Accordo in extremis, vittima risarcita

Processo

Condanne sospese a una coppia sulla settantina del Luganese che si era intascata oltre un milione di un anziano - All’ultimo hanno accettato di rimborsare vendendo due loro proprietà

 Accordo in extremis, vittima risarcita
©CDT/GABRIELE PUTZU

Accordo in extremis, vittima risarcita

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Era tutto un gran conciliabolo, un mesetto fa, l’atrio dell’aula del Tribunale penale cantonale. Erano in corso concitate discussioni tra il procuratore pubblico Daniele Galliano e gli avvocati Marco Bertoli, Luca Marcellini e Mario Postizzi; con il giudice delle Assise criminali Marco Villa a osservare e a chiedere, ogni tanto, a che punto si era. Si stava trovando un accordo risarcitorio in extremis fra le parti. D’altronde, anche in ambito penale, in caso di reati finanziari priorità della magistratura è quello di riuscire a far risarcire il maltolto, ancora prima che chiedere una punizione. E, in questo caso, l’accordo in extremis è stato raggiunto in poche ore. Tuttavia, per la necessità di affinarlo ulteriormente, il processo era stato rinviato. È ripreso oggi, con la concretizzazione di quanto deciso.

«Ballava» un milione

Questi i fatti, riferiti al periodo 2013-2014 e per i quali i due imputati, una coppia svizzera oggi sulla settantina residente nel Luganese e difesa dagli avvocati Bertoli e Marcellini, avevano passato qualche settimana in carcerazione preventiva: i due, attivi nell’ambito della finanza, avevano convinto un anziano ticinese - che voleva regolarizzare alcuni suoi averi - a versare oltre 3 milioni in una loro società. Di questi, 1,7 milioni li avevano poi impiegati per risanare le finanze di altre loro società (al momento dei fatti l’imputato aveva attestati di carenza beni per quasi due milioni). Il danno effettivo, all’inizio del processo, era di poco più di un milione, dato che in parte i due avevano già risarcito.

L’accordo

E veniamo all’accordo: i due hanno accettato di vendere all’asta due loro proprietà per tacitare i discendenti dell’anziano, nonché di riconoscersi colpevoli dei reati di usura e amministrazione infedele aggravata. La pena nei loro confronti, sospesa per due anni, è quindi stata contenuta in 24 mesi per lui e 15 per lei.

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