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Arogno, "Era vicino alla salvezza"

Il celebre speleosub Luigi Casati racconta il recupero di Giancarlo Borgio, morto durante un'immersione nella grotta Bossi ad Arogno

Maffi
L'entrata della sorgente e, in piccolo, Giancarlo Borgio (foto da Facebook)
 
11
gennaio
2016
05:19
Giorgia Reclari

AROGNO - Gli inquirenti sono impegnati nel far luce sulla morte, sabato sera ad Arogno, di Giancarlo Borgio, un 39.enne di Strevi (in provincia di Alessandria) che insieme a due altri speleosub, uno svizzero e un italiano, si era immerso nella sorgente Bossi (vedi suggeriti). Nel frattempo cominciano a delinearsi i contorni di quanto avvenuto, anche grazie alla testimonianza del celebre speleosub Luigi Casati, protagonista di molte campagne esplorative in tutto il mondo, tra cui parecchie nella grotta Bossi, e che sabato ha partecipato alle operazioni di recupero.
«È stato grazie alla sua lampada ancora accesa che è stato possibile individuarlo in un tempo relativamente breve» racconta al Corriere del Ticino. «Borgio è stato individuato a circa settanta metri di profondità da un sub del Soccorso speleologico svizzero. Dopo che lui è riemerso sono sceso anch'io per aiutarlo nel recupero. Non è stato facile a causa dell'acqua che aveva allagato il rebreather (il sistema di respirazione, ndr.) ed era diventato pesantissimo. Abbiamo dovuto togliere qualche chilo di zavorra per poterlo sollevare e portare in superficie. È stato molto impegnativo e ci siamo riusciti dopo oltre mezz'ora di lavoro».
Casati è rattristato, perché il 39.enne non è stato ritrovato nella galleria stretta e torbida in cui si era avventurato dopo essersi separato dai compagni, ma appena fuori. «Era riuscito a uscire, ma poi, forse a causa dell'affanno e del panico, potrebbe aver respirato troppa CO2 perdendo conoscenza». Si tratta solo di ipotesi che dovranno essere verificate dagli inquirenti, ma, sottolinea Casati, «forse sarebbe bastato poco perché riuscisse a salvarsi, è questo che dispiace di più».
Come Giancarlo Borgio, sono in molti gli appassionati che giungono un po' da tutta Europa per immergersi nella sorgente Bossi di Arogno. «Piace perché ha un'entrata comoda, permette di andare velocemente in profondità ed è accessibile quasi tutto l'anno grazie alle condizioni stabili, a differenza di molte altre nei dintorni spesso inagibili» spiega l'esperto. Inoltre la visibilità - a parte il ramo citato e la parte più profonda - è molto buona. «Tutte le grotte sono affascinanti, anche quelle apparentemente facili, ma - ammonisce Casati - ci vuole comunque sempre rispetto nei confronti di questi ambienti, oltre a conoscenza delle tecniche e dei propri limiti». Su una cosa è sicuro: la grotta non deve essere chiusa, nonostante quello di sabato sia il secondo incidente fatale (risale a dieci anni fa la morte di un altro sub, Mauro Campini). «Sarebbe come proibire l'accesso al Monte Bianco a causa degli alpinisti morti. Gli incidenti possono sempre capitare, (purtroppo) anche a chi ha grande esperienza».

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