LUGANO

Autogestiti sotto scacco: trattativa vecchia su basi nuove

La ricerca di una nuova sede riparte dall’addio all’ex Macello – Borradori: «Spero che il Molino scelga il dialogo» – Beretta-Piccoli: «Cinquant’anni fa mi battevo per un centro autonomo e oggi siamo ancora al punto di partenza»

Autogestiti sotto scacco: trattativa vecchia su basi nuove
Quiete prima di una nuova tempesta? (Foto Putzu)

Autogestiti sotto scacco: trattativa vecchia su basi nuove

Quiete prima di una nuova tempesta? (Foto Putzu)

LUGANO - Il day-after è da quiete dopo la tempesta. Forse ne arriverà un’altra: dipenderà dalle scelte dei diretti interessati. Di certo, comunque la si pensi, la decisione del Consiglio comunale di Lugano di promuovere la riqualifica dell’ex Macello escludendo il Molino segna una svolta storica nei rapporti fra gli autogestiti e l’autorità comunale. Ora il punto è capire cosa succederà, a partire dalla ricerca di una sede alternativa per il centro sociale. Se n’è parlato tanto in passato. Tanto e invano. Da cosa si riparte? «Dalla decisione del Legislativo – esordisce il sindaco Marco Borradori – decisione che obbliga, e sottolineo obbliga tutti a chinarsi sul problema e trovare una soluzione, dato che quella attuale è venuta a cadere». A portare avanti questo discorso sarà un gruppo di lavoro di cui fanno parte rappresentanti della Città (guidati da Fabio Schnellmann) e del Cantone. Non si parte proprio da zero. Una vecchia lista con una serie di possibili ubicazioni c’è e verrà ripresa, con una differenza fondamentale rispetto al passato: oggi per gli autogestiti restare all’ex Macello non è più un’alternativa. «Bisogna trovare un luogo che sia accessibile con i mezzi pubblici ma non si trovi nel tessuto urbano – aggiunge Borradori – perché altrimenti ci sarebbero ancora problemi con il vicinato. A volte ricevevo telefonate di persone residenti vicino all’ex Macello che la domenica mattina, dopo una settimana di lavoro, non potevano dormire perché c’era rumore fino alle otto meno un quarto – racconta il sindaco – Non pretendo che ci siano delle regole fisse, capisco che l’autogestione abbia le sue, ma un minimo di rispetto è necessario».

Il sindaco torna poi sul percorso che ha portato alla decisione di sfrattare il Molino. «Oggi vediamo un comparto meraviglioso che necessita d’interventi importanti e di cui gli autogestiti si sono appropriati fino ad occuparne, anche abusivamente, quasi la metà. La loro presenza – aggiunge il sindaco – non rende questi spazi accessibili a nessun altro». Gli autogestiti tuttavia sarebbero anche disposti a condividerli con altri enti e associazioni. «Se in passato avessero dimostrato di saper collaborare e negoziare in modo serio, molto probabilmente adesso non saremmo qui a discutere. Il problema – dice il sindaco – è che con loro non riusciamo a dialogare, mentre con altre associazioni culturali sì, ad esempio il collettivo del Morel. Gli interlocutori del Molino sono quasi dei fantasmi: oggi ce ne sono alcuni, domani ce ne sono altri. Noi vogliamo degli interlocutori certi. Persone che si arrabbino, magari, ma che ci siano. Ora la scelta sta a loro: collaborare per trovare soluzioni o fare casino». E se optassero per la seconda, la Città sarebbe pronta a gestire una protesta? «Ritengo che la polizia stia facendo qualche riflessione – ammette Borradori – ma spero che questo non avvenga, perché il nostro obiettivo è trovare una sede alternativa. Speriamo che anche gli autogestiti si siedano al tavolo».

C’è quindi una certa attesa per sapere che faranno i molinari: dialogheranno con le autorità o si batteranno per rimanere all’ex Macello scendendo in piazza? Forse la linea è già stata decisa, o forse sarà fatto in una delle prossime assemblee del centro sociale. Noi intanto abbiamo chiesto un «consiglio» ad una persona che conosce bene sia la politica, dato che ha militato per anni in Consiglio comunale, sia il Molino: Fausto Beretta Piccoli. Meglio cercare il compromesso, dunque, o difendere la propria posizione? «Gli autogestiti sono stati chiari nel spiegare che sono d’accordo a convivere con altri enti o associazioni, quindi è giusto che si battano per rimanere». Secondo Beretta Piccoli tuttavia c’è un problema di fondo: il modo in cui viene vista l’autogestione. «Io sono un vecchio molinaro e a vent’anni combattevo per avere un centro autonomo, ora ne ho settanta e siamo ancora al punto di prima. Per prima cosa – spiega l’ex consigliere comunale – In altre città, come Lucerna, l’autorità è andata incontro agli autogestiti e non ha voluto mandarli in periferia, come fossero dei lebbrosi. Qui credo che in pochi sappiano davvero cosa succede al Molino. Forse uno o due di quelli che hanno votato a favore della loro partenza. E questo perché i molinari parlano un linguaggio, quello dell’autogestione, che tanti politici non vogliono capire. Alcuni di loro continuano a parlare di illegalità e altri dicono bugie, come quella che i giovani non avrebbero fatto entrare i pompieri durante l’ultimo incendio della struttura: non è così». Beretta Piccoli riconosce che mettersi in comunicazione con gli autogestiti può non essere facilissimo, «ma se Giorgio Giudici e Giuliano Bignasca ci sono riusciti, allora non è impossibile. C’è quindi chiusura sia da una parte, sia dall’altra».

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