A Lugano sei referendum in 75 anni: ecco com’è andata

Verso il voto sul PSE

Dal 1946 a oggi i Luganesi hanno bocciato quattro volte le scelte della politica, confermandole però in due occasioni - Respinte invece due iniziative popolari - L’ultima volta alle urne un decennio fa, per la rinaturazione della Foce

A Lugano sei referendum in 75 anni: ecco com’è andata
©CDT/GABRIELE PUTZU

A Lugano sei referendum in 75 anni: ecco com’è andata

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Sarà un esercizio politico raro per i cittadini di Lugano quello del 28 novembre prossimo. Raro perché, dal 1946 a oggi (escluso dunque l’imminente voto sul Polo sportivo e degli eventi), i Luganesi sono stati chiamati a esprimersi su temi riguardanti la Città solo 14 volte. Se poi escludiamo le sei tornate aggregative, scendiamo a otto. Poco meno di una volta ogni dieci anni, dunque. Quanto ai risultati, i referendisti hanno vinto quattro volte su sei, mentre le due iniziative sono state respinte. E, coincidenza, sono passati proprio dieci anni dall’ultima volta che in città si è andati alle urne per una questione comunale: era l’estate del 2011 e si doveva decidere sulla rinaturazione della foce del Cassarate.

A Lugano sei referendum in 75 anni: ecco com’è andata

Monastero, PalaCongressi, quai

Ma partiamo dal principio. Grazie al prezioso aiuto dell’Archivio amministrativo della Città e al Settore votazioni apprendiamo che, dal secondo dopoguerra, il primo referendum risale al 1961. Il Consiglio comunale aveva approvato un credito di oltre 12 milioni per espropriare alle Cappuccine il monastero di san Giuseppe in via Ferruccio Pelli (oggi bene protetto a livello cantonale) per costruire un edificio scolastico comunale. La popolazione disse no (votarono 2.567 persone e le donne non avevano ancora diritto) e non se ne fece nulla.

Nel 1962, un altro referendum. A essere invisa a parte dei cittadini era la decisione di costruire il Palazzo dei Congressi nel parco Ciani. Preoccupavano in particolare la vicinanza con la villa (bene già protetto allora) e gli effetti su piazza Castello e sul parco stesso. Ma alla fine prevalse la visione municipale.

Undici anno dopo, nel 1973, di nuovo un referendum. Una decisione che avrebbe potuto cambiare in maniera importante l’aspetto del lungolago. Municipio e Consiglio comunale intendevano levare il porfido a favore «di un tappeto bituminoso rosso» e inserire due corsie di scorrimento dedicate ai mezzi pubblici, allargando quindi significativamente la carreggiata. Tanto che già tra i banchi del Legislativo si erano alzate voci timorose per la creazione di «un’autostrada». Timori che poi hanno prevalso, visto che la proposta è stata respinta in maniera schiacciante: 5.204 a 1.427. La pavimentazione (che non era contestata) è poi stata rifatta poco dopo durante la posa delle tubature sottostanti.

Parcheggi e Sassellina

Passano 18 anni - praticamente una generazione - e Lugano si confronta su un’iniziativa popolare elaborata, intitolata «Meno traffico pendolare - più qualità di vita a Lugano». Iniziativa che chiedeva in sostanza di costruire nuovi parcheggi pubblici solo in periferia (il concetto del park&ride, in pratica). Venne respinta per 300 voti e fu contestata in particolare dai commercianti.

Nel 1991 si tenne un referendum teso a evitare che la funicolare della stazione venisse automatizzata e privata dei conduttori. Referendum che fu accolto a schiacciante maggioranza. Con il senno di poi, l’automazione fu solo rinviata visto che dal 2016 la «Sassellina» circola senza un conducente.

Palace, Conza, Foce

«Palace su o Palace giù»: oltre 400 le schede nulle perché tanti votanti, invece di «sì» o «no», risposero «su» o «giù»

Veniamo al nostro secolo. Passati i timori per il «Millenium Bug», nella primavera del 2000 i Luganesi si sono chinati sulla conservazione delle facciate del Palace. Un’iniziativa popolare («Palace su, o Palace giù?») chiedeva di togliere il vincolo al loro mantenimento nel recupero dell’ex albergo. Venne respinta. Dettaglio curioso: vi erano state parecchie schede nulle, probabilmente perché oltre 400 votanti invece di «sì» o «no» risposero al quesito con «su» o «giù», ingannati dal titolo dell’iniziativa.

Nel 2009 si tornò a votare per delle facciate, stavolta quelle del Centro esposizioni, che il Municipio voleva rivestire. Era un progetto di «maquillage» da 3 milioni firmato Mario Botta per rendere più attraente il Conza. Sostenuto dal Municipio e dal Legislativo, venne affossato a larga maggioranza dalla popolazione.

Due anni dopo, nel 2011, l’ultima chiamata alle urne fino a oggi (ci sì andò vicini l’anno scorso, vedi box). Tema: la riqualificazione della Foce. I referendisti fallirono, ma solo per un centinaio di voti, e la rinaturazione si fece. A vederla in molti fautori del «no» devono aver cambiato idea dato che oggi la foce è considerata uno dei fiori all’occhiello della città.

Quel voto mancato nel 2020

Vero, a Lugano non si vota dal 2011 su oggetti comunali, ma l’anno scorso ci si è andati molto vicino. Socialisti e verdi avevano lanciato con successo un referendum contro il risanamento di Lugano Airport SA (LASA), ma alle urne non ci si è mai arrivati. Prima perché la votazione è stata spostata di due mesi a causa della pandemia, poi perché nel frattempo LASA è stata liquidata, rendendo dunque superfluo decidere del suo risanamento.

Di recente, a portare i Luganesi alle urne ci ha provato anche la sezione cittadina dell’UDC, lanciando lo scorso marzo l’iniziativa popolare «Adéss Basta!» che mirava a regolamentare le attività giovanili a Lugano, di fatto escludendo le forme di autogestione come quelle dei «molinari». L’iniziativa non è però riuscita, in quanto non è stata sottoscritta da abbastanza persone nei termini di legge. L’UDC l’ha dunque trasformata in petizione con l’intenzione «di dare comunque voce» a chi ha aderito alla proposta.

Sorpresa come leitmotiv

C’è una parola che ricorre piuttosto spesso spulciando le reazioni alle votazioni sui giornali dell’epoca: «sorpresa». Fu giudicato «al di là di quanto era presumibilmente lecito ritenere» il colossale scarto con cui venne respito l’aumento delle corsie sul lungolago. Fu definita «non così rilevante come si poteva aspettare» la differenza di voti nella bocciatura dell’iniziativa per costruire parcheggi in periferia. E del rifiuto di automatizzare la funicolare della stazione si disse che «il risultato schiacciante ha sorpreso persino i referendisti».

In altre parole, i Luganesi sanno sorprendere. Questa difficoltà storica di leggere gli umori della popolazione può essere fonte di preoccupazione per i favorevoli al progetto del Polo sportivo? Lo scopriremo il 28 novembre. È comunque interessante - ma questo trascende il discorso sul PSE - soffermarsi sul perché di questa imprevedibilità. Un’ipotesi è che, essendo i cittadini chiamati a esprimersi su temi comunali solo in rare (se non rarissime), occasioni - oltretutto così diluite nel tempo - è più difficile farsi un’idea di cosa aspettarsi dal responso delle urne.

Esiti e affluenza

Tornando al voto previsto in novembre non si può non notare come alle urne l’operato di Municipio e Consiglio comunale sia stato sconfessato quattro volte (sempre a grande maggioranza), mentre in due casi la decisione governativa è stata confermata. In uno agevolmente, nell’altro per pochi voti. Respinte invece le due iniziative, entrambe con scarti tutto sommato minimi. Altro dato storico interessante: la partecipazione al voto tendenzialmente bassa e molto volatile. Con effetti per certi versi paradossali. Facciamo un esempio. Sulla Foce votò il 32,7% degli elettori (9.748). I sì furono 4.886, che rappresentavano sì il 50,1% dei voti, ma poco meno del 17% di chi avrebbe avuto diritto di votare. Ogni voto dunque conta, e sarà così anche per il PSE.

Quando la politica interviene prima che si vada alle urne

Il voto popolare non è l’unico sbocco di referendum e iniziative. Innanzitutto, perché non tutto è referendabile, come ha scoperto la Lega dei Ticinesi nel 2008. Dopo aver raccolto le firme contro l’aggiornamento del Piano regolatore di Breganzona («Basta Cemento!!») e contro la progettazione della nuova sede del DSU («Viganello stop autocarri»), il Municipio aveva risolto per la non regolarità della domanda di referendum.

Stessa storia per quanto riguarda il referendum di verdi e socialisti del 2015 contro il credito di 102 milioni per la quota parte dil finanziamento del PAL2: in quel caso, tre anni dopo, a sancire la non referendabilità del credito era stato il Tribunale amministrativo cantonale.

Bici, alloggi, nuoto

Passando alle iniziative popolari, invece, c’è la possibilità che la politica, di sua sponte, le faccia proprie. Dal 2000 è successo tre volte. Nel 2012 è stata accolta l’iniziativa «Lugano in bici» del 2011 per attuare entro il 2015 le misure previste nel PAL a favore della mobilità lenta.

Nel 2015 è invece stato approvato il controprogetto a un’altra iniziativa del 2011 («Per abitazioni accessibili a tutti») che chiedeva di istituire un Ente autonomo che si occupasse della politica degli alloggi, dotato di 20 milioni di capitale. Il controprogetto invece proponeva di intervenire a livello pianificatorio e di incentivi. Nel 2019 socialisti e verdi hanno riproposto la creazione di un Ente autonomo dotato di 10 milioni «per concretizzare finalmente il controprogetto». La relativa mozione è tuttora al vaglio di una Commissione speciale.

Infine, l’anno scorso si è deciso di mantenere le lezioni di nuoto gratuito nelle scuole di Lugano, come chiesto da un’iniziativa del 2015 nata dopo che, in un periodo di grave crisi finanziaria, la Città aveva proposto di sopprimerli, in particolare quelli estivi.

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