Tre saggi per riflettere sul busillis degli scarti verdi

Compostaggio

Dopo il no all’ipotesi Pizzante il dossier locarnese affidato a un gruppo di lavoro sotto l’egida dell’Ente regionale – Il municipale cittadino Bruno Buzzini: «Prima di decidere dove fare l’impianto, dobbiamo stabilire se ci serve davvero»

 Tre saggi per riflettere sul busillis degli scarti verdi
Intanto Locarno ha appena pubblicato il concorso per il ritiro e lo smaltimento dei suoi rifiuti vegetali. ©CdT/Archivio

Tre saggi per riflettere sul busillis degli scarti verdi

Intanto Locarno ha appena pubblicato il concorso per il ritiro e lo smaltimento dei suoi rifiuti vegetali. ©CdT/Archivio

È un busillis che si trascina da decenni e ora il Locarnese, per cercare finalmente di risolverlo, ha affidato il dossier a un gruppo di lavoro. Un gremio di tre saggi che, sotto l’egida dell’Ente regionale di sviluppo (ERS), sarà chiamato a stabilire se e dove la regione dovrà realizzare un nuovo impianto di compostaggio. Visto che – come noto – la contestata Compodino SA (finita alla ribalta delle cronache per le ormai famose «puzze», ma anche per l’irregolare situazione pianificatoria) dovrà chiudere i battenti nel giro di un quinquennio. Cosa succederà, allora, con gli scarti verdi oggi affidati all’azienda di Gordola (ma situata su territorio giurisdizionale di Locarno)? È la domanda cui – dopo la bocciatura dell’ipotesi Pizzante avanzata dal Governo – dovranno rispondere il sindaco di Gordola Damiano Vignuta, il granconsigliere verzaschese Fabio Badasci e il direttore della Divisione urbanistica e infrastrutture della Città di Locarno, André Engelhardt.

Il concorso della Città

Intanto proprio Locarno ha appena pubblicato il concorso per il ritiro e lo smaltimento dei suoi scarti vegetali per i prossimi due anni. Un atto che si trasformerà, probabilmente, in una pura formalità, considerando quanto accaduto l’ultima volta. Quando si trattò di decidere a chi affidare il mandato per il triennio 2017-2019 il Municipio optò infatti per la Compodino, ma contro tale decisione interpose ricorso la Tricomix di Cadenazzo, che pure aveva partecipato al concorso. Risultato: il Tribunale federale diede ragione all’azienda del Bellinzonese, sottolineando come l’impianto di Gordola/Locarno non rispettasse «l’ordinamento giuridico». Da qui la «deviazione» degli scarti verdi locarnesi verso Cadenazzo. Destinazione che, vi è da presumere, rimarrà tale, visto che nel Sopraceneri, per ora, nessuna altra ditta, oltre alle due citate, si occupa del settore.

Necessaria una scelta politica

Al di là della questione contingente, anche la Città sta ovviamente guardando con interesse alla questione impianto di compostaggio regionale. Tanto più che proprio Locarno si era fatta promotrice, ormai più di un decennio fa, della prima proposta di realizzare una nuova struttura nella zona del Pizzante. Ipotesi bocciata dal suo Legislativo e poi riproposta dal Governo cantonale, che se l’è vista bocciare dal Parlamento alla fine dello scorso anno. Si è insomma stati costretti a ripartire da zero e la palla è ripassata nel campo degli enti locali locarnesi. «Ai quali, prima di tutto – afferma il capo dicastero cittadino Bruno Buzzini, sollecitato sul tema dal CdT – spetta il compito di adottare una decisione politica». Sarebbe a dire? «Sarebbe a dire che il dossier è in continua evoluzione ed è quindi necessaria una nuova analisi della situazione, che tenga in considerazione tutte le variabili. A quel punto dovranno essere i politici a decidere se un nuovo impianto di compostaggio è davvero necessario. In caso di risposta affermativa, si potrà chinarsi sia sulla forma (una sola struttura? Più strutture piccole e decentrate?) sia sulle potenziali ubicazioni».

Sguardo sul Bellinzonese

Ora, dunque, la palla è nelle mani del gruppo di lavoro, che si sta occupando della tematica già da qualche mese, sia, come suggerito da Buzzini, per valutare la situazione, sia per scegliere la strada migliore da seguire.

Che, una volta chiusa la Compodino SA, il Locarnese possa andare avanti anche senza un proprio impianto non appare più un’ipotesi tanto peregrina. Gli orizzonti si vanno infatti ampliando: se, infatti, finora si era sempre detto che la problematica va risolta a livello regionale, un domani la chiave di volta potrebbe rivelarsi un discorso sopracenerino. Oggi come oggi la Tricomix non sarebbe in grado di assorbire tutta la produzione proveniente dalla zona del Verbano, ma l’azienda di Cadenazzo avrebbe in previsione un ampliamento. A questo si aggiunge poi l’idea delle Aziende municipalizzate di Bellinzona (AMB), che stanno valutando la possibilità di realizzare un nuovo impianto accanto a quello per lo smaltimento dei rifiuti a Giubiasco. Un’ubicazione ideale (che non entrerebbe in conflitto con alcuna zona residenziale), dove potrebbero essere assorbiti anche gli scarti verdi locarnesi. Le ipotesi sul tavolo, insomma, sono parecchie. Ora la parola passa ai tre saggi.

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