A Lugano 50 anni di musica d’autore

AgendaSette

Con i concerti del 24, 25 e 26 agosto in piazza Riforma di Paolo Conte, Davide Van De Sfroos e Mahmood un confronto sull’evoluzione della cosiddetta «canzone di qualità» italiana»

A Lugano 50 anni di musica d’autore
Già ospite dello Studio Foce nel 2019, Mahmood farà di nuoto tappa a Lugano il 26 agosto con il tour «Ghettolimpo».
© CdT/Gabriele Putzu

A Lugano 50 anni di musica d’autore

Già ospite dello Studio Foce nel 2019, Mahmood farà di nuoto tappa a Lugano il 26 agosto con il tour «Ghettolimpo».
© CdT/Gabriele Putzu

A Lugano 50 anni di musica d’autore
Paolo Conte sarà il primo ad esibirsi sul palco di piazza Riforma nell’ambito di «LAC en plein air».
© CdT/Chiara Zocchetti

A Lugano 50 anni di musica d’autore

Paolo Conte sarà il primo ad esibirsi sul palco di piazza Riforma nell’ambito di «LAC en plein air».
© CdT/Chiara Zocchetti

A Lugano 50 anni di musica d’autore
Dopo 25 anni, Davide Van De Sfroos torna in scena insieme ai De Sfroos per celebrare il loro storico album, «Manicomi».
© CdT/Chiara Zocchetti

A Lugano 50 anni di musica d’autore

Dopo 25 anni, Davide Van De Sfroos torna in scena insieme ai De Sfroos per celebrare il loro storico album, «Manicomi».
© CdT/Chiara Zocchetti

Non potrebbe esserci miglior sunto della musica d’autore italiana e della sua evoluzione di quello approntato da LAC en plein air per il ritorno a Lugano dei grandi concerti in piazza dopo il lungo «lockdown» artistico: il trittico di esibizioni che da martedì 24 a giovedì 26 agosto vedrà sfilare sul palcoscenico di piazza della Riforma Paolo Conte, Davide Van De Sfroos e Mahmood, riassume e sintetizza infatti l’evoluzione della cosiddetta «canzone di qualità» italiana durante l’ultimo mezzo secolo.

Con quella faccia un po’ così...
A partire da Paolo Conte, che dei tre artisti impegnati è se non proprio il «papà» artistico quanto meno il decano. Ottantaquattro anni, piemontese, Conte è uno dei personaggi più atipici della musica contemporanea. Compositore e cantante inizialmente solo per passione (di mestiere è avvocato) e votato prevalentemente al jazz, è divenuto un «professionista» a furor di popolo alla fine degli anni Settanta e solo dopo essere stato «scoperto» dai francesi, molto abili nel riconoscere i talenti italici, soprattutto se epigoni della loro tradizione dei chansonnier. Unica superstar della musica italiana a non aver mai avuto un proprio disco in vetta alle classifiche di vendita - anche questo un unicum - ma autore di una lunga serie di brani divenuti degli autentici classici (da Azzurro, il cui cinquantenario è al centro dello concerto luganese, a Genova per noi, da Un gelato al limon a Bartali, Via con me, Messico e nuvole, tanto per fare qualche esempio), Paolo Conte ha costruito la sua leggenda mescolando eleganti atmosfere retrò di estrazione jazzistica con testi intimisti conditi di suggestioni esotiche e oniriche d’antan.

Il ritorno del dialetto
Molto diverso invece il background di Davide Van De Sfroos, il più noto dei cantautori di area insubrica, balzato alla ribalta negli anni Novanta nell’ambito di quello che potremo definire il folk-revival italiano, che ha dato un notevole rilancio a una tradizione cantautorale in una fase di stallo inserendo un paio di elementi fino a quel momento sostanzialmente ignorati: sonorità popolari - nel caso specifico dell’area prealpina ma anche celtica e irlandesi in particolare - e il dialetto che, se in alcune regioni italiane è sempre stato presente (a Napoli in particolare) in Lombardia era stato sostanzialmente abbandonato o relegato in un ambito principalmente cabarettistico. Un dialetto lombardo (il laghée lariano, in particolare) che Davide ha prepotentemente rilanciato su scala molto più ampia ridandogli quella dignità autoriale di cui in passato aveva goduto unicamente grazie a Enzo Jannacci e, soprattutto, a Nanni Svampa e accompagnandolo musicalmente a suoni, benché sempre d’«akuadulza», di respiro internazionale, ossia blues, country e irish folk. Suoni che nel concerto luganese Davide proporrà tornando alle sue radici, ovvero assieme a quei De Sfroos con cui aveva iniziato la carriera sui piccoli palcoscenici ticinesi e debuttato discograficamente con l’album «cult» Manicomi, recentemente ripubblicato in versione vinile.

Il meticciato del terzo millennio
Il terzo protagonista di questo viaggio della storia della canzone d’autore italiana - nonché il più giovane - è invece Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood, ventinovenne milanese di origini sardo-egiziane balzato alla ribalta nel 2019 con l’inattesa vittoria a Sanremo, seguita da un secondo posto all’Eurosong con Soldi ed esponente tra i più qualificati di quella nuova scuola autoriale che ha proprio nel meticciato i suoi tratti distintivi. Meticciato culturale in primis, frutto dell’evoluzione di una società contemporanea descritta e analizzata con crudo realismo e linguaggio giovanile contemporaneo e sempre più eterogenea. Ma anche un meticciato sonoro in cui le varie tendenze e correnti del pop contemporaneo si fondono e si confondono: moderno R&B e melodie tipicamente mediterranee, strumenti tradizionali ed elettronica, canto e rap. Un mix composito ed eterogeneo che si ritrova all’interno di Ghettolimpo, il più recente album dell’artista meneghino con il quale non solo ha riconfermato la propria sfaccettata personalità artistica (emersa in questi ultimi anni anche nelle canzoni scritte per altri artisti) ma ha anche tracciato - per primo in Italia - un nuovo percorso trasversale che unisce musica, immagine, videogaming, graphic novel e quant’altro. E del quale sarà interessante vedere, in piazza della Riforma a Lugano, la sua trasposizione su quello che per un artista resta l’elemento primario: il palcoscenico.

I tre concerti in piazza Riforma (senza certificato COVID)

Piazza Riforma, da sempre cornice di eventi e concerti (nella foto un momento del 2019) torna ad animarsi con la musica dal vivo. © CdT/Zocchetti
Piazza Riforma, da sempre cornice di eventi e concerti (nella foto un momento del 2019) torna ad animarsi con la musica dal vivo. © CdT/Zocchetti

Già in calendario lo scorso anno e rimandato per le restrizioni antipandemiche, il concerto «50 Years of Azzurro» vedrà martedì 24 agosto alle 21.00 Paolo Conte, accompagnato da un variegato complesso musicale di 11 elementi, ripercorrere in piazza della Riforma a Lugano mezzo secolo di carriera partendo proprio da quella canzone, scritta nel 1968 assieme a Vito Pallavicini, divenuta uno dei tratti distintivi del suo repertorio ancorché portata al successo da Adriano Celentano. Una serata in cui il cantautore astigiano spazierà attraverso i decenni tra grandi classici e composizioni spesso inedite, finora custodite con grande riserbo e solo di recente pubblicate in accordo con la casa discografica Decca.
Serata all’insegna della nostalgia anche quella di mercoledì 25 con i Davide e i De Sfroos, la band che agli inizi degli anni Novanta permise a Davide Bernasconi di «trasformarsi» appunto in De Sfroos e di iniziare, dopo il disco intitolato Manicomi, la sua brillantissimi carriera da solista.
A chiudere il trittico di concerti in piazza della Riforma sarà poi giovedì 26 agosto Mahmood in una delle poche date estive (solo cinque!) del tour legato al suo nuovo album Ghettolimpo.

I biglietti per i tre concerti (con inizio alle 21.00) sono in vendita sul sito internet del LAC o tramite il circuito di biglietteria elettronica Ticketcorner. La capienza di piazza Riforma per queste tre serate è inferiore a 1000 posti (numerati e assegnati tramite prenotazione) e sarà possibile accedere ai concerti senza dover presentare certificazioni relative al COVID-19 (sull’edizione cartacea di AgendaSette vi è erroneamente scritto il contrario, ce ne scusiamo). Ulteriori informazioni su www.luganolac.ch.

Scoprite gli altri eventi e le mostre in programma dal 20 al 26 agosto sfogliando l’edizione n. 33 della rivista AgendaSette, sempre a portata di mano con l’app CdT Digital.

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