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A Lugano la crisi ha troppe voci?

In 140 hanno presenziato al LAC: numerosi i problemi segnalati, dall'online, all'euro, ai parcheggi - Borradori: "Trovate dei rappresentanti o le porte del Municipio saranno chiuse"

 
13
marzo
2018
06:00
John Robbiani

LUGANO -  Di spunti interessanti non ne sono mancati, ma l'impressione è che in tanti - tra i non addetti ai lavori ma non solo - abbiano lasciato la sala con più confusione e dubbi di quanti ne avessero quando sono entrati. Stiamo parlando dell'incontro organizzato ieri sera dal Municipio con i commercianti di Lugano, giunti in massa (erano 140) al LAC per parlare dei problemi del settore e ascoltare - chi più chi meno - le suggestioni di alcuni esperti. Ma è stata una serata un po' strana («Mai ho fatto così tanta fatica a moderarne una», ha confermato Fabio Pontiggia, direttore del Corriere del Ticino) e in cui si è detto tutto e il contrario di tutto. Tra i commercianti c'è chi ha fatto autocritica («Se tutti assumiamo solo frontalieri è normale che il territorio s'impoverisce e poi non ci son soldi per far spesa da noi») e chi invece ha fatto «orecchie da mercante» dando la colpa a tutto e a tutti senza mettere in discussione il proprio operato. Tra le cause della crisi è stato individuato il commercio online, Amazon e Zalando (ma c'è chi ha visto in Internet una possibilità), gli affitti, il PVP, la mancanza di posteggi (ma c'è chi ha detto che di posteggi ce ne sono già troppi e ci vorrebbero più piste ciclabili), l'euro, la città che è «morta e vuota» e i limitati orari d'apertura. C'è chi ha incolpato il Cantone e la Confederazione (per aver mollato sul segreto bancario) e chi ha incolpato Lugano, rea «di aver solo 60.000 abitanti» e di essere provinciale. Colpa anche del Municipio per organizzare eventi che sì animano la città (come i raduni delle Harley o l'estate di LongLake ), ma che «non portano il cliente che dovrebbero; quello a cui vendere un orologio a 150.000 franchi». Una frase quest'ultima detta non per biasimare gli spettatori di LongLake ma «per far capire che per pagare certi affitti è necessario vendere orologi a quel prezzo». Gli esperti si sono presi qualche applauso ma pure qualche buu. Hanno parlato Carlo Terreni (di NetCommSuisse, associazione degli operatori online, che ha tentato di far leva sul fatto che la vendita in Internet genera anche opportunità e che ha chiesto ai presenti quanti si fossero già dotati di un sistema per vendere online, ottenendo in risposta un 10% di mani alzate), Luca Massimo Visconti dell'USI (ha spiegato che c'è comunque un certo ritorno allo shopping di qualità e ha invitato all'iperspecializzazione - «Inutile fare in piccolo quel che i supermercati fanno in grande») ed Emanuele Carpanzano della SUPSI (ha invitato i presenti a capire la tecnologia e a trovare metodi per fidelizzare la clientela e rendere unica l'esperienza in negozio, anche semplicemente offrendo un caffè). E, per conto dell'Associazione svizzera dell'economia immobiliare, ha parlato anche Alberto Montorfani che - in modo abbastanza brutale ha risposto alle critiche di chi accusava i proprietari di applicare pigioni troppo elevate. «Ci si accorge che l'affitto è un problema quanto tutto è un problema» .

Generalmente apprezzato è stato l'intervento di Anna Schindler, direttrice della Divisione dello sviluppo della Città di Zurigo (forse perché quando gli zurighesi parlano di economia noi ticinesi ascoltiamo con una certa riverenza), che ha presentato alcuni concetti interessanti anche per Lugano. Per esempio la decisione di promuovere una politica pianificatoria in cui vengono identificati dei «centri di quartiere» (anche lontani da Bahnhofstrasse) in cui favorire l'insediamento di attività commerciali utili a tutto il «Kreis». E ha parlato della politica degli affitti a pigione moderata, che sulla Limmat valgono sia per le abitazioni, sia per i locali commerciali (Zurigo dispone di circa 1.000 immobili commerciali, a Lugano sono una cinquantina). Di fronte a tanti interventi - alcuni contraddittori - il sindaco Marco Borradori ha fatto un invito a tutti. «Oggi siete in 140, con 140 idee. E a Lugano ci sono tre associazioni di commercianti. Io vi chiedo per favore di scegliere tra di voi 10 rappresentanti che si mettano a parlare con noi. Fino a quando non l'avrete fatto noi dovremo chiudervi le porte».

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