Un piano d’emergenza aspettando la galleria

Viabilità

Inizieranno a breve i lavori di risanamento nella zona della frana staccatasi a Moscia – Intanto il Cantone, come richiesto dai Comuni, sta elaborando una strategia per gestire il traffico in caso di urgenze sulla litoranea del Lago Maggiore

Un piano d’emergenza aspettando la galleria
La frana che ha interrotto la strada Ascona-Brissago a Moscia lo scorso 13 agosto. ©Rescue Media

Un piano d’emergenza aspettando la galleria

La frana che ha interrotto la strada Ascona-Brissago a Moscia lo scorso 13 agosto. ©Rescue Media

Ora non posso parlare, sto dirigendo il traffico». Non c’è nulla di meglio della risposta del sindaco di Ronco sopra Ascona, Paolo Senn, per illustrare quanto accade quando si interrompe la strada litoranea fra Ascona e Brissago. L’ultima volta era accaduto lo scorso 13 agosto (venerdì 13, per i più superstiziosi) e, appena dopo la frana staccatasi a Moscia, in territorio di Ascona, lo avevamo contattato per avere un’idea della situazione. Ottenendo la risposta di cui sopra. Ad ogni scoscendimento, infatti, il flusso ininterrotto di vetture cerca sfogo verso l’alto, andando ad intasare – grossi autocarri e roulotte compresi – la stretta e tortuosa strada che attraversa il Comune collinare. Di fatto l’unica alternativa al collegamento fra il Locarnese e il confine di Stato con l’Italia.

Interruzioni a ripetizione

Da quell’ultima interruzione (l’ennesima, le cui conseguenze più dirette erano state risolte nel giro di una settimana) sono passati un paio di mesi e qualcosa si è mosso. Su più fronti. Da una parte per risanare la zona toccata dallo scoscendimento di agosto, dall’altra per cercare di porre rimedio al caos viario che si crea ad ogni blocco del traffico su un’arteria internazionale con un carico di transiti attorno ai 12.800 al giorno (fra i quali molti frontalieri). Una strada la cui situazione migliorerà sensibilmente una volta realizzata la prevista galleria fra il Cantonaccio e l’Acapulco. La progettazione dell’opera – che costerà circa 95 milioni di franchi (contro la cui chiave di riparto, come pubblicato ieri da La Regione, ha ricorso al Gran Consiglio il Municipio di Gordola, il quale ritiene che al finanziamento dovrebbe partecipare anche Berna) – era stata avviata nello scorso marzo, grazie al credito di 1,925 milioni stanziato dal Gran Consiglio. Si è insomma passati dalla teoria alla pratica, ma il nuovo tunnel, lungo 1.500 metri, non potrà essere inaugurato prima del 2030. Nel frattempo diversi tratti della litoranea del Verbano restano a rischio. «Ed è ora di intervenire – affermano il sindaco Senn e il suo omologo di Brissago Roberto Ponti, contattati dal CdT – sia per garantire maggiore sicurezza sia per una migliore gestione del traffico nei casi di emergenza».

Una lettera a Bellinzona

Proprio per questo subito dopo i fatti di agosto i Municipi dei due Comuni, assieme a quello di Ascona, avevano scritto ai direttori dei dipartimenti del territorio e delle istituzioni chiedendo un incontro urgente. «Una sollecitazione – spiega ancora Senn – che è stata raccolta da Claudio Zali durante l’ultima riunione del Convivio intercomunale dei sindaci del Locarnese. In quell’occasione si è detto cosciente dei problemi che si creano ogni volta che viene chiusa al traffico la Ascona-Brissago e della necessità di individuare una strategia provvisoria di intervento in attesa della nuova galleria. Proprio per questo il consigliere di Stato ci ha assicurato verbalmente che avrebbe chiesto immediatamente ai servizi del suo dipartimento, di concerto con quelli delle Istituzioni, di allestire un piano di emergenza riguardante, in particolare, la viabilità».

In buona sostanza i rappresentanti dei Comuni più toccati dalla problematica si chiedono se non sia possibile creare un dispositivo che preveda il blocco del traffico in caso di interruzioni della litoranea. «In particolare – specificano i sindaci di Ronco e Brissago – bisognerebbe poter agire in tempi brevi soprattutto sui mezzi pesanti e su quelli con rimorchio, oltre che sulle roulotte, evitando che possano immettersi sulla via collinare, andando poi ad intasare il tratto fra Arcegno e Ronco e le vie di quest’ultima località, dove far manovra è praticamente impossibile e dove vi sono curve attraverso le quali non tutti i camion o gli autobus riescono a passare. L’ideale sarebbero misure da adottare già all’uscita dell’autostrada A2, deviando su Chiasso i mezzi che vogliono raggiungere il territorio italiano e fare la stessa cosa anche oltre confine. Applicando tali provvedimenti immediatamente dopo eventuali chiusure della litoranea si limiterebbero di molto gli inconvenienti». Un piano d’emergenza fattibile? Saranno i servizi cantonali a stabilirlo.

Bosco di protezione da risanare

Nel frattempo, come detto, stanno per iniziare anche gli interventi sul territorio. Durante le operazioni di ripristino in parete dopo l’ultimo crollo di roccia a Moscia, gli addetti dell’Ufficio forestale dell’8° circondario hanno constatato che la situazione del bosco accanto alla zona della frana non è più in grado di svolgere un’efficace funzione di protezione. Dall’esame è emersa la necessità di intervenire in un’area di circa due ettari, in forte pendenza, dove sono presenti numerosi alberi ad alto fusto instabili, il cui crollo potrebbe causare ulteriori stacchi di circa 300 metri cubi di parti rocciose. Queste ultime finirebbero ancora sulla litoranea e pure a ridosso di una decina di abitazioni presenti in zona, oltre a danneggiare una linea elettrica. Da qui la necessità di intervenire al più presto, con il taglio di parecchie grandi piante (canfore, castagni, pioppi e querce), ricavando circa 300 metri cubi di legname che sarà utilizzato per la produzione di energia. Nel contempo si favorirà la formazione di un bosco giovane, che dovrebbe garantire una funzione protettiva per almeno un ventennio. A tale scopo il Legislativo di Ascona ha di recente approvato, con la clausola d’urgenza, un credito di 85 mila franchi, la cui quota parte comunale sarà praticamente azzerata grazie a sussidi e contributi.

Al via a metà novembre

Sarà un intervento a due livelli quello realizzato a partire da metà novembre nella zona di Moscia, dove si è staccata la frana di agosto. Al settore geologico spetterà il compito di posare una serie di reti paramassi. «In concomitanza con quei lavori – spiega al CdT l’ingegner Giovanni Galli, capo dell’Ufficio forestale dell’8° circondario – effettueremo anche gli interventi sul bosco di protezione. Il tutto dovrebbe durare circa un mese ed essere dunque concluso entro metà dicembre». Una trentina di giorni in cui si alzeranno spesso in volo gli elicotteri. Saranno infatti questi ultimi a provvedere al trasporto dei grandi alberi tagliati dalle ditte forestali fino al posteggio Beato Berno.

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