«Abbiamo voluto mandare un messaggio: il corteo non voleva essere questo»

autogestione

Ieri alcuni ragazzi si sono impegnati nella pulizia delle scritte lasciate da alcuni vandali durante il corteo di protesta per la demolizione dell’ex Macello - Con uno di loro abbiamo discusso delle ragioni dietro l’iniziativa

«Abbiamo voluto mandare un messaggio: il corteo non voleva essere questo»

«Abbiamo voluto mandare un messaggio: il corteo non voleva essere questo»

«Abbiamo voluto mandare un messaggio: il corteo non voleva essere questo»

«Abbiamo voluto mandare un messaggio: il corteo non voleva essere questo»

La manifestazione di sabato in difesa dell’autogestione si è svolta in modo pacifico, ma le decine di scritte lasciate su muri e vetrine da parte di alcuni vandali hanno comunque fatto discutere. Il comportamento degli «imbrattatori» era già stato stigmatizzato dagli autogestiti nel corso del corteo: «Abbiamo saputo che c’è un gruppo di Black bloc che sta facendo danneggiamenti. Smettetela: così abbiamo solo da perderci», si era sentito dire dai megafoni. Alcune persone si erano date da fare già durante la manifestazione per limitare i danni e cancellare, dove possibile, i graffiti, ma il bilancio pubblicato il giorno seguente dalla polizia è stato comunque di «una cinquantina di danneggiamenti».

Armati di guanti, prodotti e tanta buona volontà, il giorno dopo un gruppo di ragazzi si è dunque spontaneamente impegnato nella pulizia delle scritte: ne abbiamo parlato con uno di loro.

«L’idea dietro il corteo? Non certo i danneggiamenti»

Perché armarsi di pazienza e promuovere questa iniziativa? «È stato brutto vedere i muri venir imbrattati durante il corteo», ci racconta. «Non era questa l’idea della manifestazione. Domenica ci siamo svegliati con addosso una certa delusione: il corteo era andato benissimo, c’era stato un clima di pace, festa e spirito di iniziativa, ma sui media si dava maggior risalto ai vandalismi». A far male, il fatto che gli autori delle scritte siano stati pochissimi, sempre gli stessi: «Sulle migliaia di manifestanti presenti, i vandali erano una porzione infima, una decina di persone vestite di nero. Nessuno era d’accordo con il loro comportamento, ma hanno potuto fare il loro gioco perché si sono mossi in gruppo, agendo spesso in coda al corteo: molti dei partecipanti non si erano nemmeno resi conto di quello che stava succedendo». Importante, dunque, «non fare di tutta l’erba un fascio», sottolinea il ragazzo.

«Abbiamo voluto mandare un messaggio: il corteo non voleva essere questo»

L’ex Macello, «uno spazio di libertà»

«Quello creato dal Molino è uno spazio unico nel suo genere in Ticino, uno spazio libero del quale il nostro cantone ha assolutamente bisogno. Ricordo, già da ragazzino, era l’unico luogo dove si potesse andare senza un ‘‘dress code’’, senza venir giudicati. Si poteva parlare di tutto: dagli argomenti più leggeri alla filosofia e si veniva sempre accolti con gentilezza. Non era un ‘‘covo di tossici’’ come lo hanno descritto alcuni».

«Non faccio parte del gruppo del Molino», spiega il nostro interlocutore, «e come molti non ne ho approvato in tutto e per tutto i modi d’agire, ma bisogna riconoscere che quanto creato all’ex Macello aveva un suo valore. La demolizione della struttura ha dato una spinta a unirsi nella protesta, perché moltissimi (anche tra chi non era frequentatore assiduo), si sono sentiti traditi dalla mossa del Municipio».

L’intervento

«Abbiamo mandato un appello su un gruppo WhatsApp e una decina di persone ha risposto», ci spiega. «La polizia è intervenuta dicendoci che non potevamo effettuare lavori sugli immobili privati, anche perché c’era il rischio di creare ulteriori danni. Ci siamo dunque concentrati più sul suolo pubblico: la polizia ci ha fatto attendere una mezz’oretta, dandoci poi il permesso di proseguire. Siamo riusciti a ripulire il possibile, intervenendo soprattutto sulle superfici in vetro», afferma il ragazzo. «Sapevamo che non saremmo riusciti a ripulire tutto, per noi si trattava di mandare un messaggio: l’autogestione non voleva tutto questo».

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