Argo1: ex agente indagato anche in Italia

Il Tribunale penale federale concede l'assistenza giudiziaria alla vicina Penisola - L'uomo aveva fatto propaganda jihadista in Ticino e aiutato dei foreign fighters a raggiungere i territori dello Stato islamico

Argo1: ex agente indagato anche in Italia

Argo1: ex agente indagato anche in Italia

LUGANO - Dopo quella Svizzera (il 31 agosto era stato condannato a 2 anni e mezzo, di cui 6 mesi da scontare) anche la Giustizia italiana ha puntato gli occhi su Ümit Y., il 34.enne ex agente di sicurezza della Argo 1 condannato per aver fatto propaganda jihadista. Ex agente di Argo 1  considerato una sorta di "reclutatore" e che ha aiutato due foreign fighters residenti in Ticino a raggiungere i territori occupati dallo Stato islamico.

La Corte dei reclami del Tribunale penale federale ha infatti dato il via libera alla procedura di assistenza giudiziaria internazionale, invocata il 3 ottobre dell'anno scorso dalla Procura della Repubblica del Tribunale ordinario di Milano. Dalla sentenza si evince che nella vicina Penisola nei confronti di Ümit Y. è stato aperto un procedimento penale per il reato di "Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico". Per l'Italia si tratta di un'inchiesta parallela a quella che ha portato alla condanna di Abderrahim Moutaharrik (il campione svizzero di kickboxing che viveva a Lecco ma si allenava in una palestra di Canobbio) e di Abderrahmane Khachia (fratello di Oussama Khachia, il "jihadista di Viganello" partito come foreign fighter e poi morto in Siria; ospitato proprio da Ümit Y. in una casa di sua proprietà in Turchia).

Il suo avvocato difensore (Carlo Borradori) si era opposto all'assistenza giudiziaria, sostenendo che le finalità dell'inchiesta italiana rispecchierebbero in modo totale quelle che hanno caratterizzato il procedimento svizzero (e secondo il principio ne bis in idem nessuno può essere perseguito o punito per i fatti per i quali è già stato condannato)."Visto che – hanno però deciso i giudici federali – gli atti litigiosi potrebbero permettere all'autorità rogante di individuare eventuali altre persone coinvolte negli atti oggetto delle indagini estere, l'utilità potenziale dei medesimi non può certo essere esclusa. Spetterà comunque al giudice estero valutare se dalla documentazione richiesta emerge in concreto una connessione penalmente rilevante".

©CdT.ch - Riproduzione riservata
Ultime notizie: Lugano
  • 1