La storia

Un bimbo innamorato della divisa

La storia di Alessandro, 6 anni, agente in miniatura, diventato la mascotte della Polcomunale di Locarno e una star dei social grazie a una promessa fattagli dal suo papà - IL VIDEO

Un bimbo innamorato della divisa
(Foto Reguzzi)

Un bimbo innamorato della divisa

(Foto Reguzzi)

Un bimbo innamorato della divisa

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Un bimbo innamorato della divisa

LOCARNO - Tutto è iniziato con una promessa. E con una macchinina elettrica di plastica. «L’avevo vista all’asilo – racconta al Corriere del Ticino Alessandro, 6 anni e sguardo molto serio –. Ci si poteva salire e guidarla. L’ho raccontato al papà, dicendogli che mi sarebbe piaciuto averne una». Detto, fatto. Papà Marco promette. «Ma a una condizione – aggiunge quest’ultimo –. Gli ho proposto di fabbricare noi stessi, lavorando assieme, la mini auto». Da quell’impegno condiviso padre-figlio è nata una storia. Una specie di favola moderna , che ha trasformato Alessandro nella mascotte della Polizia comunale di Locarno. E in una vera e propria star dei social. Le sue immagini e i suoi video impazzano su Facebook e Instagram. Un fenomeno al quale Marco guarda con una certa preoccupazione. «Mi rendo conto che è inevitabile – aggiunge –, ma vorrei che non si arrivasse all’eccessiva invadenza. Alessandro è un bambino normale e tale deve rimanere. E questa sua passione per la polizia un gioco. Un limite dal quale non bisogna uscire». Per questo il genitore – nonostante la condivisione generalizzata delle immagini – preferisce tutelare la privacy dell’agente in miniatura, evitando di diffonderne l’intera identità e il Comune locarnese di domicilio». E per ora la cosa parrebbe funzionare. Il figlio è infatti un seienne con i piedi per terra. Chiedetegli cosa vuol fare da grande e avrete una sorpresa. «Non lo so ancora», vi risponderà.

Un bimbo innamorato della divisa

Ma torniamo alla macchinina. «Per iniziare – spiega Marco –, mi sono procurato un cosiddetto city scooter per anziani nella Svizzera interna». Partendo da lì, con Alessandro hanno costruito una vera e propria macchina, con tanto di marce, freni, chiave di accensione, comandi vari e tutte le misure di sicurezza necessarie (da un telecomando con cui gli adulti possono intervenire in caso di emergenza ad un sensore che attiva la frenata se vi fosse rischio di impatto). Per terminare il veicolo ci sono volute un centinaio di ore di lavoro, nell’arco di un intero anno. «Alessandro – prosegue il papà del mini agente – ha imparato subito a guidarlo, ma così, spoglio, mi pareva un po’ anonimo. Allora gli ho chiesto come voleva dipingerlo. Lui ha dato seguito alla sua passione per i mezzi d’emergenza (dalle ambulanze ai camion dei pompieri), scegliendo però la polizia». Anche in questo caso, detto, fatto. Sul veicolo sono apparse le dovute scritte, i lampeggianti, la sirena, i conetti per deviare il traffico, le lampade e la paletta per dirigerlo e anche la striscia chiodata per bloccare eventuali malviventi in fuga. Il passo successivo era ovviamente quello della dotazione personale: si è partiti dalla divisa, cui si sono poi aggiunti le manette, la pistola (con le munizioni), la ricetrasmittente e il blocchetto delle multe (con relativa penna). Non mancano patente, carta grigia e i caratteristici occhiali da sole da poliziotto («come quelli dei film», chiosa Alessandro).

I primi scampoli di notorietà sono arrivati in occasione della scorsa Stranociada. «Eravamo già andati in giro qualche volta – prosegue il poliziotto in erba –, poi abbiamo deciso di andare al carnevale di Locarno e lì mi hanno dato il premio per la maschera più bella fra i bambini». Un riconoscimento più che meritato e che è valso anche una breve intervista alla tv. Da quel momento la fama è cresciuta costantemente, anche grazie al tam-tam dei social. «E perché giocare così mi piaceva e quindi ho continuato a farlo, seguendo dappertutto il papà». Nelle sue uscite in divisa, al volante della... volante, Alessandro ha inevitabilmente attirato l’attenzione dei suoi «colleghi» più grandi. «I poliziotti – racconta ancora al Corriere – hanno cominciato a fermarsi a chiacchierare, raccontandomi del loro lavoro». Poi è arrivato il distintivo (quello vero!) della Regione di polizia VI, di cui Locarno è il polo, che ora fa bella mostra di sé sulla divisa. Non solo. «Mi hanno anche invitato a visitare la centrale. Presto ci andrò e hanno già pronte per me le mostrine rosse da comandante», racconta compiaciuto.

Aspettando quella visita tanto attesa, Alessandro continua a pattugliare le strade della città. E attenti se dovesse capitarvi di incontrarlo. Perché lui il suo lavoro per gioco lo prende molto sul serio. In caso di infrazione non esita a sfoderare il blocchetto delle multe. «Ne ho già appioppate parecchie – afferma soddisfatto –. Soprattutto a gente che andava in bici sul marciapiede o senza casco». Le sue dimensioni ridotte non ne minano l’autorevolezza, tanto che diversi contravventori hanno dato seguito ai propri obblighi «e mi hanno pagato per davvero», conclude sorridendo birichino.

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(video Lischer)
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