«Abbiamo sbagliato, a fine agosto il nuovo bando per il tram»

LUGANESE

Il consigliere di Stato Claudio Zali commenta la sentenza che impone di rifare il concorso per la progettazione dell’opera

«Abbiamo sbagliato, a fine agosto il nuovo bando per il tram»
Il ritardo è stimato in tre mesi.

«Abbiamo sbagliato, a fine agosto il nuovo bando per il tram»

Il ritardo è stimato in tre mesi.

Il tram va subito rimesso sui binari: niente contro-ricorso e funzionari al lavoro per un nuovo bando. Il consigliere di Stato Claudio Zali ha dettato la linea dopo la sentenza con cui il Tribunale cantonale amministrativo, accogliendo i ricorsi di due studi d’ingegneria, ha imposto al Cantone di rifare il concorso per la progettazione di una delle opere più attese nel Luganese. «Sono riconoscente al TRAM – ha dichiarato Zali – perché ha risolto la situazione in tempi brevissimi e ci ha dato valide indicazioni per il nuovo bando. Non impugneremo quindi la decisione». L’alternativa era appellarsi al Tribunale federale, ma con grosse incognite sui tempi. Pubblicare un nuovo bando, invece, non dovrebbe comportare uno stop troppo lungo. «I tecnici mi dicono che questo ritardo, che comunque si sovrappone a quello generato dalle opposizioni contro il tracciato, è sopportabile. Parliamo di tre mesi. E con il nuovo concorso dovremmo essere pronti per fine agosto».

Due cose
È comunque importante analizzare il perché i ricorsi abbiano avuto successo. «Sono successe due cose» ci ha spiegato il capo del Dipartimento del Territorio. «Per una devo dare la colpa alle Ferrovie federali, che ‘per motivazioni incomprensibili quanto inconcepibili’, come ha scritto il TRAM nella sua sentenza, si sono rifiutate di rilasciare le referenze», quelle sulla competenza dei concorrenti nella progettazione di opere ferroviarie. «Erano fondamentali quelle referenze - ha aggiunto Zali -. Il fatto di non averle ci ha destabilizzati, e noi abbiamo fatto un pasticcio introducendo una modifica del bando che poteva creare disparità di trattamento fra i concorrenti». Da noi contattate, tramite il portavoce Patrick Walser, le FFS federali hanno fatto sapere che «la questione con il Cantone è stata appianata». E anche da parte delle Ferrovie c’è un’assunzione di responsabilità per come sono andate le cose. «Le referenze erano state date - ha precisato Walser - ma con un po’ di ritardo, e questo non ha reso le cose semplici». Le Ferrovie si erano dette d’accordo a rilasciare i documenti solo pochi giorni prima della consegna delle offerte e il Cantone, in tutta fretta, aveva pubblicato una modifica del bando. Anche questa era però stata contestata da un ricorso e il TRAM, a quel punto, aveva sospeso tutto in attesa di esprimersi sui vari reclami.

Troppi numeri
Zali parlava anche di un secondo elemento all’origine della battuta d’arresto. «Qui abbiamo sbagliato solo noi e di questo mi prendo la responsabilità: avendo paura di eventuali ricorsi contro l’aggiudicazione del mandato, come già successo per la circonvallazione Agno-Bioggio, abbiamo cercato di allestire un bando con dei criteri il più possibile oggettivi, limitando quelli soggettivi. E questo è stato censurato dai giudici. Non possiamo ridurre tutto a una questione meramente numerica, dobbiamo considerare anche gli aspetti qualitativi». Il Tribunale amministrativo, in particolare, ha constatato la mancanza di criteri relativi all’esperienza e alle capacità organizzative dei gruppi in corsa.

I tecnici "salvano" il Dipartimento

Zali ha ammesso gli errori della sua squadra. Sono un caso isolato, o ultimamente il Dipartimento del Territorio sta vivendo un momento no? Loris Dellea, direttore della Conferenza delle Associazioni Tecniche del Ticino, che riunisce ingegneri, urbanisti e architetti, traccia un bilancio positivo sull’operato del DT. «I principi di qualità che sono mancati nel bando per il tram li promuoviamo da tempo e il Cantone li ha sempre rispettati. Non abbiamo mai avuto problemi con loro, fatta eccezione per qualche bando recente che è stato oggetto di ricorsi. I committenti problematici sono altri». Qualcuno la pensa diversamente. L’MPS ha parlato di un «malessere creato dalle modalità con cui l’Ufficio delle commesse pubbliche sta da tempo gestendo importanti appalti», citando i casi di altre opere frenate o bloccate dai ricorsi: la passerella ciclopedonale sul fiume a Cornaredo, la galleria Moscia, le rampe autostradali a Lugano Nord e la circonvallazione Agno-Bioggio. Anche la municipale di Lugano Cristina Zanini Barzaghi, dopo il caso del tram, su Facebook, ha criticato il DT («non è la prima volta»). Secondo alcuni è anche colpa della nuova legge sulle commesse pubbliche, ritenuta troppo severa. «Se le regole sono cambiate, qualche problema prima c’era – replica Dellea – e quindi si è voluto premiare anche la qualità, non solo il prezzo. Servivano basi solide che riconoscessero il valore del lavoro».

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