Un prezioso gioiello verde nascosto nel cuore di Ascona

Collegio Papio

Pronto per essere restaurato e riqualificato il giardino dell’istituto, unico parco borromaico del cantone – Di quasi 2 milioni di franchi l’investimento previsto per l’intervento, dopo il quale l’area sarà aperta anche al pubblico

Un prezioso gioiello verde nascosto nel cuore di Ascona
I lavori nel giardino inizieranno una volta conclusi quelli sulle altre parti del collegio. © CdT/Gabriele Putzu

Un prezioso gioiello verde nascosto nel cuore di Ascona

I lavori nel giardino inizieranno una volta conclusi quelli sulle altre parti del collegio. © CdT/Gabriele Putzu

«Dalla detta sala si passa ad un diritto, e lungo viale, nobile, coperto da vago pergolato, che risiede in vasto giardino ripieno di frutta, ed erbaggi, intorno al quale sono pertutto altri viali per delizioso passeggio degli Alunni di detto Collegio». Risuonano dal 1710 le parole di Giovanni Giuseppe Vagliano, il quale – riporta lo storico Flavio Zappa – così descriveva allora il parco del Papio di Ascona, prezioso gioiello verde nascosto nel cuore del borgo. Proprio Zappa, assieme ad altri esperti, ha collaborato alla progettazione del restauro, recupero e riqualifica della pregiata area. Unica, fra l’altro, del suo genere in Ticino e tutelata anche a livello nazionale. Che vi fosse l’intenzione di sistemarla e valorizzarla già era stato annunciato circa un anno fa. Ora si sta per passare dalla teoria alla pratica, investendo oltre 1 milione e 800 mila franchi. A tale scopo la Fondazione Collegio Papio ha chiesto un aiuto concreto al Municipio, il quale ha appena approvato un messaggio con cui si propone di contribuire all’operazione versando un credito di 90 mila franchi.

Fu San Carlo a volerlo
La nascita del giardino, spiega il documento dell’Esecutivo, si deve addirittura a San Carlo Borromeo. Nel 1538 l’arcivescovo di Milano visitò Ascona per concretizzare le disposizioni testamentarie di Bartolomeo Papio e gettare le basi per una struttura volta all’educazione e alla formazione dei giovani seminaristi. Il benefattore aveva destinato allo scopo un palazzo in riva al lago, giudicato però inadatto dal Borromeo proprio perché non vi era la possibilità di creare un giardino. La scelta cadde dunque sull’area (allora coperta di campi e vigneti) situata nei pressi della chiesa di Santa Maria della misericordia. Sarà qui che sorgerà l’intero complesso del Papio, nei primi decenni del 1600.

Un luogo dello spirito

Alle sue origini il gioiello verde – come detto unico giardino borromaico rinascimentale presente in Ticino – aveva soprattutto un valore simbolico e spirituale, utilizzato sì per la ricreazione degli allievi del collegio, ma anche come luogo di riflessione e meditazione, apprezzato per il suggestivo disegno, per i fiori e le piante che ospitava e per l’intimità garantita dai muri che lo circondavano. Con il passare del tempo e l’alternarsi delle direzioni della scuola, il parco assunse una funzione più pratica e si cominciò in parte a produrvi frutta e ortaggi, da utilizzare sia per il consumo interno dell’istituto sia per la vendita esterna. «Il giardino tuttavia – si legge ancora nel messaggio municipale – non ha mai perso la sua valenza di luogo di spiritualità, come testimoniano i numerosi momenti di preghiera e la celebrazione di Sante Messe, come pure le attenzioni dedicate alla cappella situata in fondo al viale principale». Nel contempo cura e manutenzione si facevano altalenanti, così come variavano il tipo di specie coltivate, sia per quanto riguarda la frutta (una costante è comunque sempre stata quella della vite) sia per i fiori.

Una sorta di abbandono
Negli ultimi decenni il giardino (la cui superficie si aggira sui 6.000 metri quadrati) «è purtroppo stato oggetto di una sorta di ‘abbandono’», sottolinea l’Esecutivo, specificando poi che le attività di manutenzione si sono ridotte sia per quanto riguarda la parte strutturale sia per quella del verde. Il progetto di recupero si concentrerà, dunque, su entrambi i fronti. Saranno restaurati elementi originali come muri, camminamenti e cappella, mentre si elimineranno aggiunte superflue successive. Dal punto di vista botanico, si valuta la possibilità di recuperare vegetali abbandonati nel tempo (come mais o patate), mentre si rafforzerà la coltivazione di quelle specie che si sono succedute nei secoli al Papio. Saranno mantenuti limoni e cachi, cui si aggiungeranno melograni, meli, peri, ciliegi e, per rispondere ai cambiamenti climatici in atto, anche avocado. Per quanto riguarda i fiori, saranno valorizzate le rose e si pianteranno gigli, tulipani e narcisi, puntando anche su piante officinali e su fiori selvatici autoctoni, favorendo così la biodiversità. Oltre al Comune all’investimento parteciperanno anche fondazioni private, privati, Cantone, Confederazione, Patriziato e Parrocchia di Ascona, mentre al termine dell’intervento il giardino sarà liberamente fruibile anche dal pubblico.

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