Progetto pilota

Un recinto per cani liberi? L’idea non piace a tutti

Il Municipio di Locarno sta facendo allestire un’area chiusa sull’argine superiore della Maggia - Un’iniziativa che non fa l’unanimità, soprattutto fra i 2.700 firmatari della petizione che chiedeva una zona di svago anche sulla sponda sinistra

Un recinto per cani liberi? L’idea non piace a tutti
Nel 2014 Locarno si era «allacciata» all’area per cani liberi di Losone sulla sponda destra della Maggia, ma c’è chi rivendica libertà anche sulla riva opposta. (foto Archivio CdT)

Un recinto per cani liberi? L’idea non piace a tutti

Nel 2014 Locarno si era «allacciata» all’area per cani liberi di Losone sulla sponda destra della Maggia, ma c’è chi rivendica libertà anche sulla riva opposta. (foto Archivio CdT)

LOCARNO - Non sarà probabilmente agibile prima dell’estate, ma già suscita polemiche. Stiamo parlando dell’area recintata per cani liberi che il Municipio sta facendo allestire sull’argine insommergibile della Maggia, sotto il deposito della SES, non lontano dalla zona che ospita i tre asinelli «arruolati» dalla Città per combattere la proliferazione del Poligono del Giappone. Il tema era stato sollevato in occasione dell’ultima riunione del Consiglio comunale e ai vari interventi critici aveva risposto il municipale Bruno Buzzini, che conferma ora al Corriere del Ticino le intenzioni dell’Esecutivo. «Visto che non si riusciva a raggiungere l’unanimità sull’idea di aprire almeno un tratto di golena bassa ai proprietari con cani liberi – spiega –, si è optato, a maggioranza, per una soluzione di compromesso. L’idea è quella di realizzare un recinto chiuso, delle dimensioni di 25 per 100 metri, dove permettere ai proprietari di far correre i cani senza guinzaglio. Il tutto con un investimento molto contenuto: fra i 4 e i 6 mila franchi. Si tratta di un progetto pilota, che avrà la durata di due anni. Poi si tireranno le somme». I relativi paletti sono già apparsi sul posto e ora si sta attendendo la recinzione. Se tutto andrà come previsto, l’area dovrebbe essere agibile entro l’estate.

Quello delle zone dove far correre liberi i quattrozampe non è certo un argomento nuovo. Risale al 2009 una mozione sul tema – respinta dal Legislativo per una manciata di voti – firmata ancora da Silvano Bergonzoli. Successivamente, nel 2013, lo stesso Buzzini (allora consigliere comunale) assieme a Thomas Ron, aveva presentato un’interrogazione, affermando che i tempi erano ormai maturi per la famosa «area di svago» canina, sottolineando il successo di quella realizzata a Losone. L’anno successivo, dunque, la Città decise di seguire quell’esempio, prolungando il tracciato losonese sul proprio territorio situato sulla sponda destra del fiume. Un’iniziativa di certo apprezzata, ma giudicata insufficiente da diversi proprietari di cani, che da tempo chiedono piena libertà anche sulla riva opposta, almeno su un tratto dell’argine sommergibile. Una rivendicazione fatta propria dai consiglieri comunali D’Errico e Caldara, che nel 2017 avevano interrogato in tal senso il Municipio. Quest’ultimo aveva però risposto picche, ritenendo il provvedimento inapplicabile, a causa dei problemi di convivenza con i molti fruitori (turisti in primis) dell’area in questione. Ma i cinofili locarnesi (quasi 750 gli animali attualmente censiti in città) non si erano dati per vinti e nella scorsa estate avevano consegnato all’Esecutivo una petizione per un’area di svago anche in sponda sinistra sottoscritta da 2.700 persone, fra cui 1.130 domiciliati a Locarno. «Petizione – sottolinea il consigliere comunale Pier Mellini, fra i promotori dell’operazione e autore di un’interrogazione sul tema nel novembre scorso con Fabrizio Sirica – alla quale non è ancora stata data risposta. Nel frattempo, però, senza consultare nessuno, si sta facendo allestire il famoso recinto, sul quale siamo molto scettici. Proprio per questo abbiamo sottoposto la questione sia all’Ufficio del demanio sia a quello del veterinario cantonale, dai quali siamo in attesa di risposta». A suscitare dubbi sono, soprattutto, le dimensioni (in ampiezza e altezza) del recinto, mentre ancora non si sa come sarà la recinzione. «Duemilacinquecento metri quadrati – sottolinea ancora Mellini – non è una superficie sufficiente per tutte le razze. Pensiamo solo che l’area di svago allestita a Bellinzona ne misura 24 mila. I pali posati finora, poi, superano di poco il metro di altezza, mentre l’ideale sarebbe raggiungere il metro e ottanta. In definitiva, dunque, la soluzione ci sembra un inutile cerotto, che sicuramente non soddisferà le richieste dei 2.700 firmatari della petizione». Anche il collega di Legislativo Mauro Cavalli (veterinario di professione) esprime qualche dubbio sull’operazione, per gli stessi motivi che, assieme a Mellini, aveva già espresso anche durante la riunione del plenum. «Di per sé – dichiara al CdT – l’idea di fondo mi pare buona, ma ho l’impressione che non la si sia ponderata a dovere. E, soprattutto, sarebbe forse stato il caso di chiedere una consulenza sugli aspetti tecnici, magari al veterinario cantonale. Anch’io ho qualche perplessità sulle dimensioni e mi chiedo se il genere di recinzione sarà ideale per tutte le taglie di cani. Senza contare, poi, che una superficie così limitata rischia di ingenerare episodi di aggressività, nel caso di incontri ravvicinati fra animali particolarmente dominanti. Piuttosto sarebbe stato meglio provare a delimitare un’area provvisoria solo con quattro pali, invitando i proprietari a lasciarvi liberi i propri cani, a condizione di assumersi la responsabilità in caso di imprevisti».

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