».

Gli apprendisti della casa su ruote

Se nella lista delle provenienze degli ospiti dei campeggi vi aspettavate di trovare solo confederati o, al limite, romandi e tedeschi, beh, vi siete sbagliati. Forse anche invogliati dall’azione promozionale «Vivi il tuo Ticino» (valida anche in questo settore) fra tende e roulotte hanno fatto la loro apparizione pure i ticinesi. «Diversi – spiega Patelli – curiosi di provare. E sembrano apprezzare. Ci sono poi gli apprendisti del camper – sorride –. Coloro, cioè, che hanno appena comperato o noleggiato il mezzo e che, prima di avventurarsi all’estero, vengono qualche giorno da noi per impratichirsi e chiederci eventuali consigli».

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