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Due funzionari di polizia a processo

Sarà un giudice a determinare se la cella in cui rinchiusero a Lugano un sospettato fosse troppo angusta

Archivio CdT
 
09
novembre
2018
06:00
red. Lugano

LUGANO - Un processo per far luce sulle modalità di un arresto e di un interrogatorio. Due funzionari di polizia, per cui vige la presunzione d'innocenza, appariranno in gennaio davanti a un giudice in Pretura penale in quanto accusati di sequestro di persona e abuso di autorità. La vicenda risale al 2008, quando i due avrebbero rinchiuso in una cella sita in una stanza della sede della polizia cantonale in via Bossi a Lugano una persona allora sospettata di pornografia (sospetti poi mai provati). Persona che all'epoca era professionalmente a contatto con i bambini. La cella – stando all'accusatore privato – sarebbe stata particolarmente angusta, mentre per la difesa sarebbe un normalissimo spazio in cui collocare le persone in stato di fermo.

Il motivo per cui il rinvio a giudizio giunge a un decennio dai fatti è che l'indagine nei confronti dei due è stata complicata. Del caso si sono occupati diversi procuratori (nell'ordine: Nicola Respini, Chiara Borelli – poi ricusata – l'ex procuratore generale John Noseda e, ora, l'attuale procuratore generale Andrea Pagani, che ha ereditato l'incarto). L'ex procuratore generale Noseda per esempio aveva sposato la tesi difensiva, anche lui convinto che non vi fosse stato abuso di potere e che la cella fosse adeguata. Per questo aveva firmato due decreti d'abbandono. Ma la Corte dei reclami penali (CRP), sollecitata dai legali della persona arrestata, li aveva entrambi annullati. Prima chiedendo un complemento d'inchiesta, poi chiedendo il promovimento delle accuse in base al principio in dubio pro duriore. In altre parole, è stato deciso che la vicenda dovrà andare davanti a un giudice e che starà a lei o a lui decidere se quel giorno di dieci anni fa nella sede di via Bossi della polizia cantonale è stato commesso o meno un reato.

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